Un piano a rischio alluvioni

16 novembre 2012
Stefano Deliperi
A Capoterra sono frequenti le alluvioni, anche di grande intensità. Le più rilevanti negli ultimi quindici anni sono avvenute nel 1999 e nel 2008, con vittime umane e pesanti danni materiali, soprattutto a causa delle dissennate edificazioni, dovute alla sgangherata (per non dire altro) pianificazione urbanistica risalente al 1969.
Per i fatti conseguenti all’ultima disastrosa calamità innaturale dell’autunno 2008 sono attualmente sotto processo penale 8 persone, l’allora sindaco Giorgio Marongiu (oggi presidente del Consiglio comunale), funzionari tecnici del Genio civile (Sergio Virgilio Cocciu, Antonio Deplano, Giambattista Novella), l’allora presidente (Giovanni Calvisi) della Cooperativa Poggio dei Pini, un funzionario della Protezione civile (Sergio Carrus) e due dirigenti dell’Anas (Bruno Brunelletti, Giorgio Carboni). Presentate 160 istanze di costituzione di parte civile.
Il responsabile della sicurezza (Giampaolo Cilloccu) della Cooperativa Poggio dei Pini ha già patteggiato un anno di reclusione con la condizionale.
Quattro morti, centinaia di milioni di euro di danni, l’ennesima calamità innaturale annunciata.
Basti pensare ad alcune immagini emblematiche di quei giorni d’autunno: l’asilo comunale di Rio S. Girolamo, dove decine di bambini sono sfuggiti a una sorte tragica per pochi minuti, e l’edificio “amputato” di Rio S’Acqua Tommasu, alla periferia nord del centro abitato, da poco “liberato” dai vincoli idrogeologici del piano stralcio su richiesta comunale.
Quest’ultima vicenda merita un approfondimento.   Lo faremo più in là.
Recentemente, come noto, è stato adottato il piano urbanistico comunale (P.U.C.) di Capoterra, con  deliberazione Consiglio comunale di Capoterra n. 25 del 28 agosto 2012.
Le ripetute alluvioni non sembrano aver insegnato molto.
Infatti, il P.U.C. recentemente adottato costituisce ulteriore fonte di grave pericolo, classificando edificabili molte aree ad elevato rischio idraulico.
Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra hanno, quindi, inviato (5 novembre 2012) uno specifico atto di “osservazioni” nell’ambito della procedura di approvazione del P.U.C.
Numerose le classificazioni quali “trasformabili” a vario titolo di aree a elevato rischio idraulico, rinvenibili con la consultazione delle tavole n. 4 (zonizzazione territoriale) e n. 5 (zonizzazione territoriale con pericolosità idraulica) del P.U.C. adottato, precisamente:
– Maddalena Spiaggia: zona “G 2a” (parchi, strutture per lo sport e il tempo libero), nonostante la classificazione in area “Hi 4” (pericolosità molto elevata);
– S. Lucia, Tanca Todde, Residenza del Sole: zona “B 2” (completamento residenziale recente), nonostante la classificazione in area “Hi 4” (pericolosità molto elevata);
– Frutti d’Oro, Su Spantu, S. Efisio: zona “B 2” (completamento residenziale recente), nonostante la classificazione di parte in area “Hi 3” (pericolosità elevata) e in area “Hi 4” (pericolosità molto elevata);
– Rio S. Girolamo: parziale zona “B 2” (completamento residenziale recente), nonostante la classificazione in area “Hi 3” (pericolosità elevata) e in area “Hi 4” (pericolosità molto elevata);
– Poggio dei Pini: zona “C 1c” (espansione residenziale pianificata – i.f.t. 0,6 mc./mq.), nonostante la classificazione di parte in area “Hi 3” (pericolosità elevata) e in area “Hi 4” (pericolosità molto elevata);
– periferia est del centro urbano di Capoterra: parziale zona “C 3” e “C 3*” (espansione residenziale in programma), nonostante la classificazione di parte in area “Hi 3” (pericolosità elevata) e in area “Hi 4” (pericolosità molto elevata);
– Villa Boero, Rio S’Acqua Tommasu: parziale zona “B 1” (completamento residenziale consolidato) e “C 1b” (espansione residenziale pianificata – i.f.t. o,8 mc./mq.), nonostante la classificazione di parte in area “Hi 3” (pericolosità elevata) e in area “Hi 4” (pericolosità molto elevata);
– Santa Rosa: parziale zona “B 2” (completamento residenziale recente), nonostante la classificazione in area “Hi 4” (pericolosità molto elevata);
– Domu de s’Arratori, Baccu Tinghinu: parziale zona “B 2” (completamento residenziale recente), zona “C 3” (espansione residenziale in programma), zona “S 2” e “S 3” (spazi e servizi pubblici), nonostante la classificazione di parte in area “Hi 3” (pericolosità elevata) e in area “Hi 4” (pericolosità molto elevata).
Si ritrovano, quindi, palesi violazioni del piano stralcio per l’assetto idrogeologico – P.A.I. (legge n. 183/1989 e s.m.i.; decreto-legge n. 180/1998, convertito nella legge n. 267/1998 e s.m.i.; approvazione con D.P.Re. 10 luglio 2006, n. 67 e s.m.i.; regolamento esecutivo approvato con D.P.Re. 21 marzo 2008, n. 35 e s.m.i.).
Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra hanno chiesto al Consiglio comunale di Capoterra la classificazione quali zone “H – salvaguardia ambientale” di tutte le aree a grave rischio idraulico, con la delocalizzazione delle attuali residenze situate in zone a rischio, anche con l’utilizzo di procedure di perequazione urbanistica.  Sono stati inoltre informati, per le attività di competenza, la Direzione regionale della Pianificazione urbanistico territoriale dell’Assessorato degli EE.LL., Finanze, Urbanistica della Regione autonoma della Sardegna e la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari.
Apriti Cielo!
Amministratori e tecnici comunali di Capoterra hanno affermato all’unisono di aver rispettato tutte le prescrizioni sulla difesa idrogeologica, pur manifestando grande disponibilità al dialogo.
Basta leggersi la tavola n. 5 (zonizzazione territoriale con pericolosità idraulica) del P.U.C. adottato per conservare più di un sano dubbio.
Raccontiamo, allora, la “storia” di una delle aree a rischio idraulico, proprio quella del Rio S’Acqua Tomasu.
Qualche anno fa (1996), a suon di denunce, gli Amici della Terra e il Gruppo d’Intervento Giuridico erano già riuscite a sventare un’autentica follìa, la costruzione di una palazzina in località S’Acqua Tommasu.
Il toponimo dice tutto, un impluvio naturale secco per anni, ma con tre metri d’acqua in queste occasioni: forse sulla coscienza abbiamo un disastro scampato.   Abbiamo provato ad averne anche un altro.
Infatti, in data 22 dicembre 2008, a due mesi dall’ultima tragica alluvione, sul quotidiano regionale Il Sardegna è stato pubblicato l’avviso concernente l’avvio del procedimento di approvazione del piano attuativo zona omogenea “C 4 – centro abitato capoluogo” in località S’Acqua Tommasu, deliberazione C.C. Capoterra n. 41 del 7 ottobre 2008.
Con atto del 6 febbraio 2008 le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico hanno inoltrato le proprie “osservazioni” al Sindaco di Capoterra e, per opportuna conoscenza, al Presidente della Regione, al Genio civile, al Ministero dell’ambiente e alla Procura della Repubblica. La richiesta è molto semplice e dettata dall’evidenza dei fatti: la bocciatura del piano attuativo e l’adozione di una variante allo strumento urbanistico comunale vigente che individui una destinazione a zona “H – verde pubblico – salvaguardia” per motivazioni di carattere di difesa idrogeologica.
Ma com’è possibile che si autorizzi un nuovo insediamento edilizio in una zona a rischio alluvionale dove già ci sono edifici inagibili a causa dell’ultima alluvione del 22 ottobre 2008 ed un altro insediamento è “a rischio”?  Come fanno gli amministratori comunali poi a lamentarsi di simili disastri annunciati?
Serenamente, con la deliberazione n. 41 del 7 ottobre 2008 il Consiglio comunale di Capoterra ha adottato il piano attuativo dello strumento urbanistico comunale vigente (P. di F.) prevedente espansione di tipo intensivo (già piano di edilizia economica popolare – P.E.E.P.) in zona omogenea “C 4 – centro abitato capoluogo” in località S’Acqua Tommasu, ancora una volta interessata da pesanti fenomeni alluvionali del 22 ottobre 2008, come già nel novembre 1999: l’area, in un primo tempo giustamente classificata “a rischio” nel piano stralcio di assetto idrogeologico – P.A.I., successivamente, su richiesta comunale (deliberazione C.C. n. 61 del 30 novembre 2005, su studio del Centro Interdipartimentale di Ingegneria Ambientale – C.I.N.S.A. dell’Università degli Studi di Cagliari, risulta esser stata riperimetrata con deliberazione Giunta regionale n. 17/12 del 26 aprile 2006, escludendo dal vincolo di inedificabilità le sponde del corso d’acqua temporaneo, secondo notizie ampiamente riportate dalla stampa regionale (vds. L’Unione Sarda, edizioni 29 ottobre 2008 e 25 novembre 2005).
E’ del tutto evidente che l’edificazione di tale zona comporterebbe ulteriori forti condizioni di rischio per persone e beni.
Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico hanno, quindi, inoltrato (6 febbraio 2009) un proprio atto di “osservazioni” al Sindaco di Capoterra e, per opportuna conoscenza, al Presidente della Regione, al Genio civile, al Ministero dell’ambiente ed alla Procura della Repubblica: le risposte sono state disarmanti.
La Presidenza della Regione autonoma della Sardegna – Servizio affari generali e istituzionali ha comunicato (nota n. 7471 del 14 aprile 2009) di aver coinvolto – giustamente – la Direzione generale Pianificazione urbanistica territoriale e vigilanza edilizia, la quale, a sua volta, ha fatto presente al Comune di Capoterra (nota n. 9598/DG del 2 aprile 2009) che l’approvazione dei piani attuativi è competenza esclusivamente comunale (cosa ben nota, legge regionale n. 45/1989), “peraltro, anche se il comparto C 4 risulta attualmente escluso dalle aree perimetrale dal PAI vigente, si raccomanda tuttavia al Comune … di rivalutare, alla luce dei recenti eventi alluvionali, l’opportunità di eseguire gli approfondimenti del caso affinché sia garantita l’assoluta sicurezza del sito”, raccomandando, inoltre,”nei tempi più brevi possibili, la revisione e l’adeguamento” dello strumento urbanistico comunale risalente al 1969 “valutando in tale sede l’ipotesi di modificare la destinazione di zona dell’area in questione”.
In poche parole, non ha ritenuto di attivare d’ufficio un nuovo vincolo ai sensi del piano stralcio di assetto idrogeologico con inedificabilità assoluta del sito e se n’è lavata le mani.
A questo punto, serenamente, amministratori e tecnici comunali di Capoterra possono dire di aver rispettato le prescrizioni di tutela idrogeologica e i capoterresi possono dormire tranquilli.
Per le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico, invece, davanti a gravissimi e conclamati rischi per l’incolumità delle persone sarebbe solo follìa consentire qualsiasi intervento di speculazione immobiliare.

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra mettono a disposizione un fac simile di atto di “osservazioni” al P.U.C. di Capoterra: può essere richiesto all’indirizzo di posta elettronica [email protected]

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