Inciviltà politica

5 Marzo 2010

Gianni Ferrara

È genetica, perciò strutturale, assoluta e irrimediabile l’incompatibilità di Berlusconi e del berlusconismo con le regole. Incompatibilità che si dimostra clamorosamente anche in questa occasione. L’invalidità delle candidature del Pdl agli organi delle Regioni Lazio e Lombardia, rilevata finora dagli organi competenti, ha indotto non pochi esponenti del Pdl a dichiarazioni che – come se ce ne fosse bisogno – confermano la loro impermeabilità alle ragioni elementari della civiltà politica. Perché sono deliranti su forma e sostanza delle elezioni, della democrazia e dei diritti, inquietanti sui rimedi che intenderebbero escogitare agli errori marchiani dei loro addetti alla presentazione delle liste. Rimedi volti a disinformare l’opinione pubblica preparandola però all’ennesima lacerazione della legalità. Tanto più inquietanti in quanto intervengono in un momento che appare particolare. È quello della crisi del berlusconismo. Che fallisce sia come indirizzo politico, perché si dimostra inidoneo a fronteggiare la crisi finanziaria (aumento del debito pubblico), quella economica (caduta del Pil), quella sociale (aumento della disoccupazione), quella morale (corruzione pervasiva), sia come fattore aggregante di una classe dirigente, spezzata da rivalità personali e di gruppi, insanabili perché inerenti alle loro smodate e infondate ambizioni. Fallisce soprattutto per il vuoto ideale e morale che rivela come progetto politico. Fallimento che però non sarà dichiarato. Non c’è infatti nessuno capace di, e disposto a, farlo. Valentino Palato ha scritto ieri che «c’è da preoccuparsi perché una crisi, anche se del peggiore avversario, è sempre una crisi». Avrebbe ragione se non fossimo in Italia. Un paese che è in crisi da quasi venti anni. Una crisi profonda, dell’etica pubblica, della rappresentanza, della democrazia, dello stato di diritto e dei diritti, quelli sociali soprattutto, come dimostra l’approvazione della legge che espunge dal nostro ordinamento la tutela del lavoro, sottraendo ai lavoratori la garanzia del processo giudiziario che era garantito dallo Statuto e in particolare dall’articolo 18. Siamo in Italia. La rivelazione della crisi del berlusconismo sarà rappattumata. Con legge, magari «condivisa», con ogni probabilità si rinvieranno di qualche settimana le elezioni regionali e si prorogheranno i termini per la presentazione delle liste, provvedendo a salvare «la sostanza» delle elezioni e della democrazia che per Berlusconi e i suoi accoliti coincidono esattamente con il loro potere. C’è di peggio, all’orizzonte. C’è l’intento, la sollecitazione, il disegno delle riforme costituzionali. Le si auspicano come «condivise». Condivise da e con Berlusconi. Ma come si può immaginare, di sancire l’introiezione nel nostro ordinamento costituzionale del berlusconismo, formalizzandolo, legittimandolo? Si diceva una volta «Dio salvi l’Italia». Ma un ateo, chi deve invocare?

4 Commenti a “Inciviltà politica”

  1. Marcello Madau scrive:

    E’ scandaloso che tutto ciò abbia nel paese più rilievo dell’ art. 18 o del disperato accampamento operaio all’Asinara. La battaglia ‘democratica’ per escludere alcune liste del centro-destra non mi convince.
    Dal punto di vista giuridico e costituzionale, prima l’errore formale e dopo il recupero ‘ope legis’ creano lesioni evidenti. Eppure si è persa una grande occasione per dare una lezione di democrazia, dire che la sfida democratica, per quanto elettorale, non deve essere sacrificata alle incapacità formali, cercando noi per primi un’ipotesi giuridica e politica per sanare l’esclusione del centro destra. Avremmo anche indebolito lo spirito di rivalsa antidemocratica che anima, non meno pericoloso delle élites che lo rappresentano, una parte consistente del paese. Il problema, solo in parte sottolineato (ma degno di una critica profonda) è l’aggressività di una destra italiana che consuma se stessa sino a rendere problematica la stessa presentazione delle liste (ciò vuole sicuramente dire che c’è poca capacità di presentarsi alla prova elettorale, come quando in un concorso o in un progetto si consegnano i documenti fuori dai termini: ma qua la lesione non è individuale, è di massa). Il recupero della ‘gara’ elettorale era argomento da utilizzare per difendere questa pratica democratica, insegnandola agli altri e proteggendo come patrimonio nostro la possibilità del confronto e della partecipazione. Ancora qualcosa si può dire, ma mi pare un’occasione perduta.

  2. Marco Ligas scrive:

    Caro Marcello, nel nostro fare il manifestosardo spesso constatiamo che il tema lavoro non assume, da parte dei nostri lettori, l’importanza che riteniamo debba avere. Al tempo stesso rimaniamo sorpresi del seguito che hanno gli articoli che, per esempio, affrontano i temi dell’identità. Anche stavolta, come tu sottolinei nel commento, la demolizione dell’articolo 18 passa quasi inosservata, senza una risposta adeguata. La battaglia ‘democratica’ che pure si manifesta in altre circostanze non assume su questo tema il rilievo che merita. Per sottolineare questo limite metti in risalto la diversa importanza che è stata data all’esclusione delle liste elettorali del Pdl. Condivido questa constatazione, ma ritengo che un problema come il rispetto delle regole meriti la massima considerazione. Non possiamo considerarlo un aspetto secondario perché formale. Il nostro governo, ancora una volta, ha risolto con una legge di convenienza (un nuovo abuso di potere) gli errori e le scorrettezze commessi dalla coalizione che lo sostiene. Pensiamo alle conseguenze che potrà provocare, a come questo decreto potrà agire da moltiplicatore in tante altre circostanze. Io credo che i tanti sostenitori della democrazia riconoscano che una competizione elettorale senza il principale partito sia anomala. Ma si poteva arrivare ad una soluzione con un atteggiamento diverso del governo, meno arrogante e rispettoso delle osservazioni delle opposizioni.

  3. Angelo Morittu scrive:

    Marco il tema lavoro è molto sentito, ma forse è arrivato il momento di una nuova elaborazione delle forme di lotta, che devono diventare più incisive ma sopratutto più propositive.
    Con certi amici abbiamo osservato con perplessità l’occupazione dell’Asinara, la perplessità è mutata in sgomento quando sotto le telecamere dei TG abbiamo sentito gli operai intonare “dimonios” a squarciagola, cioè, capite, quando l’inno della Brigata Sassari prende il posto di “Bandiera Rossa” è una tragedia, altro che troppa ricerca identitaria qui si è perso il senno e il senso, …. e qui mi fermo.
    Credo che se gli occupanti si trasferissero nel piazzale del Sant’Elia e impedissero lo svolgimento sine die delle partite, probabilmente sortirebbero un migliore effetto che non andare e rinchiudersi a Sinuaria o dentro i monumenti abbandonati.
    Così come non si possono combattere le lotte per strappare qualche mese di lavoro e/o CIG, qui abbiamo bisogno di progetti di lungo respiro, investimenti importanti, che ne Alcoa ne Vinyls faranno più. Porto Torres, Ottana, e Portovesme sono depositi di ruggine, è tutto in rovina, come ci si può illudere che tra quelle montagne di rottami ci sia il futuro?
    Il futuro sta nelle centinaia di milioni che stanno arrivando sotto forma di fiammanti torri eoliche ipertecnologiche.
    Queste vengono costruite e montate da maestranze estere, consumano il nostro territorio, e producono grandi profitti che svaniscono all’estero, a noi, come sempre rimarrà la ruggine.

  4. Nadia Castelletti scrive:

    …scuola CGIL, rappresentante sindacale, studente/lavoratrice, madre, moglie, quasi nonna…ma cosa è successo a questa Italia? perché mi sento così “spersa”. vagolo tra un supermercato e la preoccupazione per il lavoro dei miei figli (che sono privilegiati perché HANNO un lavoro). Non accendo più il televisore, registro solo quello che mi interessa. sono circondata da fanatici cattolici e vecchi avidi, giovani che pensano solo a quello che faranno la sera e non a ciò che succederà domani. ormai mi sento ridicola quando esprimo un’opinione perché la giustificazione e l’indifferenza copre tutto come una coltre…la mattina mi alzo e mi indigno con le prime notizie della radio.
    Eppure la vita mi piace ancora e quel rossore dell’indignazione oggi mi dà la forza di cercare ogni giorno motivazioni nuove. un abbraccio ai miei figli

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