Tre nodi da sciogliere per salvare la sanità pubblica in Sardegna

1 Giugno 2019
[Claudia Zuncheddu]

La Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica scrive all’assessore alla Sanità Mario Nieddu, pubblichiamo questa richiesta di confronto con le istituzioni sulla situazione drammatica della sanità pubblica in Sardegna. L’auspicio della Rete è che si apra una nuova stagione di partecipazione democratica alle scelte in materia di Politiche sanitarie (red).

Egregio Assessore,
A 70 anni dall’Autonomia della Sardegna e a 40 dalla Riforma Sanitaria, l’attende una missione che non può prescindere da considerazioni politiche inerenti i rapporti con lo Stato, il DM70 e la necessità del ripristino dei servizi sanitari tagliati nei territori sardi, negli ospedali delle sedi disagiate e nei grandi ospedali di Cagliari.
L’ex ministro Balduzzi del Governo Monti, in occasione di un recente incontro, ha accusato la classe politica sarda di non praticare l’Autonomia Speciale in materia sanitaria.
Il prof. Balduzzi, esperto in spending review, l’uomo dei tagli alla Sanità pubblica ed espressione raffinata di un neoliberismo inconciliabile con le “fragilità” della società sarda, attribuisce a chi governa la Sardegna la responsabilità del bagno di sangue a cui vengono condannati i sardi con l’attuazione del Piano di riordino della rete ospedaliera, irrazionale e inadeguato.
“Nella tutela della salute la Specialità della Sardegna c’è ma non si vede. Il Ministero non deve accollarsi responsabilità della gestione sarda della sanità” dice Balduzzi non lesinando critiche per la sudditanza del governo sardo da Roma.
Con il Patto Soru/Prodi del 2006 la Sardegna decise di autofinanziarsi e di autogestirsi per la Sanità, in cambio di maggiori trasferimenti nelle casse sarde da parte dello Stato.
Un patto infausto per la nostra Autonomia e per la nostra Sanità.
In nome del ripianamento del “debito nazionale” lo Stato non trasferisce per intero quanto previsto nelle casse sarde. Dal 2017 la Sanità è peggiorata e la Sardegna non può chiedere allo Stato nessun rimborso per farmaci oncologici alternativi e per il vaccino contro l’epatite. Ma non si può neppure sospendere l’acquisto dei costosi farmaci perché essi rientrano nei 6000 LEA (livelli essenziali di assistenza) imposti dallo Stato a tutte le regioni ordinarie e autonome. Lo Stato rimborserà le altre regioni ma non la Sardegna.
Al ricorso della Regione Autonoma, la Corte Costituzionale ha risposto: «E’ proprio l’autonomia riconosciuta alla Regione anche nel farsi pieno carico della spesa sanitaria a liberare lo Stato dal dover rimborsare alla Sardegna il costo dei nuovi farmaci o gli eventuali aumenti dovuti all’aggiornamento delle prescrizioni».
Alla Sardegna resta l’obbligo dell’applicazione dei 6000 LEA e per il patto firmato con lo Stato deve farsi carico anche delle costose terapie antitumorali alternative e del vaccino per HCV.
Assessore, tra i nodi da sciogliere c’è la questione inerente il DM70, figlio della Spending Review di Monti e al quale nella precedente Legislatura chi ha governato la Sardegna si è ispirato per effettuare tagli radicali alla nostra Sanità pubblica.
Un decreto che la Sardegna deve assolutamente ignorare sia per gli accordi con lo Stato del 2006, sia perché i tagli alla Sanità pubblica, sulla base dei numeri contemplati dal DM70 non sono applicabili alle nostre realtà. A differenza di altre regioni d’Italia a forte concentrazione demografica, ricche e ben organizzate, in Sardegna maggiore è lo spopolamento e la povertà, più investimenti in servizi devono essere garantiti a partire da quello sanitario.
L’inadeguatezza del Piano di riordino della rete ospedaliera sarda va ricercata nell’innaturale “coerenza” con il DM70 a cui si è attenuto il supermanager Moirano, da tempo tra i “Balduzzi boys” (ndr). I tagli che ne sono conseguiti sugli ospedali pubblici sardi sono tali da aver lasciato i territori disagiati privi di servizi ospedalieri e grandi ospedali di Cagliari svuotati ed avviati alla chiusura.
Assessore, è vostro compito rompere le dipendenze anche in virtù dell’art. 3 del DM 70 che recita: “per le regioni e le province autonome, che provvedono autonomamente al finanziamento del Servizio sanitario regionale esclusivamente con fondi del proprio bilancio, compatibilmente con le peculiarità demografiche e territoriali di riferimento nell’ambito della loro autonomia organizzativa”.
Nessun alibi deve indurre la Regione Autonoma a considerare un decreto ad essa estraneo giuridicamente, ancor meno in cambio di “mance”, così come è avvenuto.
Stupisce che sia un uomo di Stato, il montiano Balduzzi a rimproverare la classe politica sarda perché non pratica l’Autonomia e per il suo solito mantra “lo dice Roma”.
Assessore, chi governa la Sardegna non può subire umiliazioni da parte di nessun ministro o ex ministro dello Stato che ribadisce: “per la Sanità la Specialità c’è ma nelle carte e nell’applicazione giurisprudenziale ma non si vede. Lo Stato non può dirti come devi gestire il tuo Bilancio. La Specialità deve essere reale e non uno scudo per non andare avanti. La Regione Speciale può fare di più anticipando il Governo e la Giurisprudenza”.
Un giudizio sprezzante ed una critica fuori dalla diplomazia anche sui numerosi centri di potere locali collegati all’organo legislativo e responsabili della situazione di stallo della Sanità sarda. Situazione comoda a tutti.
Le scelte politiche in materia sanitaria continuano ad avere gravi ripercussioni in Sardegna. I processi di privatizzazione della Sanità pubblica, orientati dalle politiche neoliberiste internazionali, creano impoverimento e privano le nostre collettività del diritto inalienabile alla salute e alla sopravvivenza. Queste politiche a cui la classe dirigente sarda si è adeguata sino ad oggi, non si conciliano con i bisogni di assistenza delle nostre cittadinanze.
Il Piano di riordino della rete ospedaliera decreta la chiusura degli ospedali pubblici sardi mentre paradossalmente si aprono grandi ospedali privati con finanziamenti pubblici. Il caso Mater Olbia, un bluff preannunciato sin dall’esordio, non è che l’inizio di un processo di privatizzazione violento e subdolo. Gruppi di lobby italiane e multinazionali della sanità privata rilevano in tutta l’Isola strutture sanitarie convenzionate con il Sistema sanitario pubblico, in attesa del passaggio della convenzione alle Compagnie di assicurazione già ben organizzate.
Assessore, i tagli ai servizi sanitari hanno accresciuto le disuguaglianze sociali e il diritto alla salute è tornato ad essere un privilegio di casta. Un popolo impoverito può sopravvivere senza l’accesso ad una Sanità pubblica? Non dobbiamo attendere che sia l’Osservatorio Nazionale della Salute a rispondere che per i sardi l’aspettativa di vita è drasticamente ridotta.
Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica che coordina numerosi comitati sorti in tutta la Sardegna per difendere gli ospedali dei territori disagiati e i grandi ospedali di Cagliari dal declassamento e dalla chiusura, è disponibile ad incontrarLa per un confronto costruttivo e per proporre una serena collaborazione nell’interesse del popolo sardo. La restituzione dei diritti negati ai sardi e la tutela dei nostri interessi collettivi è la grande sfida che attende chi oggi governa la Sardegna. Augurandole buon lavoro, restiamo a Sua disposizione.

Claudia Zuncheddu è la portavoce della Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica

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