Cessò a maggio

3 Gennaio 2019
[Giovanni Dettori]

cessò a maggio  improvviso
il gracidare delle rane ai margini del fosso
il loro insipido canto senza fine
ma non me ne preoccupai fino a che per qualche tempo
potevo ancora mangiarle
nelle bettole  in risaia

e a giugno
si spensero le lucciole di cui poco mi importava
se l’oscillante lumino dello zip
l’opale del cellulare mi accompagnava nella notte
fu il frocio dei froci a parlarne
il poeta che ben prima trovò la sua fine

poi si zittirono i grilli
che accendevano le notti
senza respiro di luglio
e ne fui sollevato
perché mi toglievano il sonno
pulsando senza tregua

e le cicale d’agosto
che cessarono finalmente di frinire
nell’ora più torrida di Pan
accompagnando questo dio di solitudini
non ne rimpiansi il silenzio
poiché mi rovinavano l’ora sesta

poi scomparvero le api
e i bombi neri
questi pelosi succhiacazzi  iridescenti
ma non entrai in paranoia per questo
il miele mi ha sempre dato l’orticaria
il polline mi scatenava altre allergie

così a novembre sparirono gli uccelli
chiusi gli arrivi dei migranti
non un pulsare d’ali si sentiva
i cachi rimasero tra i rami
e questa volta cominciai a preoccuparmi
non trovavo più a chi sparare

finché alla fine fui io a scomparire
e mentre svanivo in dissolvenze di orrore
udivo  udivo l’ombra che rideva
come se blatte e ratti facessero baldoria
e ridevano  ridevano quasi ridessero i passeri di Rulfo
squittivano e ridevano

poiché da millenni sapevano che un giorno
avrebbero posseduto la terra.

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