Agitazione permanente per il diritto all’aborto

16 Febbraio 2019

Foto Non Una di Meno Cagliari

[Gianfranca Fois]

Di fronte alla parola aborto due immagini mi vengono in mente: nella prima i pensosi uomini romani che potevano ripudiare le proprie mogli se queste abortivano e, se capitava loro di divorziare o di morire lasciando la moglie incinta, il magistrato nominava un “curator ventris” per impedire alle divorziate o alle vedove di abortire.

L’altra è una recente foto di Trump, appena eletto, circondato da un gruppo di sette uomini che firma il primo decreto contro le politiche sull’aborto di Obama per impedire che le ONG internazionali favorevoli alle pratiche abortive possano ricevere fondi. Non una posizione contro l’aborto, secondo gli ipocriti suoi portavoce, ma a favore della vita. Due immagini di uomini, uomini che decidono sul corpo delle donne, uomini che vogliono, nell’antica Roma o negli USA di oggi, controllare il corpo delle donne. La cultura patriarcale non solo continua a manifestarsi e a cercare di oscurare le nostre coscienze ma oggi sembra quasi rivitalizzarsi anche in quei paesi che sembravano sulla buona strada per sconfiggerla. Diritti che si pensava acquisiti vengono di nuovo rimessi in gioco e si cerca di far fare alla società passi indietro verso il passato.

Si va dagli ostacoli, oltre che all’aborto, alla contraccezione negli USA, ai limiti sempre più stretti che il parlamento polacco mette al ricorso all’interruzione di gravidanza e che hanno provocato imponenti manifestazioni di donne. Il 90% delle donne dell’America latina non ha diritto di accesso all’aborto e recentemente in Argentina il parlamento ha bocciato il progetto di legge sulla sua legalizzazione. Secondo il Guttmacher Institute (organizzazione no-profit statunitense che si occupa di contraccezione e di aborto) nei paesi in cui si effettua legalmente l’interruzione volontaria di gravidanza, il ricorso all’aborto è in calo. Nonostante ciò in molti paesi, fra cui l’Italia, si sono riaccese, da parte di uomini più che di donne, nuove polemiche sull’aborto e le leggi che lo regolamentano.

E’ necessario sottolineare che in tutto il mondo si assiste ad un attacco contro le donne e i loro diritti, e spesso i movimenti così detti per la vita sono in strettissimo contatto con movimenti d’estrema destra o addirittura nazisti, che godono di notevoli risorse finanziarie in gran parte di origine sconosciuta, disposti anche alla violenza pur di far passare le proprie idee. Anche in Italia, secondo un’inchiesta del Corriere della sera, l’associazione Pro vita ha legami con l’organizzazione fascista Forza Nuova. Alla fine dell’anno scorso la città di Verona si è autonominata “città a favore della vita” e ha finanziato le associazioni cattoliche che si oppongono all’aborto, poco tempo dopo anche altre città, fra cui Alessandria e nei giorni scorsi la regione Liguria.

Questi attacchi al diritto all’aborto, ipocritamente camuffati, spesso oppongono ai dati scientifici asserzioni generiche espresse con un linguaggio anche violento, informazioni inesatte, in generale non riconoscono alla donna la sua libertà e la responsabilità della sua autodeterminazione. Insomma, alla donna non può essere affidata la responsabilità del proprio corpo, soprattutto se incinta, e bisogna difendere la donna e il bambino considerati entrambi vittime, quindi la donna deve essere difesa da sè stessa. Senza alcuna distinzione tra un punto di vista religioso, cattolico, e quello dello stato, delle istituzioni che dovrebbe essere laico.

Queste aberranti posizioni non devono stupire. Lo stesso ministro della Famiglia Fontana è iscritto al Comitato No194, legato a Pro vita, che chiede sia l’abolizione della legge 194 sia il carcere per le donne e i medici che praticano l’aborto. Si tornerebbe così alla situazione precedente al 1978 (anno di approvazione della legge che regola l’IGV). Allora le donne abortivano nella clandestinità, spesso ad opera delle così dette mammane, in condizioni precarie e poco igieniche che potevano provocare morte o disabilità. Oppure, per le donne benestanti, c’era il ricorso all’interruzione in quei paesi che riconoscevano l’aborto legale.

Anche la situazione attuale comunque è molto difficile per le donne. A livello nazionale l’obiezione di coscienza dei medici raggiunge quasi il 70%, in alcune regioni supera il 90%. È evidente quindi la difficoltà del percorso che le donne devono compiere per poter ottenere l’IGV, diventa una corsa contro il tempo e contro tanti ostacoli. Non solo, a questo si aggiunge l’umiliazione a cui spesso sono sottoposte e che viene subita anche da quelle donne che, pur avendo deciso di avere un figlio, sono costrette ad abortire per gravi malformazioni del feto. Tutto concorre quindi a fare dell’aborto non un problema medico ma un problema etico, uno stigma per le donne che vogliono abortire, non importa per quale motivo.

Perciò in questo clima, secondo l’Associazione Luca Coscioni, stanno tornando gli aborti clandestini, nonostante i dati del Ministero della salute indichino una costante diminuzione del numero degli aborti.
Quello che spaventa in questa situazione comunque è che l’attuale governo non solo vorrebbe eliminare il diritto all’aborto, e con il dll Pillon in prospettiva anche il divorzio, ma cerca anche di neutralizzare, indebolire o eliminare tutti quei passaggi che negli altri paesi fanno diminuire il numero degli aborti.

È necessaria infatti la prevenzione e cioè informazioni e accesso più facile e meno oneroso alla contraccezione, quindi un ampliamento e rafforzamento dei consultori pubblici che invece stanno diminuendo, e poi percorsi educativi di educazione sessuale nelle scuole, perché i giovani imparino a tutelare la propria salute e a fare libere scelte in campo sessuale, cioè il contrario di quello che si propone il governo.

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