Tumores

1 Ottobre 2011

Natalino Piras

Siamo sempre “malata sorella” come ai tempi delle ottocentesche commissioni d’inchiesta. Allora eravamo malati di “banditismo”. Oggi di “borsa del turismo”. Sempre più forestieri quelli preposti alla cura.  Decidono sulla pelle degli altri e non gli importa degli effetti che questi altri, cioè noi sardi, subiscono. Altro che indipendentes. I curanderos, stregoni da villaggio assurti all’arte della politica, ottengono tanto più effetto se parlano per interposta persona a loro legata  come da sindrome di Stoccolma.
Ancora noi sardi, ancora borghesia(?)comporadora, pennivendoli, teatranti,  e villan rifatti. Nessun vero antidoto ai nostri, abituali, millenari, mutimene e balbuzie. Sardi venales al mercato degli schiavi. Abbiamo la facondia dei servi a mascherare la sindrome dell’invidia. Girano per le strade maschere di fango a fare teatro ai tempi della peste. Hanno addosso costumi che non ci appartengono. Parlano a voce rauca e con la bocca a culo di gallina, tono nasaleggiante,  un birignao ruffiano  che storce la forte accentazione interna in un padano da fiera. Eppure applaudono questi nostri teatranti, questi nostri presunti intellettuali.
Plauso padronale plauso di massa. Eravamo malati di assistenzialismo. Ora, dice l’antropologo facendo riferimento alla legge 44 dell’88 su pastorizia e agricoltura, siamo diventati le cavie eccellenti della politica dei tagli e del massacro sociale. E lo chiamano “borsa del turismo”.
Il nostro paesaggio è deturpato e noi ne vediamo, terribile tumore agli occhi, solo un superficiale incanto. Progressivo avanzamento della sindrome del mattone e il servilismo, anche intellettuale, poetico, teatrale, si fa più acuto. Questo male alligna e si  fa metastasi nell’endemico “non vedere”, nell’endemico “non fare e non lasciare fare”, nell’endemico “coltiva l’invidia”. Qua e là escrescenze, bubboni. Ho visto l’altra sera al tramonto, di ritorno dal lago Cuchinadorza, la cattedrale di Ottana, che veri tesori d’arte e di storia contiene, tra le due ciminiere che sembravano altiforni di lager. Una visione reale. Un significativo scorcio di paesaggio. Chi abita questo paesaggio? Quali anime, quali corpi? Corpos de brunzu e sottomesse intelligenze.    Siamo al centro del mondo come luogo di rappresentazione della crisi globale. Se credessimo al fato e alle premonizioni, alla soglia del 2012,  diremmo che semus a fine munnu. Non è così. Ci saranno ancora “regolari” eclissi di sole e di luna, per parafrasare ancora Marcia su  Roma e dintorni di Emilio Lussu. Il fatto è che la luna per noi, se mai lo è stata,  non è  giara, chiara, luminosa.
Al tempo della crisi e della carestia,  come nella credenza del manzoniano don Ferrante, a contatto con altri astri questa luna porta nuova malattia e peste,  altri tumores: Malafedada isula nostra, sovviene la voce dello scrittore Francesco Masala. Ma davvero dobbiamo abbandonarci al destino che altri hanno voluto e vogliono per noi? La cattedrale di Ottana tra le ciminiere è il sipario che una volta  squarciato dà campitura del  salto di Quirra e delle sue morti da uranio impoverito, le sue innaturali mutazioni genetiche, ermafroditi al posto di uomini.  È che noi continuiamo ad avere dentro il male mangiatore del fare male a noi stessi.
Tutti i sardi. Anche quelli che se ne credono distanti. Ecco perché subiamo il destino del male.  Nessuno, dice il destino, può impedire che il ministro La Russa proclami nuove esercitazioni militari a Teulada, Capo Frasca e Quirra. Per preparare cosa: guerre di pace? Tumore maligno è la menzogna. L’altro giorno ero a una vendemmia. Tra i filari, curvo, abituato alla fatica contadina, un uomo non partecipava al clima festoso che il rito dell’uva e del vino comunque comportano. L’uomo era angosciato perché suo nipote  era, è alla guerra in Afghanistan. Mica una guerra simulata. Venti ore di fuoco continuo. I talebani mica scherzano.
Per loro è “nostra” quella che per altri è terra “anzena”. La guerra in Afghanistan e in altri mondi la si prepara qui da noi: a Teulada, Quirra e Capo Frasca. Mica un teatro che ci rende immuni e indenni. Siamo i primi a pagare le conseguenze di questo tempo di pace. I numeri pendono a nostro sfavore: “x” elevato a potenza di leucemie, “y” elevato a  ulteriore potenza di nascite deformi, “z” ancor più  elevato a terribile potenza di terreni sottratti alla pastorizia, alla coltura contadina, alla forestazione, alla salvaguardia del paesaggio ambientale, a un naturale sfruttamento. I tumores più devastanti e voraci sono la terra avvelenata, e, nell’immateriale che si fa sostanza,  la perdita del concetto di vera proprietà di questa terra da parte dei suoi stessi abitatori. Siamo malefadada isula  perché si ripete questo destino di anzenos in domo nostra.
Oltre che la terra forniamo manodopera per l’esportazione del teatro della guerra a luoghi di guerra vera. Dove napalm, uranio impoverito, ordigni nucleari smettono di essere significante per diventare significato sulla pelle dei viet ieri l’altro, degli iracheni proprio ieri, dei talebani oggi.
E domani ci saranno sempre viet, iracheni, talebani, somali, bosniaci, yemeniti, siriani eccetera eccetera. Tutto questo carico di morte è lavorato qui da noi a Capo Frasca, Quirra e Teulada. Unu bellu trintases. Il fatto è che la storia si ripete e la variante, la mutabilità, accresce il potere mefitico della luna, erema sorre, annunciatrice di nuove brutte eclissi. A meno che non la smettiamo con il credere immutabile la nostra sorte. Vedete un po’ quanto accaduto e quanto accade a Terra Segada in quel di Carbonia, la gente che si mobilita per impedire lo sfratto di una famiglia la cui terra e casa erano state messe all’incanto. Per impossibilità da parte di questa famiglia di acquistare quanto già loro avevano acquistato e pagato.
È la logica del Capitale, della Banca, che poi è la summa dei curanderos di cui sopra e che governa i destini dei sardi: espropriati e allenati a fare la guerra in terra anzena e di tutti i talebanos del mondo. Che continueranno a essere sempre più poveri e fanatici. Fino a quando ci saranno eserciti di poveri mercenari e di poeti venduti mandati a stanarli e distruggerli. Non che Banca e Capitale siano soggetti astratti. Nella nostra attuale contingenza storica, geografica, di malattia e di peste  la B e la C sono iniziali di governatores. Messe insieme formano BC, before Christ, un prima di Cristo come tempo di barbarie, di saccheggio, di fine impero.

2 Commenti a “Tumores”

  1. Piero Careddu scrive:

    è bello e raro leggere un articolo con tutto, quasi parola per parola, quello che pensi e vorresti scrivere e dire da tempo.

  2. Graziano Deiana scrive:

    Quanto scrive Natalino sonada ben più di tutti gli ordigni maledetti
    che scoppiano a Quirra, Teulada o ovunque guerre si cibano di uomini.

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