Castiadas, condannati a creare

1 Ottobre 2008

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Annamaria Janin

“…sono ancora gli artisti gli attentatori dell’ordine precostituito. E per questa ragione, condannati. Condannati a creare…” Così ha scritto Mauro Cossu nell’introduzione alla terza edizione di Sardegna Arte Fiera (SAF), organizzata con l’AssociazioneArtegiovane e svoltasi nelle Ex Carceri di Castiadas dal 4 al 10 dello scorso settembre. Un ambiente straordinario per stimolare la riflessione di artisti e partecipanti ad una festa dell’arte particolare, non paludata, informale e aliena dai consueti rituali dell’ufficialità e della mondanità. Ma proprio per questo degna di attenzione, soprattutto a confronto con il denso clima festivaliero dell’estate isolana (dove gli “eventi” artistici si moltiplicano di anno in anno all’insegna di un’incontenibile euforia creativa, che spesso però offre quantità piuttosto che qualità). Suggestioni ambientali esaltate dall’eccezionalità della struttura carceraria, ora dismessa ma tuttora permeata dalle memorie un vissuto di segregazione, sofferenza, fatica, in un paesaggio di straordinario incanto. Numerose ovviamente le adesioni al singolare invito: artisti di provenienze diverse e livello medio decisamente alto per una miscellanea multidisciplinare con folta partecipazione internazionale. Bilancio quindi decisamente positivo, anche nel raffronto con le due precedenti edizioni della stessa SAF (tenutesi nel 2005 e 2006 al Lido di Cagliari), che testimonia una crescita costante di quest’ iniziativa unica nel panorama isolano per l’innovativa carica sperimentale e per il valore del volontariato entusiasta dei suoi animatori, che la distingue positivamente pur nella scarsità dei mezzi economici di cui fruisce. Volontariato entusiasta che ne costituisce una vera e propria ricchezza, particolarmente in un clima come quello attuale dove ciò che sembra contare maggiormente, nella realizzazione dei cosiddetti “eventi” culturali, è la consistenza delle risorse impiegate. Mentre al contrario spesso accade che la quantità del denaro impiegato sia inversamente proporzionale all’originalità delle idee e alla consistenza delle proposte. La SAF è un emblema che si colloca all’opposto di questa tendenza, essendo riuscita una volta di più – con un impegno/limite di volontariato del ristretto gruppo degli associati in parte autofinanziatisi, e con contributi pubblici che definire irrisori è un eufemismo – ad ottenere risultati egregi. A questo proposito non è possibile sorvolare sul modo deludente in cui si sta attuando la politica culturale dei maggiori Enti regionali, che di fatto si è tradotta in un palleggio fra Regione e Provincia per l’elargizione a pioggia di contributi ridotti all’osso, senza che vi sia un minimo criterio di vaglio e di selezione dei progetti. Senza cioè che vi sia il coraggio di fare delle scelte e di assumersene la responsabilità. Favorendo in tal modo un andazzo assistenzialistico che nuoce proprio a quella cultura che con enfasi ricorrente si sostiene di voler promuovere. A manifestazione conclusa, mentre ci si rallegra per il fertile entusiasmo degli operatori implicati, non si può che rammaricarsi per la conduzione di una politica istituzionale priva di spessore e consapevolezza.

17 Commenti a “Castiadas, condannati a creare”

  1. Francesco Amadori scrive:

    Fortunato partecipante all’evento settembrino di Castiadas, non posso che ringraziare Mauro per l’occasione di essermi trovato in mezzo ad una così piacevole e variopinta compagnia di con-dannati a creare e condivido in pieno tutte le riflessioni di Annamaria fino al rammarico finale quando fa il punto sulla sordità o cecità della politica nei confronti della cultura.
    Personalmente, da tempo ho perso ogni speranza , sorda e cieca vuol dire senza percezioni sensoriali, attributi indispensabili per la creatività, ma non sono le sole cose che la politica da troppo tempo non sa vedere e sentire..nel lungo prcorso verso il suicidio, non riesec nemmeno ad intravvedere la propria morte.
    Ad averla come compagna di percorso non è una buona ventura, forse è meglio che se ne resti così, distratta.
    Torno invece alle cose positive viste dalla Janin che sono le uniche che lasciano intravvedere qualche orizzonte quando riconosce lo splendido risultato ottenuto con pochi mezzi nella manifestazione di Castiadas “unica nel panorama isolano”
    Forse la ragione della buona riuscita dell’evento, sta proprio nell’essersi sviluppato in modo spontaneo, autonomo e credo che si debba proprio partire dall’acquisizione di questa condizione.
    Caro Mauro, cara Annamaria, dieci, cento Castiadas, non perdiamoci di vista.
    Io poi ho una particolare idea del rapporto da ritrovare con la gente, sintetizzato nel motto ” se la montagna non va a Maometto, Maometto va alla Montagna”
    Francesco Amadori

  2. Adriano Orrù scrive:

    Sono totalmente d’accordo con A.M. Janin. E’ tempo di fare una riflessione seria su come il cittadino sia considerato un semplice “consumatore” di cultura e non qualcuno che interagisce con essa.

  3. Sassu GRUPPO SINESTETICO scrive:

    Sono Antonio Sassu del Gruppo Sinestetico di Padova.
    Finalmente dopo le due edizioni precedenti del SAF, in questa edizione del 2008 ho avuto la fortuna di essere presente fisicamente, assieme a Mauro Cossu e tutto il suo prezioso staff organizzativo, oltre al privilegio di avere conosciuto molti artisti e addetti ai lavori della Sardegna, isola meravigliosa, piena di ininiziative, alcune di queste di grande respiro internazionale, di ottima organizzazione quale è il SAF di Castiadas.
    A mio avviso la Sardegna artisticamente E’ VIVA, anche se poco sostenuta dagli enti politici (come osservava A.Janin). E’ questa sua autonomia, quella di non farsi imbrigliare da un sistema politico/clientelare, che si riconosce al SAF e alla sua organizzazione, un grande risultato artistico.
    Splendido il luogo (Ex Carceri di Castiadas), credo “invidiabile” a molti curatori.
    Oltre le opere, le installazioni, i video, le performances, il luogo poteva essere una Biennale veneziana, per quantità più ridotta, ma le presenze selettive , le qualità delle opere , poteva esserne “figlia”.
    Dal mio ritorno ancora ne parlo ,molti sono stimolati a visitare e altri a partecipare, per mio conto farò il possibile per esserci anche alle future edizioni, portanto nell’isola la nostra modesta proposta artistica.
    ajò
    Sassu x il GRUPPO SINESTETICO

  4. Giosuè Marongiu scrive:

    E’ tanto che non frequento questi “territori d’arte” isolani, alternando la permanenza nell’isola a fughe verso il mondo reale, quello oltre mare, dove insegno quello che in questi anni ho imparato, mi confronto con altri artisti, frequento Gallerie, Fiere, Musei e Associazioni. Tutti piaceri che qui, ahimé, mi sono preclusi…
    Penso che i tempi siano maturi per tentare di “sovvertire l’ordine precostituito”, quello artistico s’intende; quello che privilegia il proprio assistito a discapito della qualità. Dopo anni ho ceduto alla tentazione/invito offertami da Mauro Cossu, persona ed artista che stimo, che mi ha offerto la possibilità di essere presente, col mio progetto “Metarationality 1988/2008“ in questa manifestazione unica e di qualità, nella terra dove sono nato, e dove mi piace, nonostante tutto, continuare a vivere.
    Sono convinto che i sardi abbiano finalmente diritto ad una realtà culturale di spessore, che educhi ai linguaggi dell’arte, in grado di innalzare il livello culturale dei nostri giovani, e non solo di essi…
    Penso che la S.A.F. questa realtà culturale di spessore, Mauro Cossu in primis e tutti i componenti dell’associazione Arte Giovane, abbiano dimostrato di saperla fornire, con la capacità di organizzare e rinvigorire, al di là dell’interesse privato, l’arte contemporanea isolana; invitando artisti provenienti da ogni parte del pianeta.
    Benché gridino forte, dai loro mercatini “d’arte”, non riusciranno a distrarre chi seriamente ed in silenzio lavora…

  5. Mimmia Casu scrive:

    Bisogna però osservare che se le risorse se le prende quasi tutte un museo o al massimo due, se non ci sono bilanci trasparenti per esempio sugli acquisti delle opere e sulle mostre ecc. tutto diventa nebuloso o peggio. Pubblichiamo i rendiconti dei musei sardi e scopriremo cose singolari: ad esempio i numeri dei visitatori che si impennano per le visite di scuole. Bene anzi benissimo, ma i numeri sarà il caso di spiegarli quando si dice dell’indotto, di viaggiatori che arrivano chissà da dove per il richiamo forte della mostra xy e invece vengono dall’isolato accanto.

  6. Mauro Cossu scrive:

    Finalmente un’occasione per parlare di attività culturali!
    Trovato oggi nel sito della RAS:
    “Più vicina la realizzazione della Fabbrica della Creatività”.
    (Accidenti, non avranno già pronta anche la cassa integrazione?)
    Dopo ” Un’Isola in Festival”, un’altra straordinaria creazione del Governatore ?
    Comunque, finalmente una notizia fuori (per il momento) dalle aule giudiziarie :
    “La Sardegna sta per avere un primo importante catalizzatore e centro della creatività. Sono scaduti il 1° ottobre i termini per presentare le proposte di intervento che trasformerà l’ex Manifattura Tabacchi di Cagliari in “Fabbrica della Creatività”.
    Un’occasione per pochi. Continuano a comunicarci le loro decisioni a giochi fatti . Che intendano metterci gli uni contro gli altri? E’ un fatto che si ripete…
    Non ci sto: anche se i finanziamenti per le attività culturali vertono sempre sugli stessi soggetti, seguirò i dettami di un antico proverbio cinese: non bastonare il cane per fare un torto al padrone. Ok, tutto bene. Tutto scorre.
    Progetti condivisi, collaborazione, partecipazione…
    Confesso d’averci sperato, all’inizio, come tanti altri.
    Col pretesto della programmazione occupano tutti gli spazi, gestendo qualsiasi cosa (anche l’acqua, purtroppo). Congratulazioni. Sanno (e fanno) quello che vogliono.

  7. Arnaldo Sanna (Milano) scrive:

    Partecipare a SAF3 di Castiadas, in quella cella bianca e in quel silenzio, è stato per me emozionante e allo stesso tempo sorprendente. Questo perchè ho visto compiersi – grazie alla fortunata combinazione tra curatori, artisti e memoria di uno spazio che ha come assorbito dentro i muri la sofferenza – una sorta di “miracolo” dell’armonia.
    La Cultura ha certo bisogno del sostegno pubblico e privato, ma quando questo diventa assistenzialismo e degenera in tutti i mali che conosciamo, l’Arte si ammala di noia e banalità.
    E, paradossalmente, la manifestazione di Castiadas ha avuto la sorte di non avere altro sostegno oltre all’intelligenza e al talento di chi vi ha operato.

  8. Dario Costa scrive:

    Che dire, per me il bilancio è stato molto positivo e non avevo dubbi sul fatto che l’organizzazione sarebbe stata perfetta.
    Credo molto in questo progetto che Mauro sta realizzando in Sardegna, anche se sono consapevole che ci vorrà un pò di tempo prima che catalizzi, come effettivamente merita, il consenso e l’attenzione di tutti.
    E comunque chi lavora nell’arte si è senza dubbio, interessato a tale manifestazione, e questo è un dato da non sottovalutare.
    Certo i fondi sono importanti; ricordo una frase di un famoso archeitetto che non molto tempo fa, riferendosi ad un progetto, disse: “cercherò di fare un progetto incredibile, datemi più soldi è sarà ancora più incredibile”.
    SAF è una fiera di prestigio, molto importante per gli artisti del posto, un evento che in Sardegna non ha eguali e per questo merita molta attenzione da parte di tutti, e in particolare da parte delle istituzioni.
    Per concludere, spero che l’iniziativa di Mauro e Francesca possa far riflettere tutti quanti sul valore inestimabile dell’arte su cui vale la pena scommettere!!!

    Forza SAF

  9. Angelo Liberati scrive:

    Castiadas settembre 2008, una manifestazione d’arte contemporanea che non trova riscontri nell’isola. Non esagero: il progetto di M. Cossu e collaboratori merita l’attenzione che riconosciamo alle grandi manifestazioni di arte contemporanea.
    Castiadas, visioni in giorni e notti di fine estate con i colori del tramonto sulla piazza antistante l’edificio delle ex carceri. A proposito: se i restauri necessari saranno condotti seguendo l’esempio del già fatto, allora è meglio che tutto rimanga come è, in attesa di progetti conservativi adeguati alla bellezza del luogo, senza colori e materiali che offendono la vista. Castiadas, incontri con artisti, critici, storici dell’arte e semplici amanti dell’arte viva dei nostri giorni. Scambi fugaci di approvazione, oppure utili conversazioni sul futuro delle arti visive nell’attuale recessione culturale. Una manifestazione che ha visto presenze di tutto rispetto con più di 200 artisti. Addetti ai lavori venuti da lontano, pochi da vicino, forse per la scarsa comunicazione e poca attenzione da parte dei mezzi di informazione locali (a parte Mauro Manunza). Attenzione che invece non è mancata allo staff di Flash Art (tra le riviste più attendibili a livello mondiale per quanto riguarda l’attualità) con Giancarlo Politi ed Elena Kentova in giro negli spazi espositivi, ammaliati dal luogo e da molti degli interventi artistici. Tutto questo a 30Km da Cagliari. Se Castiadas avrà un futuro consiglio di non perdere l’appuntamento.
    Angelo Liberati

  10. Lucio Rosato scrive:

    oltre i confini della periferia è lo spazio (e il tempo) dell’artista contemporaneo, fortunato perché costretto a camminare sui territori a limite, dove è possibile muoversi solo grazie alla continua ricerca di un provvisorio equilibrio: per non cadere dal filo, per non essere da una parte o dall’altra ma sempre nel luogo del presente e del vero. In questo progressivo allontanamento dalle opportunità artefatte di centralità italiane, comunque periferiche, si fa percorribile la direzione della modificazione e dell’arte: scavalcare l’anacronistico dialogo metropolitano tra borsa dell’arte e critica dell’arte, e sorvolare case e botteghe gestite da galleristi timorosi e incapaci di avventurarsi nel bosco limitrofo. Resta all’artista una consolazione intellettuale, etica ed estetica: la certezza che è sempre più importante pensarle le cose piuttosto che farle.
    Castiadas si trova in questo territorio desiderato dove forma e contenuto possono continuare a coincidere.

  11. Lucia Cannone scrive:

    Anche io ho avuto il piacere di partecipare al SAF 2008 e per questo vorrei ringraziare Mauro che ho avuto il piacere di conoscere personalmente in questa occasione e che mi ha colpito per la sua professionalità, semplicità e autenticità.

    Come ho scritto nella motivazione che accompagnava i miei lavori, entrare in questo spazio:
    “…………è stato come viaggiare nei meandri di una città sconosciuta in un equilibrio dinamico senza gravità che disorienta e affascina”.

    Lo spazio viaggiava con le opere e il territiorio in forma unica e compatta. L’augurio è che tutto questo possa essere solo l’inizio di qualcosa di molto più grande.
    Ho un ricordo bellissimo del percorso tra i campi verso l’edificio staccato dal corpo centrale e raggiungibile con un fantastico percorso sotto le stelle scandito dal suono delle cicale e dall’instabilità del terreno. Per me quel percorso è stato molto di più di un intervallo tra uno spazio espositivo e l’altro: il contributo della natura all’evento di Castiadas.

    A presto

  12. GianGavino Pazzola scrive:

    Avevo pensato ad un commento romantico: volevo scrivere l’entusiasmo giovanile accumulato per la “potenza” di un evento (forse più unico che raro in Sardegna) come la SAF. Nell’autunno dolciastro, che ci passa davanti, è tempo di riflessioni e di domande. Non potrebbe essere altrimenti, se si cercano risposte. E “l’esercito precario contemporaneo” ne ha bisogno come l’acqua di certezze. Toccherò, quindi, un punto che, a mio avviso, pregiudica il cammino degli artisti e dei loro linguaggi in Sardegna. Lo farò portando un esempio. Facendo un sondaggio delle gallerie presenti sul territorio e scegliendo di vagliarne “l’offerta formativa”, in una selezione random, quante di esse contribuirebbero a valorizzare le nuove realtà e gli artisti meno commercia(bi)li? Una percentuale sotto il trenta. Forse. I finanziamenti pubblici, indipendentemente dalle capacità di tanti artisti sardi, vengono elargiti dalle mani di persone che, inevitabilmente, passano davanti alle vetrine di gallerie piene zeppe di ritratti e paesaggi. E credono che l’arte contemporanea non vada oltre. Nei migliori dei casi. È anche importante sottolineare che le poche (purtroppo) gallerie che da noi lo fanno hanno un livello di qualità davvero notevole, frutto di un’elevata professionalità.Non ho scoperto l’acqua calda ma, all’interno di una crescita culturale dell’arte contemporanea sarda, non si può prescindere dall’educazione dei fruitori della stessa, che passa anche attraverso lo scintillio di una vetrina.GGP.

  13. Dorina Monaco scrive:

    Spazi fortemente evocativi, artisti di livello, organizzazione ai limiti dell’eroico.Un evento convolgente, che mi rimarrà nella memoria, e nell’anima, a lungo.Non conoscendo la realtà culturale del territorio, e assai poco anche la dimensione dei finanziamenti agli eventi culturali in Italia, non sono in grado di formulare giudizi, ma posso sicuramente confrontare l’attenzione del comune di Cagliari in occasione della visita del papa con il gioco funambolico dell’incredibile Mauro per far camminare la macchina, da lui stesso messa in moto, su binari degni di questo gioiello culturale. Per inciso, gli impeccabili dipendenti del Comune di Cagliari – con giacche perfette – che magnificavano la riapertura della galleria …(non ricordo il nome) per l’occasione religiosa, nulla sapevano della SAF, contemporaneamente in corso a pochi chilometri di distanza! Continuiamo a subire le scelte di una politica distratta? Sono sconcertata dal silenzio delle istituzioni…Ma la nostra fragorosa risposta è continuare a promuovere e a partecipare (a volte con sensibili sforzi finanziari) a queste iniziative.
    Grazie Mauro! Anche se i giochi, come sempre, li fanno altri, continuiamo a giocare. D’altronde è la nostra “condanna”!…
    Dorina da Genova.

  14. Livio Taricco scrive:

    Irrimediabilmente refrattario alle dinamiche più squisitamente politiche ed economiche dell’arte, non soltanto isolane ma del pianeta intero, confesso di non saper esprimere un pensiero degno di nota in merito a tali tematiche; desidero invece confermare la citata prossimità all’eroismo di Mauro Cossu e dell’intero staff della Sardegna Arte Fiera.
    Non soltanto perchè, con risorse ampiamente al di sotto della soglia del ridicolo, è stata allestita una manifestazione di innegabile pregio, ma soprattutto perchè è stata con ogni mezzo favorita la dimensione culturale e aggregativa dell’evento.
    Uno spazio tanto suggestivo quanto remoto è stato per una settimana attraversato da asserzioni, dinieghi, speranze, livori e promesse; ogni stupida manifestazione è portatrice di un suo indotto emotivo più o meno consistente, ma ciò che ha reso speciale la SAF 2008 è stata l’evidenza degli stati d’animo, la disponibilità delle persone a mettere in gioco i propri pensieri e desideri. Un’atmosfera fertile, distante dall’odiosa austerità di esposizioni più conosciute e blasonate, e preferibile alla tracotante cialtroneria degli ambiti in cui da troppo tempo potere e danaro sterelizzano e violano lo scambio delle idee.
    Mentre l’economia mondiale sta vistosamente vacillando, e anche i miliardari ostentano miseria, questo approccio si potrebbe rivelare vincente, riconsegnando il ruolo di guida a chi alle ristrettezze è allenato da sempre, e consapevolmente sa affidarsi alla magia del fare.

  15. Antonino Pirellas scrive:

    Da celle tetre a spazi d’arte, con sconto di condanna a creare ! originale l’invito. Non si poteva che accettere la condanna disposta dal Giudice (in questo caso grazie a Mauro, Francesca e Altri collaboratori). Meglio la condanna a creare (che sarebbe educativa e partecipativa per tanti giovani oggi) piuttosto che a consumare e distruggere.

  16. Paola Zorzi scrive:

    Premetto di non essere una sostenitrice ad oltranza del volontariato che in italia rischia sovente di trasformarsi in sfruttamento oppure nella scontata pretesa di prestazioni a cui le istituzioni religiose avevano abituato il paese … non senza problemi collaterali.
    detto questo però ci sono situazioni dove il volontariato assume significati diversi sia perché non tutto può ridursi ad una prestazione a pagamento sia perché in certi casi corrisponde a quel che in campo produttivo si intende per “investimento”.
    nel caso dell’arte parlerei di un impegno “davvero” creativo (anzi cre/attivo) con ricadute sociali prima o poi tangibili.
    ma perché questo avvenga la progettualità deve inserirsi nella dinamica stessa della società riconoscendone le inerzie e le potenzialità e proponendo nuove prospettive.
    naturalmente se queste non sono le premesse tutto è inutile.
    se però nonostante queste il valore di quel che si sta facendo non viene riconosciuto allora si è di fronte ad una situazione avvilente.
    spero che l’entusiasmo dei tanti “giovani” (e non solo) coinvolti in iniziative valide non venga frustrato e che sia riconosciuto anche il “capitale” culturale, intellettuale, materiale investito.
    nello specifico basterebbe un confronto con le ipersponsorizzate fiere e mostre essenzialmente commerciali dove “opere e operatori” si vorrebbero trasformati in un optional in ossequio ai presunti affari da realizzarsi per accorgersi della differenza…
    continua

  17. Valerio Bertello scrive:

    risposta all’intervento di Paola
    Nulla da obiettare se si tratta di principi, Ma occorre distinguere questi dalla realtà corrente, che è quella del capitale. In esso:
    – ogni prestazione è pagata al suo valore di mercato, scambio che produce già un plusvalore, non pagato, intascato dal compratore.
    – linvestimento su se stessi in formazione viene recuperato come maggior reddito prodotto dalla qualificazione acquisita.
    – le ricadute sociali sono per il capitale indifferenti, e comunque non pagate.
    – l’uico valore riconosciuto è quello di mercato, cioè la forma che assume l’utilità sociale di un prodotto nel mondo della merce. Per cui un lavoro che pur produce valore d’uso può valere zero sul mercato. Anzi, nel mondo del capitale la condizione è ancor più restrittiva: il lavoro utile vale zero se non produce profitto.
    – infatti, nelle fiere e nelle mostre in generale trovano posto quelle produzioni artistiche che hanno mercato o lo cercano, cioè che producono profitto commerciale per i galleristi. Per il collezionismo può non essere così: l’opera d’arte viene scambiata contro reddito, ma oggi si tratta di casi sempre più rari. Il collezionista in generale investe un capitale dalquale si ripromette di ricavare oltre al prestigio personale, anche un profitto. Il collezionista puro è sempre più raro.
    Questi sono i principi che valgono attualmente. Per farne valrere altri occorre cancellare quelli esistenti. Ciò che non è poco.

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