Il colore della pelle e la crisi di governo

13 Agosto 2019

Razzismo di Roberto Moscardini

[Massimo Dadea]

Paola e Francesco, nel 2009, hanno adottato due bambini, due fratellini. Una pratica di adozione protrattasi per anni che non aveva risparmiato sofferenza, rabbia e frustrazione per un’attesa che rischiava di consumare spicchi di felicità impagabili, spicchi di tempo rubati agli affetti di una famiglia vera.

I due fratellini sono cresciuti, hanno studiato, si sono integrati, oggi lavorano. Nessuno si sognerebbe di domandare loro se sono italiani. Sono trascorsi dieci anni e sembra sia passato un secolo. I due fratellini hanno la pelle bianca. Eppure non era scontato. I due bambini avrebbero potuto avere la pelle scura e per i loro genitori adottivi non sarebbe cambiato niente. Sicuramente sarebbe cambiato per loro.

Come ha denunciato Gabriella Nobile, fondatrice dell’associazione “Mamme per la pelle”, sono numerosi ed allarmanti i casi di razzismo che negli ultimi mesi hanno avuto per protagonisti, loro malgrado, giovani di etnie diverse. Lo stesso figlio della fondatrice, Fabien, tredici anni, si è sentito gridare “negro di merda, torna a casa tua, questo paese è nostro! Peccato che non sei affogato con gli altri”.

Cagliari non è certo immune da razzismo e omofobia. I due episodi avvenuti in pieno centro sono altrettanto significativi. Il primo, l’aggressione condita di insulti omofobi nei confronti di un giovane, Gabriele, reo di essere omosessuale. Il secondo, le frasi razziste rivolte a due giovani ivoriani, accompagnati da una volontaria, apostrofati da una donna al grido di “negracci di merda”.

Paola e Francesco, di fonte a tutto questo, non hanno smesso un solo giorno, di pensare, non senza terrore, che al posto di quei ragazzi potevano esserci i loro figli, se solo avessero avuto la pelle scura. Come è stato possibile che in così poco tempo si sia assistito ad un simile imbarbarimento? Come è potuto accadere che le persone si siano così incattivite, incarognite? Come è potuto avvenire che siano saltati tutti freni inibitori che impedivano di liberare i nostri peggiori istinti? Com’é che l’odio e il rancore si siano impadroniti di noi, della nostra vita

Com’é che la paura – la paura del diverso, del diverso da noi, per colore della pelle, per cultura, per religione, per preferenze sessuali – sia diventata il sentimento dominante? Com’é che abbiamo finito per introiettare grande parte degli stereotipi che la macchina della propaganda sovranista ci ha propinato?

Come è potuto succedere che conquiste democratiche che si ritenevano acquisite per sempre, si siano squagliate al fuoco di un incalzante sovranismo, di un pericoloso populismo, di uno strisciante razzismo, di una destra estrema che alimenta i peggiori rigurgiti xenofobi e fascisti? Sembra impossibile eppure è bastato un battito di ciglia perché questa mutazione si concretizzasse.

In appena 500 giorni, dal marzo 2018 all’agosto 2019, nel nostro Paese è cambiato tutto. Si è arrivati al punto che un ministro degli interni – rozzo, incompetente, che ama atteggiarsi a novello Duce – si appresta a chiedere il voto agli italiani per “darmi pieni poteri, per poter fare quello che abbiamo promesso, senza palle al piede”. Intendendo per palle al piede, il Parlamento, i partiti, la stampa, la magistratura. Paola e Francesco non nascondono l’angoscia e il timore per la volatilità di principi di civiltà, di diritti universali, fino ad ora considerati intangibili.

Tutto è diventato precario, evanescente, provvisorio. Poco meno di tre anni fa, il 4 dicembre 2016, un vasto movimento di popolo, egemonizzato dalla sinistra, attraverso il referendum, aveva impedito che la Carta Costituzionale venisse “rottamata” da una maldestra “riforma”. Oggi, quel vasto movimento di popolo, il mondo della cultura, la sinistra, non sono stati in grado di impedire che il governo M5S-Lega, attraverso leggi e vari decreti “sicurezza”, facesse carta straccia della stessa Costituzione. Alle donne e agli uomini di buona volontà restano due opzioni: la cultura e la politica.

Alimentare e diffondere la cultura: la cultura democratica, la cultura della legalità, la cultura della accoglienza, la cultura della tolleranza, la cultura della pace. E la buona politica. Quella che all’odio, al rancore, alla intolleranza, alla disumanità, sappia contrapporre il dialogo, la tolleranza, l’umanità, la difesa dell’ambiente, politiche serie per il lavoro e l’occupazione, la difesa della Costituzione.

Paradossalmente, nel momento in cui sarebbe necessario il massimo dell’unità, quel popolo, quella sinistra, appaiono ancora più divisi, frastornati da proposte e slogan finalizzati a consolidare vecchie rendite di posizione, a rilanciare inaccettabili quanto patetici personalismi. Di fronte alla pericolosa deriva sovranista, populista, razzista e fascista, la strada è una e una sola: una sinistra larga e plurale che rappresenti la spina dorsale di una più ampia coalizione dei progressisti e dei democratici. Paola e Francesco, e i loro due figli, sembrano annuire, senza riuscire a nascondere un velato scetticismo.

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