Rumeni in Sardegna

30 Aprile 2012

Stefano Deliperi

Il lavoratore romeno “è molto motivato e non ha paura se deve fare qualche ora in più al giorno, anzi. Voi non vi dovete preoccupare di assumere, né delle tredicesime o delle quattordicesime: affitterete solo il personale, per il periodo che vi servirà, senza anticipi. Dovete solo sottoscrivere un contratto con noi, attraverso una formula che ci consente di essere competitive per la spesa da affrontare”. Queste le parole pronunciate da Eugenio Annichiarico, responsabile della Direzione del lavoro per le province di Sassari e Olbia-Tempio. Ha letto, lo scorso 20 aprile, una lettera inviata a numerosi operatori turistici sardi davanti alla platea del convegno promosso dalla Direzione I.N.P.S. isolana sugli sviluppi del mercato del lavoro locale. Sono ormai diverse le agenzie che “affittano” lavoratori romeni sul “mercato” italiano del turismo.

Ma non si tratta di una semplice prospettiva. La prossima estate i villaggi-vacanze Valtur sardi (a Golfo Aranci, il Baia di Conte ad Alghero,il Colonna Beach sull’Isola di S. Stefano), occuperanno circa 300 lavoratori stagionali provenienti dalla Romania.

E’ un fatto nuovo e dirompente, nell’attuale drammatica crisi economico-sociale. E’ un fatto che dovrebbe far riflettere i tanti sardi appecoronati e giulivi davanti al dio mattone, da qualsiasi parte provenga.

Sulla base della direttiva n. 2006/123/CE (la c.d. direttiva Bolkestein), esecutiva in Italia con il decreto legislativo n. 59/2010, è stato profondamente innovato il mercato dei servizi nell’Unione europea.

In soldoni, fra le varie disposizioni è stato adottato – seppure in modo molto temperato – il principio del Paese di origine, secondo il quale un prestatore di servizi che si sposta in un altro paese europeo deve rispettare la legge del proprio Paese di origine, qualora abbia sottoscritto il contratto di lavoro (a vario titolo) con un datore di lavoro del proprio Paese, salvi i principi generali di tutela del lavoratore. E’ il caso, ad esempio, del contratto di somministrazione di lavoro, che porta imprese turistiche (o di altro settore) a rifornirsi di manodopera fornita da agenzie specializzate di Paesi con legislazioni che prevedono salari, garanzie previdenziali, ecc. inferiori a quelle italiane. La Romania, ad esempio.

Accade già ora, nel campo del turismo, nel settore ospedaliero. E accadrà sempre di più. E’ un meccanismo di abbattimento dei costi del lavoro che applicano sempre più le medie-grandi imprese del turismo. Ovviamente vale anche per la Sardegna. Lo farà la Valtur, quest’estate. Ma, nel recente passato, avrebbe dovuto esser di lezione quanto accaduto nel cantiere della diga di Monte Nieddu – Is Canargius (Sarroch, Pula, Villa S. Pietro): l’A.T.I. Dragados y Fomento, vincitrice della gara d’appalto europea per la realizzazione delle opere, portò numerosi lavoratori dalla Spagna. Ai sardi solo qualche posto di lavoro come guardiano e per il movimento terra.

Sindaci, politici regionali e locali, sindacalisti sono tutti avvisati: genuflettervi davanti al benefattore di turno che vuol “valorizzare” con il solito cemento le nostre coste non porterà alcun sicuro posto di lavoro duraturo, nemmeno di lavapiatti. Il benefattore di turno potrebbe ritenere più conveniente rivolgersi a rumeni o bulgari. Il mondo non gira secondo quanto raccontate voi. Cari sardi occupati e non occupati, apriamo gli occhi e la mente.

1 Commento a “Rumeni in Sardegna”

  1. Giuseppe Masala (Bud Fox) scrive:

    Rumeni in Sardegna? Spero rimangano…perchè no?

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