Liliana Segre e la destra italiana

2 Novembre 2019
[Moni Ovadia]

La destra italiana non è antifascista, non lo è mai stata, quella degli altri Paesi europei sì. Sono antifascisti i cristiano-democratici tedeschi, i gollisti francesi, i conservatori inglesi. La nostra destra no, non ha mai voluto fare i conti con il Ventennio e ha cercato sempre di eludere la questione con artifici retorici o attaccando i comunisti reali o presunti ovvero tutti coloro che li contrastavano, rivendicando il carattere ineludibilmente antifascista della democrazia costituzionale. Lo ha fatto per non assumersi responsabilità o per rifarsi una verginità senza pagare il dazio.

Per decenni, i politici di destra, di centrodestra coadiuvati in tempi più recenti da esponenti soi disant del centrosinistra, hanno ammannito al Paese la fola fradicia degli “italiani brava gente”, quella ridicola de “il fascismo ha fatto anche cose buone”, quella oscena del “l’antisemitismo è stato un errore”. I partiti antifascisti hanno dismesso la pedagogia politica della democrazia e hanno accettato di espungere l’insegnamento della Costituzione dalla formazione scolastica. L’antifascismo è stato progressivamente trasformato in celebrativismo avulso dal processo di realizzazione del progetto costituzionale.

Dal crollo dell’Unione Sovietica in avanti, le reti televisive pubbliche e private si sono date a un sabba revisionista con l’intento non mascherato di calunniare la Resistenza e i nostri partigiani, in particolare certi seguitissimi talk show, autentiche fogne mediatiche che hanno vomitato false pseudo verità motivate da un isterico anticomunismo puramente ideologico contro chi ha restituito libertà, democrazia e dignità al nostro Paese infangato e distrutto dal fascismo. Lo stesso “Giorno del ricordo” è stato istituito con questo spirito: per riabilitare il fascismo capziosamente e non per onorare le vittime e ricordare il calvario dei profughi istriani. Se l’intento fosse stato questo, sarebbe stato indispensabile ricordare, come premessa, gli spaventosi crimini perpetrati dai fascisti italiani nelle terre slave in sodalizio coi nazisti e con gli Ustascia di Ante Pavelič, il più feroce fascista del secondo conflitto mondiale, amico personale di Mussolini. I fascisti italiani si sono macchiati delle peggiori efferatezze come per esempio mostra il documentario BBC “The fascist legacy” acquistato dalla Rai oltre vent’anni fa, doppiato a cura del regista Massimo Sani e mai trasmesso per ovvi motivi.

Ritengo che sia in questo contesto che va collocata la vergognosa vicenda che ha visto al centro la senatrice a vita Liliana Segre. Conosco la Senatrice da molti molti anni, ho avuto il grande privilegio di essere con lei a condividere e soprattutto ad ascoltare le sue testimonianze.

Liliana Segre è prima di tutto un essere umano di eccezionale caratura, che ha affrontato a soli tredici anni e mezzo la più terrificante e disperante delle esperienze che in assoluto possano toccare a una persona. Il magistero della sua testimonianza è una delle narrazioni più importanti e significative del nostro tempo. Questa donna, la cui dignità è esemplare, rappresenta in se stessa e per il pensiero di cui è portatrice un patrimonio dell’umanità. La campagna di odio antisemita scatenata contro di lei è un atto di odio contro la forza della vita e a favore della pulsione di morte.

Il comportamento della destra nell’aula del Senato, la sua astensione compatta di fronte alla proposta della senatrice Segre di istituire una commissione con il compito di monitorare le forme del razzismo e dell’antisemitismo, è un fatto gravissimo perché mostra connivenza e indulgenza nei confronti delle manifestazioni del razzismo, della xenofobia e delle effrazioni del senso della democrazia che può vivere solo laddove tutti gli uomini godano di eguali diritti e dignità e non siano accettabili primazie sulla base del criminogeno jus sanguinis che di fatto è anticostituzionale. L’assoluta gravità è rappresentata soprattutto dalla negazione dei principi dei diritti universali dell’uomo.

Perché la destra non si è peritata di fare una miserabile figura? In parte per ragioni strumentali, ma in parte perché il fascismo come retroterra culturale e sentimentale non è mai uscito dalla sua identità. Se non bastasse, i rappresentanti di questa destra si vantano di essere gli amici più sinceri del governo di Israele che li accoglie con tutti gli onori e li porta a visitare il memoriale della Shoà, Yad Vashem, con tanto di zucchetto in testa fra il tripudio della dirigenza delle comunità ebraiche italiane.

Se non fosse per questo schifo, il fenomeno degli odiatori webeti si potrebbe derubricare come forma di psicopatologia di alcuni individui gravemente instabili da affidare a servizi psichiatrici.

 

Da Volere la luna

Moni Ovadia è un attore, drammaturgo, scrittore e compositore di famiglia ebraica. Tale ascendenza influenza tutta la sua opera, diretta al recupero e alla rielaborazione del patrimonio artistico, letterario, religioso e musicale degli ebrei dell’Europa orientale. Politicamente impegnato nella sinistra è profondamente critico nei confronti della politica ultranazionalista del Governo di Israele e impegnato nella difesa dei diritti della Palestina e dei palestinesi.

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