Il polpo

1 Dicembre 2019
[Marinella Lőrinczi]

Pubblichiamo “il polpo”, un racconto breve di Marinella Lőrinczi.

E poi ci si mettono anche le donne a dire oscenità, ad altre donne – incomincia uno – ad aggredirle quando non si possono difendere, come a mia moglie, che me l’ha raccontato questi giorni, e sono passati da allora quasi trent’anni.” “Dire o fare?” – chiede un altro. “Nel suo caso, soltanto dire, anche se quel soltanto è un po’ pesante. E per di più è capitato in un ospedale.” “In un ospedale? E come è possibile? Un’altra paziente?” “Macché, era un’infermiera, nel reparto di ostetricia.” “Tua moglie stava per partorire?” “No. Non ancora. Sapete, mia moglie non è di queste parti, eravamo sposati da qualche anno e lei aspettava un bambino. Era molto giovane. Ma anche così, le è capitato di avere una minaccia di parto prematuro, al settimo mese.”

“Ma è andato tutto bene, vero? Hai una figlia grande?” “Alla fine è andato tutto bene, ma quando quella sera, eravamo seduti a cena, ha avuto quelle perdite di sangue, di colpo, si era stancata un po’ durante la giornata, siamo corsi subito all’ospedale e l’hanno ricoverata. L’ho portata così come era vestita, in vestaglia. E dopo un’oretta a me mi hanno mandato a casa. L’hanno tenuta ricoverata per un paio di giorni e poi è tornata a casa. Doveva star a riposo.” “E cosa era successo lì?” “Lei era molto spaventata, quando l’ho accompagnata, e quando siamo tornati eravamo invece tanto contenti che era andata bene, che lei ha dimenticato quella storia coll’infermiera.” “E cosa le aveva fatto?” “Detto, a dire il vero. Oggi queste cose non potrebbero succedere, si andrebbe subito alla stazione dei carabinieri dell’ospedale stesso.” “Ma insomma, ce lo vuoi dire?” “Be’, mentre la stava portando nella camerata, allora c’erano le camerate, non stanze a due o tre letti, e l’infermiera doveva accompagnarla sulla sedia a rotelle, evidentemente era incazzata per questo, o era semplicemente stanca alla fine della giornata, o annoiata, e poi si sarà resa conto che era straniera, da come parlava, forse, ma questa è la spiegazione che mia moglie immagina adesso. O da come era vestita. Allora era talmente spaventata e anche indebolita che non capiva nemmeno cosa volesse da lei, anche perché veramente non capiva, aveva soltanto la vaga impressione che fosse una mezza sconcezza.” “Ma cosa mai poteva dire di tanto scioccante, un’infermiera?” “Le ha chiesto, tra una cosa e l’altra, mentre la sistemava nel letto, così come se niente fosse, se era la prima volta che assaggiava una banana.” “Una banana, a cena?” – chiede uno della tavolata, un po’ distratto. “Sì, banana, pisello, fava, uccello … l’hai afferrato finalmente?”

Sono tra lo scandalizzato e il divertito, dopo tanto tempo fa piuttosto ridere, perché oramai anche i ragazzini le sparano più grosse. Sembra preistoria. Adesso anche una ragazzina risponderebbe per le rime, tipo “fatt’i cazzi tuoi e piotta via, in un clic, fatti le olimpiadi da qui a casa tua!”

“A proposito di ragazze senza i peli sulla lingua e peperute. Un’amica dell’amica di mia nipote – inizia un’altra – è andata al mare col fidanzato che faceva pesca subacquea, lui si mette la tuta e sparisce nell’acqua, con la boa galleggiante arancione dietro di lui. Lei sta lì sola a prendere il sole, sulla sdraio, in un angolo di spiaggia, e intravede uno, più grande di lei, e non di poco, che passeggia avanti e indietro, e poi passandole più vicino le dice qualcosa, il mare è calmo e l’acqua è invitante, come mai non fa il bagno, qualcosa del genere.

Lei, un po’ per noia, un po’ perché l’argomento era inoffensivo, risponde qualcosa, allora lui si avvicina, si siede a una certa distanza e dice, dopo qualche frase generica sull’estate, sulle sue vacanze che stanno per finire e si deve purtroppo tornare al lavoro, che purtroppo, eh sì, anche lui era solo in quel momento. – E in altri momenti? – chiede lei, distratta e incauta. – In altri momenti era con sua moglie, ma in questi giorni sua moglie era indisposta, sa, glielo dico perché anche lei è donna, ha le mestruazioni e non sta troppo bene, si sta avvicinando anche la menopausa, purtroppo, ed è rimasta a casa. – E si mette in una posizione eloquente, che tuttavia aveva poca attrattiva per via di un ventre prominente. La ragazza prima si irrigidisce ma poi subito, mentre lui fa manovre di avvicinamento e di esibizione virile, capisce al volo, naturalmente, sta zitta per un po’, si rimette gli occhiali da sole come per proteggersi, ma invece guarda verso il mare dove galleggiava la boa arancione vicino agli scogli, e con aria innocente e indifferente si mette a canticchiare sottovoce in una lingua piena di suoni strani: “Iubita mea azi are menstruaţie, şi-i fragedă şi este indispusă … Iubita mea topeşte azi tot burgul în menstruaţii tragice şi fine.” Lui fiuta qualcosa ma oramai non si può trattenere.

Chiede: ma che lingue è questa, capisco solo la parola mestruazione. Appunto – risponde lei – volevo essere educata, e non entrare in dettagli personali, perché sa, mi dispiace, quanto la capisco, anch’io sto poco bene, sa, anch’io ho le mestruazioni, ma ho pensato che una canzoncina leggera ci rasserenava entrambi e ci faceva star meglio, come una ninna-nanna. – Ma che lingua è? – insiste lui incautamente. – E’ una lingua strana, parlata da pochi in terre lontane. – Ma che cos’è? Lei la capisce? –  Sì. E’ romeno – risponde brusca la ragazza. Ora è lui a irrigidirsi: rom? tu sei rom? – No (con voce un po’ roca), io essere italiana … credere! credere! … (cambia voce) ma studio all’università la lingua romena, ma forse per lei rumeno è più familiare, parola della sua generazione, la imparo così, a tempo perso, per divertirmi con cose esotiche e barbare, e ogni tanto ci insegnano una canzone in voga. – E che cosa dice ‘sta canzone? – Sa una cosa, è più semplice se gliela scrivo in google traduttore, lo usiamo spesso per vedere i risultati delle traduzioni automatiche, che risate alle volte … e così capisce anche lei – e tira fori uno smartphone ultima generazione dalla borsa da spiaggia. Incomincia a digitare rapidamente, legge, le vien da ridere, si trattiene a stento e gli fa vedere il risultato – Tenga! – Dovrei ingrandirlo, senza occhiali per me è troppo piccolo, come si fa? – Lei l’accontenta, arricciando il labbro: “La mia ragazza oggi ha le mestruazioni, è fragile e malata … La mia ragazza sta sciogliendo tutto l’hamburger – che cosa? hamburger? – oggi in mestruazioni tragiche e belle.” – Ma che razza di poesie vi insegnano all’università? Che schifo! Lo dirò a mia moglie, che stia attenta dove va a iscriversi nostra figlia. – Quando starà meglio, poveretta, ora la lasci riprendersi. … Lo sa, mi ha dato l’idea che lei era, scusi: fosse, mi piace di più era, però …  fosse! … più emancipato, più … mi sono sbagliata …scusi, non volevo … –

Comunque – dice lui severo, dimenticandosi degli approcci iniziali – chi ha scritto questo testo osceno e cosa c’entra l’hamburger? – Beh, ci hanno detto, mi pare, che è la traduzione da una poesia di un certo ghijom apolliner, al quale sembra piacessero gli hamburger al sangue, capisce, vero, tutte le allusioni? – Poesia di chi? Quali allusioni? – Non chi ma ghi: ghijom, era un francese sfigato, di lui si sa quasi solo degli hamburger, una sua fissazione maniacale, ci ritorna sempre … però (incomincia a parlare più rapidamente e con tono confidenziale, si china un po’ verso di lui e lui si scosta) l’avverto che adesso le conviene andarsene, perché io invece non sono sola per niente, sono venuta lo stesso col mio fidanzato, eccolo là che si avvicina – infatti la boa si sta dirigendo verso la spiaggia, lei la vede e prende coraggio – perché non si sa mai, vede, non mi piace lasciarlo solo, sono gelosa, e anche lui è geloso e se ti vede vicino a me ti rompe il cazzo, poco ma sicuro. – Quello apre la bocca, indignato, ma nel frattempo il ragazzo, tutto nero nella muta, con la fiocina in mano da dove penzola un polpo bianco infilzato, emerge dalle onde come un dio Nettuno, e quell’altro se non se la da a gambe, poco ci manca. Si allontana veloce, inciampando maldestramente nei mucchietti di alghe invernali, ma con aria dignitosa e offesa.

La ragazza gli ride dietro e gli canta da lontano con voce da bambina “Iubita mea azi are menstruaţie, şi-i fragedă şi este indispusă … Iubita mea topeşte azi tot burgul în menstruaţii tragice şi fine.” Il ragazzo chiede, mentre si sta sistemando le pinne enormi: E’ successo qualcosa? Mica che ti ha infastidita? Ora vado e gli rompo il …, a quel grassone! To’, tieni il polpo, l’è bello, vero? Mo’ vado … – Lei, pensierosa, continuando a canticchiare senza quasi più articolare i suoni, si avvia verso il mare per rituffarsi. Prende a nuotare con bracciate esperte ed eleganti. Si sta allontanando sempre di più. Scompare.

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