Campi da golf e palline di cemento

16 Ottobre 2011

Marcello Madau

L’attivissimo consigliere comunale di Sassari compagno Sergio Scavio (so che posso chiamarlo così, anche se Vendola storcerebbe il naso), ha molto opportunamente sollevato la questione dei campi da golf con un ordine del giorno depositato il 12 ottobre scorso e che potete leggere selezionando questo collegamento.
La legge promossa dalla Regione Sardegna, 20 campi da golf un po‘ dappertutto – oltre ai quattro già esistenti – è un cavallo di Troia collegato al piano casa. Serve ad aprire il territorio sardo ad un nuovo, ampio fronte speculativo. La gravità di questo progetto investe diversi piani: giuridico, ambientale, identitario, di classe.
L’idea in sé è apparentemente razionale: portare nuovi turisti attratti da questa risorsa, turisti in grado di portare ricchezza. Peccato che il turismo di élite non sia quello esattamente ideale per la valorizzazione pubblica, e le relative utilità economiche, propria di quella risorsa che tutti indicano come speranza per la Sardegna: il patrimonio culturale e paesaggistico sardo. I ricconi fanno generalmente quello che vogliono, fuori regola e norma, di natura e cultura. Con tali risorse hanno un rapporto, se non prevale il disinteresse, generalmente speculativo, privatistico o di danneggiamento.
Ma il fatto che più mi impressiona è pensare che la terra della Sardegna – ecco perché scegliemmo nel precedente articolo su questo tema il titolo ladri di terra – sia trattata come una riserva privata dei potenti, non qualcosa che sia anche un bene comune. D’altronde, comune è troppo vicino a comunismo. Espropriata, e con tale ampiezza, nuovamente a favore dei ceti dominanti.
E’ molto pericoloso l’attacco alla ‘madre terra’, ai suoi equilibri ed alla sua biodiversità, che in Sardegna è un valore assai elevato. Dal punto di vista ambientale, è noto come i campi da golf (qualcuno certamente dirà che ci sono quelli sicuri, di quarta generazione) siano molto inquinanti. Bruciano i terreni sui quali si posano e quelli a fianco. Le loro erbe resistono ai più potenti diserbanti delle multinazionali degli ogm.
I beni comuni sono attaccati anche sul fronte dell’acqua, per la cui difesa pubblica si sono espressi quasi tutti gli italiani: per mantenere un campo da golf ce ne vogliono quantità enormi (mediamente, quelle che servono per un centro abitato di circa 9 mila persone). Il mondo muore di sete e anche la Sardegna non ha certo abbondanza d’acqua, ma noi sprechiamo l’acqua per la felicità del turismo dei padroni.
Anche il modello culturale è assai aggressivo, modifica l’aspetto dell’isola indebolendo natura e identità dei luoghi (come indicate dalla Convenzione Europea del Paesaggio, recepita dal Codice dei beni culturali e paesaggistici).
Questo centro-destra sardo campione della nazione isolana, sfrontato mentore dell’identità, sta costruendo un’isola di plastica, modificando il territorio – deposito ed espressione dell’identità – in modo grave e stolto. Con un’azione portata in dispregio di prassi politiche corrette e quindi della democrazia. C’è un PPR in vigore, pensi anche di modificarlo, poi approvi una legge che porterà a modificare il PPR in sua funzione!
Nello specifico giuridico le violazioni mi sembrano molte. Siamo al lavoro.
Io sinceramente consiglierei molta prudenza alle imprese che pensano di buttarsi sull’affare del ‘green’, perché i ricorsi, per i quali non mancheranno certo gli argomenti, saranno molto insidiosi.
E infine colpisce in una situazione di crisi questo grande investimento verso uno sport singolo, soldi che sarebbero serviti per lo sport e gli impianti di base.
Tutto serve – ritornello usuale per speculatori, padroni e colonialisti – per creare occupazione e portare ricchezza in Sardegna. Costruendo, anche questo ricatto lo conosciamo, nuove strutture edilizie.
Ecco il vero piano della chimica verde in tutta la Sardegna, nel quale le migliaia di operai delle fabbriche che stanno chiudendo, assieme ai loro elevati saperi lavorativi, potranno essere riconvertiti: con rispetto parlando per tali occupazioni, in muratori a termine, camerieri e portatori di mazze da golf.
Ma ora ci giunge un comunicato straordinario, rivolto a noi sardi dubbiosi. Che dubitiamo dei periferici epigoni del berlusconiano ‘partito della gnocca’, ma ci tranquillizziamo quando leggiamo la sigla della Federazione Italiana Golf.
Non sappiamo se anch’esso verrà pubblicato, sui giornali con i soldi della Regione Autonoma della Sardegna.
Ma siccome con questa crisi anche noi, ossequiosi della BCE, vogliamo dare un contributo al contenimento del debito pubblico, abbiamo pensato di pubblicarlo.


DOMANDA. I campi da golf esistenti sono anche troppi. Perché ne vogliono fare altri venti?
RISPOSTA. Le domande più semplici nascondono le paure più grandi. Ci sono molti modi per difendersi dagli attacchi e dalle paure. Uno è mettere la testa sotto la sabbia, rischiando di rovinare le buche. Che invece puntualmente si moltiplicheranno. Per poi accorgersi che la pallina ci è cascata addosso e ci ha accecato. Solo perché abbiamo preteso di tenere gli occhi aperti.
Non vogliamo nascondere la realtà, perché ci ha già travolto stravolgendo le coste, le periferie delle città, i pezzi della nostra identità e della nostra storia. Ma non possiamo neanche stare fermi ad aspettare uno sviluppo che da solo non arriverà. E allora come possiamo superare le nostre paure?
Perché quando tutto è vietato e non c’è nessuna direzione verso cui andare, prima o poi qualcuno sfonda il recinto e perde la gara. Con noi andrete solo fuori limite.
La pallina da golf, la conquista efficace e appassionata – sì, anche sudata – della buca, è nel suo incedere metafora del progresso. Indietro non si torna. Ma si deve andare avanti.
Vogliamo che i nostri figli e i loro figli e ancora dopo i figli dei loro figli nascano, crescano, conoscano e portino dentro di sé queste mazze e queste palline che noi abbiamo conosciuto, libere e forti nel loro aspetto come nel loro cuore, che sanno difendere la bellezza di una Sardegna che rimane vitale e capace di aprirsi al mondo senza perdere la sua identità e la sua storia.
Il paesaggio è di tutti noi, ancora di più è in tutti noi. E’ nel nostro cuore, nel nostro modo di essere. Nelle vacanze al mare da bambini, nel bosco delle nostre gite, nella vigna di nonno all’imbrunire, nella decima e anche nella prima buca. La Sardegna è il suo paesaggio, come ciascuno di noi è il suo volto, con gli occhi grandi e il naso storto, i capelli scuri e la pelle olivastra. La mazza di ferro temperato, di legno, nichel, acciaio. Il portamazze con le rughe salmastre e lo sguardo fiero. Il green è identità. Come la Scozia lontana, il mostro di Loch Ness, l’Atlantide perduta che tutti siamo. Il magico mondo di Nur-At.

*PUBBLICITA’ ISTITUZIONALE A CURA DELLA RAGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA

5 Commenti a “Campi da golf e palline di cemento”

  1. Piero Careddu scrive:

    Sono fermamente convinto che la Sardegna possa essere un laboratorio di caratura mondiale per ripartire con modelli di sviluppo rivoluzionari e capaci di creare un benessere diffuso nel totale rispetto dell’ambiente; puntare tutto turismo, sia esso di élite o di massa, è una follia che serve solo ad alimentare la voracità di un Capitale straniero e distruttore; so di attirarmi gli strali di molti compagni e amici ma lo stesso discorso vale per chi pensa che una nuova onda di industrializzazione sia la panacea; la Sardegna deve diventare un’isola di eccellenze, un marchio che vende salute e prodotti sani in tutto il mondo con nuovi modelli di agricoltura naturale e di allevamento rispettoso della terra…

  2. Renate Pillau scrive:

    Sembra che non tutti sanno che non si può mangiare né bancanote né palline da golf.

  3. Gianluca Tocco scrive:

    Salve, sono Gianluca Tocco, Consigliere Comunale di Sinistra, Ecologia e Libertà ad Iglesias. Vi linko il mio intervento (sia in formato testuale sia audio) fatto in Consiglio la settimana scorsa…la seconda parte è dedicata tutta ai campi da golf, dato che l’amministrazione attuale di centro-destra li ha inseriti nelle linee programmatiche di mandato. Penso, e spero, che troviate alcuni spunti interessanti.

    http://gianlucatocco.blogspot.com/2011/10/audio-dellintervento-di-gianluca-tocco.html

  4. Alessandro Pau scrive:

    Mi spiace tanto che i venti campi non si realizzino più. Anche questa volta la Sardegna ha perso una grande opportunità per aumentare la stagione turisca, dare lavoro a tante persone disoccupate e far conoscere ancor di più la sardegna. Bisognava realizzarli e verificare che i lavori vengano fatti con criterio ( inseriti con massimo rigore nel territorio e nel contesto ambientale). I Campi da Golf non deturpano l’ambiente ma possono solo valorizzarlo. Basti guardare tutti i campi italiani e non per capire se interventi del genere migliorano o peggiorano le realtà. Le fabbriche che hanno veramente inquinato e alterato la nostra isola allora ? E’ una vergogna che i trasporti per e dalla sardegna costino quello che costano…assurdo.

  5. Marcello Madau scrive:

    Caro lettore, è lecito e giusto che ci siano opinioni diverse sul tema, e una società può anche decidere di pagare costi ambientali presumento di ricavarne vantaggi importanti. Ma non si può negare la forte carica inquinante dei campi. La invitiamo a consultare un altro nostro articolo sulla questione (Campi da golf: http://www.manifestosardo.org/?p=9687) ed in particolare i dossiers tecnici indicati e consultabili tramite link verso la fine dell’articolo stesso.

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