L’aspirazione degli uomini a “diventare se stessi”

1 Luglio 2015
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Gianfranco Sabattini

In un periodo storico in cui si succedono fenomeni incontrollabili, quali disoccupazione, precarietà, incertezza e instabilità nelle relazioni internazionali, alle persone comuni non rimane che rassegnarsi e lamentarsi; a fronte di tutto ciò occorre che gli uomini contrappongano una svolta alla propria esistenza, senza attendere l’intervento dello Stato, delle banche, delle imprese, delle famiglie, dei preti e di tutti coloro che pretendono di sapere quale sia il loro bene e quello delle società in cui essi vivono.

Per smettere di conservarsi nella condizione dei «rassegnati-reclamanti», secondo Jacques Attali, noto economista, saggista e banchiere francese, in “Scegli la tua vita”, gli uomini devono intraprendere un cammino possibile, da percorrersi in cinque “tappe”, per acquisire ciò che è alla loro portata, ovvero «diventare se stessi». Attali, ripercorrendo le esperienze vissute in questo senso da tanti personaggi noti, invita tutti a riscoprire la responsabilità individuale; ciò perché la “crisi economica ha provocato un’attesa sproporzionata nei confronti della politica”, ma un Paese “non sopravvive se non ispira nei suoi abitanti il desiderio di autonomia”.

Secondo Attali, se gli uomini rinunciano a diventare sé stessi, è inevitabile una crisi globale, con Stati costretti allo smantellamento a causa del debito, di burocrazie sclerotizzate e di leader senza coraggio. L’alternativa esiste – afferma Attali – ed è sintetizzabile nell’invito che egli rivolge a chi leggerà il suo libro: “In un mondo terribile, dove tutto sembra volgere al peggio, è arrivato il momento di prendere in mano la propria vita senza aspettarsi più niente da nessuno”; occorre avere il coraggio di rimettersi in discussione, di fare vacillare l’ordine costituito, per acquisire la propria autonomia decisionale e valutativa.

Il mondo, secondo il pensatore francese, è diventato un luogo pericoloso e gli anni a venire lo renderanno ancora più pericoloso: “Stati, imprese e privati non hanno più prospettive di crescita; di conseguenza, per difendere il loro status, minacciato da ogni parte, vivono sempre di più a credito, sulle spalle delle generazioni passate, di cui saccheggiano l’eredità, e delle generazioni future, di cui consumano il patrimonio”.

Di fronte a questa situazione, i politici e gli imprenditori si limitano a gestire il presente e a porre rimedi temporanei alle falle del sistema. Per raggiungere l’obiettivo di diventare se stessi, Attali propone a ognuno di scommettere di poterlo conseguire pur in assenza della certezza di poter raggiungere la meta finale, considerato che, in caso di insuccesso, non avrà nulla da perdere: se l’obiettivo sarà raggiunto, il soggetto sarà ricompensato; nel caso opposto, non sarà chiamato a pagare alcun costo.

Una tale scommessa non è facile da effettuare, in quanto per millenni, in nome delle divinità, principi e preti hanno dominato sugli uomini. “Ancora oggi, il destino di quasi tutti gli esseri umani […] dipende da forze schiaccianti, visibili o invisibili, materiali o immateriali, economiche o ideologiche, finanziarie o politiche, religiose, militari o climatiche; dalla benevolenza degli altri, dai loro desideri, dalle loro follie, dalla loro violenza o dalla loro indifferenza”. Il sottrarsi dall’influenza altrui consentirà la creazione di uomini liberi che aiuteranno altri a “diventare sé”, a fronteggiare il “Male” incombente e fare del proprio Paese, se non un paradiso in terra, quanto meno un ambiente vivibile. Per raggiunger questo traguardo, secondo Attali, occorre che gli uomini trovino “il coraggio di affrontare il percorso salvifico della solitudine”.

Nonostante il “Male” sia alle porte (crisi economica, svilimento delle istituzioni, crisi demografica, devastazione ambientale, ecc.), i politici continuano a comportarsi come se la sua eliminazione dipendesse da loro; continuano a proporre programmi, si impegnano a migliorare le condizioni ambientali, a ridurre le disuguaglianze, a creare nuovi posti di lavoro e a rilanciare la crescita del sistema economico. Di fronte a tutte queste promesse, continuamente disattese, molte persone non sono più disposte soltanto ad indignarsi; esse sono anche decise a “prendere in mano il proprio destino e a darsi da fare, perché il desiderio di diventare se stessi è divenuto la più grande ambizione per “decine, centinaia di milioni di persone che riflettono, esprimono, e provano a realizzare questa condizione”.

Com’è possibile che gli uomini possano diventare se stessi? Attali indica il percorso ideale da compiere, suddiviso in cinque tappe: per prima cosa, essi dovranno prendere coscienza della propria alienazione, causata dalle costrizioni imposte alla loro vita dalle circostanze e dagli altri; in secondo luogo, occorrerà che interiorizzino il convincimento di aver diritto ad una vita “bella e buona, a giorni belli e buoni”; in terzo luogo, gli uomini dovranno accettare la propria solitudine, senza attendersi alcun aiuto da altri, nemmeno da coloro che essi amano; in quarto luogo, essi dovranno convincersi che non sono condannati alla propria mediocrità, diventando consapevoli d’essere dotati di risorse specifiche; infine, dopo aver percorso le prime quattro tappe, potranno impossessarsi del proprio destino.

Secondo Attali, una volta acquisita la sovranità su se stessi, gli uomini, se disoccupati, anziché aspettare un’offerta, dovranno crearsi la loro impresa; se invece sono stipendiati e il loro impiego è precario, noioso e alienante, occorrerà che “inventino” un nuovo modo di svolgerlo, oppure che si licenzino per dare vita ad un’attività autonoma. Se quello che si consuma non è di proprio gradimento, occorrerà rifiutarlo, per passare a consumare prodotti che non dipendano dagli altri.

Se si desidera gestire il proprio patrimonio, lo si dovrà fare in modo tale che il suo accrescimento dipenda il meno possibile dagli altri. Se uomini di governo, occorrerà che essi agiscano considerando il mondo loro ostile, oppure indifferente; e volendolo cambiare, dovranno affrontare l’impresa, da un lato, senza aspettarsi nulla dalle generazioni precedenti né da quelle future e, dall’altro lato, senza nutrire fiducia nei partiti e nei sindacati esistenti. Tutto ciò dovrà essere posto in essere da uomini consapevoli di non poter “diventare sé”, qualora il loro Paese accetti lo stato di abbandono in cui versa, ignorando che gli è preclusa la sopravvivenza, se non ispira nei propri cittadini il desiderio di autonomia. Un Paese siffatto non riuscirà a risollevarsi se non quando “un personale politico differente da quello attuale oserà battersi per liberare tutte le possibilità creative”.

Attali afferma ancora che tutti gli uomini che decideranno di accogliere la sua proposta dovranno “restare vigili”; ciò perché, il mercato, una delle massime istituzioni del mondo contemporaneo, cercherà, attraverso gli espedienti sofisticati dei quali è dotato, di dirottare l’aspirazione degli uomini di diventare se stessi; infatti, il sistema al servizio del quale il mercato opera, il capitalismo, intercettando questa aspirazione, cercherà di estinguerla con lusinghe e promesse, ma “trasformando gli uomini in cose lavoranti e consumanti, pure fonti di profitto”. Questo processo, conclude Attali, è già in atto, “non perché esista un complotto che lo organizzi o lo promuova. Ma perché il corso naturale del mercato porta quest’ultimo ad anticipare meglio di qualunque altro sistema, in particolare meglio della politica, i bisogni delle persone per trasformarli in merce”.

Sull’accoglibilità delle sua proposta, Attali si dichiara non pessimista, perché ritiene che l’effetto perverso del capitalismo, con la trasformazione progressiva degli uomini in esseri alienati, non sia inesorabile; egli considera invece possibile, da un lato, una loro resistenza al processo che li degrada e, dall’altro lato, anche se ridotti a “rassegnati-reclamanti”, che la loro coscienza abbandoni il cervello e che la “smaterializzazione delle coscienza di sé” sia l’ultimo rifugio della libertà, da cui gli uomini potranno, prima o poi, intraprendere il cammino per diventare se stessi.

L’invito di Attali è emotivamente coinvolgente, perchè rispondente in pieno a quanto sarebbe opportuno che gli uomini facessero, in luogo di una classe politica inetta, di fronte all’incipiente “Male” del mondo, da molti considerato irreversibile; esso tuttavia pecca di un eccessivo idealismo e di un’eccessiva astrattezza: per diventare se stessi, gli uomini non hanno bisogno di radicali rivolgimenti istituzionali e comportamentali; hanno solo bisogno di cambiare il loro prevalente atteggiamento nei confronti di chi li governa. A tal fine, sarebbe sufficiente, oltre che immaginare un mondo migliore, pretendere con forza di prendere parte al cambiamento.

In altri termini, parafrasando un’affermazione di John Fitzgerald Kennedy, il Presidente americano ucciso nel 1963, per diventare se stessi, agli uomini basterebbe, almeno nei Paesi democratici, cessare di chiedere alla classe politica cosa può fare per loro e iniziassero invece a domandarsi cosa loro possono fare per il Paese al quale appartengono; consapevoli però, a tal fine, di dover usare il loro voto in modo responsabile, quindi licenziando i politici corrotti e opportunisti e impedendo che gli organi istituzionali decisionali siano espressi su basi maggioritarie.

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