Sanità in Sardegna: perseverare è diabolico

1 Dicembre 2019

L’assessore leghista alla sanità Mario Nieddu

[Massimo Dadea]

L’assessore regionale della sanità rilancia, sulle pagine del quotidiano di Cagliari, l’insensata proposta di scorporare dall’Azienda Ospedaliera Brotzu, l’ospedale Microcitemico e l’ospedale Oncologico, per spedirli, come tanti pacchi postali, nell’Azienda Ospedaliero Universitaria.

L’assessore confessa, candidamente e senza arrossire, che in cima alla sua scala di priorità non vi sono i bisogni di salute dei cittadini, la qualità dell’assistenza, la necessità di dare risposte più incisive e puntuali alle aspettative dei pazienti, ma il “salvataggio” della facoltà di Medicina. In cima ai pensieri dell’esecutivo non vi è l’imperativo categorico di arrestare il sempre più evidente scadimento della qualità dell’assistenza, l’insopportabile lunghezza delle liste d’attesa, la dolorosa constatazione che persino il sistema dei trapianti, fiore all’occhiello della sanità sarda, rischia di precipitare nel caos.

Tra le preoccupazioni della giunta regionale non vi è la sempre più frequente impossibilità ad eseguire il prelievo degli organi generosamente donati che alimentano la speranza di tanti pazienti, mentre diventa sempre più difficoltosa e precaria l’assistenza ai trapiantati. Nel frattempo, chiudono i punti nascita, così le donne sono costrette a partorire sull’elisoccorso, chiudono i centri dialisi, chiudono i Pronto Soccorso.

La carenza di medici e operatori sanitari è diventata una vera e propria emergenza. Per non parlare poi della costosa “generosità” – 60 milioni di euro all’anno – a favore di un ospedale privato, di proprietà della Qatar Foundation, che rischia di determinare un drastico taglio delle risorse a favore degli ospedali pubblici: si parla di una decurtazione di una decina di milioni di euro per la sola Azienda Ospedaliera Brotzu.

Di fronte a tutto questo, però, la priorità è lo spacchettamento dell’Oncologico e del Microcitemico, al fine di rastrellare i posti letto a favore della facoltà di Medicina che altrimenti rischierebbe di perdere l’accreditamento. Infatti, secondo i parametri ministeriali (3pl/studente) l’Università non ha abbastanza posti letto in rapporto al numero degli studenti. Un problema che esiste da una decina di anni e che Regione ed Università non sono stati capaci di risolvere.

Siamo oramai alla farsa. Ma come? Non abbiamo sufficienti posti letto e ci permettiamo di regalarne ben 252 al solito ospedale privato, sottraendoli alla ospedalità pubblica? Davanti a questo sfascio, la priorità per il governo regionale rimane lo scorporo dell’Oncologico e del Microcitemico. Una testarda perseveranza degna di una miglior causa. Una decisione che rischia di vanificare un patrimonio di conoscenza, di ricerca, di professionalità, di qualità assistenziale, un insieme di eccellenze, di riconosciute professionalità, anche a livello internazionale, di mandare all’aria un duro lavoro di integrazione portato avanti, in questi anni, dai tre ospedali e non ancora completato.

Per i cittadini, i malati, è oramai una lotta impari. Da una parte il governo regionale, un insieme di pressapochismo e superficialità. Al suo fianco l’Università, che non è solo studio, studenti, conoscenza, ma un formidabile apparato burocratico, un pervasivo sistema di potere. Dall’altra i bisogni di salute dei cittadini. Una lotta diseguale, dove i diritti dei pazienti, l’impegno delle Associazioni dei malati, sono destinati a soccombere. Si può accettare supinamente tutto questo? Io credo di no.

2 Commenti a “Sanità in Sardegna: perseverare è diabolico”

  1. Silvana Porcu scrive:

    Al di là di tutto, a parte ciò che si vive sulla propria pelle, anche gli articoli pubblicati su ottime testate non aiutano a capire il problema nelle sue criticità.
    Non leggo di proposte di un possibile approccio per affrontare i gravi problemi delle zone interne.
    L’Ospedale di Olbia é stato approvato e finanziatoda politici che ora lo trattano come un fungo scaturito dal nulla.
    Fra l’altro dubito fortemente che possa sostituire gli ottimi centri già esistenti in continente.
    Un pasticcio inutile e dannoso.

  2. Marinella Lőrinczi scrive:

    ” …facoltà di Medicina che altrimenti rischierebbe di perdere l’accreditamento. .. secondo i parametri ministeriali (3pl/studente) l’Università non ha abbastanza posti letto in rapporto al numero degli studenti.”
    I famosi parametri ministeriali sono tutta una storia a sé, ma l’accreditamento (per quel che vale in finanziamenti, in fondi erogati dallo Stato, e per quel che vale in generale, perché è soltanto un mascheramento dei tagli di risorse e del risparmio) anche se si tratta di una facoltà di medicina, non credo si giochi soltanto sui posti letto. Inoltre, i criteri di accreditamento non sono algidamente ‘oggettivi’, come li si vuole presentare, ma sono modellati su una certa realtà economico-sociale che non è certamente quella ‘meridionale’ o quella nazionale nel suo insieme, e per quel che riguarda Medicina sicuramente non tengono conto delle specificità regionali locali (densità della popolazione, livello economico, occupazione, rete viaria, distanza dei comuni dai presidi sanitari e simili). C’è un sito in rete, gestito da universitari, ROARS, dove non si parla che di queste cose.
    Che l’assistenza sanitaria stia peggiorando, è sotto gli occhi di tutti. Che la burocrazia uccida anche quel che potrebbe funzionare, è una piaga nazionale. L’università ne sa qualcosa.

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