Uno sguardo al passato indispensabile per presente e futuro

1 Luglio 2017

 

Ottavio Olita

Il rapporto con la morte, la funzione sociale ed educativa degli anziani, la trasformazione dei rapporti interpersonali con l’arrivo della prima industrializzazione del centro Sardegna, ma soprattutto la dimensione umana di tante comunità che negli ultimi 40 anni hanno subito enormi trasformazioni. In meglio? In peggio? Dolores Turchi, che per oltre vent’anni ha pubblicato le sue ricerche antropologiche con la Newton Compton Editori (otto saggi) e poi ne ha edite altre sette con la sua casa editrice Iris, lascia al lettore del suo primo romano, dal titolo “Con lo sguardo al passato”, la facoltà, la libertà di valutare.

Primo romanzo che però ha purtroppo segnato la fine dell’attività della sua casa editrice, tenuta viva soltanto dalla sua forte determinazione a divulgare, a far riflettere, a far conoscere; determinazione  che non è bastata da sola a superare le tante, le troppe difficoltà incontrate. Il romanzo, la cui prima stesura cominciò negli anni ’80, poi interrotta per lasciar spazio solo alla forte passione per la ricerca antropologica, è costruito sulle vicende degli uomini, delle donne, dei bambini e delle loro relazioni umane in un paese molto particolare come Oliena.

Dolores Turchi anche in questo rimane fedele a se stessa. E’ quella realtà, conosciuta in modo tanto profondo, che l’ha ispirata. Ma chi potrebbe affermare che quei racconti, quelle situazioni, non siano estensibili ad altre realtà simili? E accanto alla realtà la dimensione fantastica, ma altamente significativa, della leggenda, o della storia tramandata per via orale – quindi senza base scientifica – come nella ricostruzione delle tragiche vicende d’amore e di morte del villaggio ogliastrino di Manùrri o dell’interminabile latitanza del bandito Corbeddu, trasformatosi negli anni in saggio giudice di controversie pastorali.

Quanti giovani sardi ignorano queste realtà fondamentali per cominciare a formarsi un quadro complessivo della Sardegna, che non sia solo la miope ed ossessiva osservazione dell’oggi? E quanti adulti le hanno rimosse con fastidio, quasi ci fosse da vergognarsi di un passato fatto di una povertà economica che ha per troppo tempo nascosto la grandiosa ricchezza spirituale di popolazioni in lotta contro la fame, l’isolamento, l’indifferenza del potere politico?

Senza alcuna retorica, senza enfasi Dolores Turchi racconta questi eroi del quotidiano mostrando un rispetto assoluto, una comprensione umana totale per tanti uomini e donne ignorati dalla Storia – quella con la s maiuscola – ma che hanno contribuito in modo decisivo a costruire il cammino delle tante piccole e povere comunità sarde verso il futuro. Nell’incontro con le nuove generazioni, scalpitanti e ansiose di sposare le modernità importate danno il loro contributo di saggezza.

E a volte incidono. Come avviene a Luisa, che rientra in paese e spiega al parroco, don Giovanni, la ragione di quella scelta: “Cerco qualcosa che mi manca, che avevo quando vivevo in questi luoghi. Se mi domandi cosa cerco non so risponderti. Sono venuta da te spinta dal desiderio di rivivere momenti di vita passata, della fanciullezza trascorsa insieme. Guardo te, guardo tzia Tora, la famiglia di Tatana, tziu Pedru e mi sforzo di riallacciare con tutti i legami perduti per ritrovare me stessa, quella che ero un tempo (…). Solo se parlo con i vecchi riesco in parte a far rivivere me stessa come ero tanti anni fa, quando questo era il mio mondo. Ora è tutto cambiato, la tecnologia è giunta anche qui, i giovani non sono molto diversi da quelli del continente, i vecchi oscillano continuamente tra passato e presente. Ti parlano con nostalgia del passato, ma apprezzano il benessere del nostro tempo e non vorrebbero più tornare indietro”.

E’ forse questa riflessione, affidata ad un suo personaggio, che ha spinto Dolores Turchi a scrivere e pubblicare “Con lo sguardo al passato”: la forte coscienza del fatto che l’uomo e la donna non devono, non possono mai dimenticare come e da chi è stato costruito umanamente il loro presente.

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