Dipendenza, la mostra fotografica di Su Fogu

7 Febbraio 2019

Foto di Su Fogu

[red]

Dipendenza è la seconda mostra della rassegna “Fragile”, a cura di Claudio Rosa e organizzata dall’Associazione Ottovolante Sulcis. In “Dipendenza” Su Fogu, nome d’arte di Eleonora Marroccu, tenta di parlare di dipendenza, nello specifico dipendenza da sostanze. Attraverso immagini inusuali, oggetti, associazioni fuori dal normale, vuole raccontare l’amara dolcezza della fragilità di molti di noi, della debolezza, del bisogno d’amore e rapporti veri che vengono a mancare. Un racconto spietato, duro, faticoso, ancora in fase embrionale, ma con tutta la volontà di nascere e crescere. La mostra sarà inaugurata venerdì 15 febbraio, dalle 18:00 alle 22:00, e sabato 16 febbraio 2019, dalle 17:00 alle 21:00, in piazza San Francesco, 5 a Sant’Antioco (SU). Sabato 16 febbraio dalle 17:00 il pubblico sarà invitato a costruire un racconto condiviso.

A trent’anni dalla scomparsa di Bruno Munari si vuole rendere omaggio alla sua ricerca attraverso un percorso partecipato, articolato in mostre-laboratorio, in cui cercare di dare un contributo al tentativo di rispondere alla domanda “È possibile cercare di capire come «nasce» una idea?”.
Ogni esposizione analizzerà il processo creativo mettendo in evidenza la fragilità e la forza di un’idea, dalla nascita alla concretizzazione in opera d’arte. La produzione artistica in esposizione non dovrà necessariamente mostrare il prodotto finale della prassi creativa, l’artista avrà infatti il compito di condividere con il pubblico il risultato di fasi intermedie del percorso realizzativo e indicare le soluzioni possibili, suscitando nel visitatore interrogativi e stimolando riflessioni critiche.

La prima mostra della rassegna, dal titolo “Avanzi – Quel che resta”, si è tenuta il 4 e 5 gennaio 2019 e ha visto Chiara Caredda recuperare alcuni avanzi di ritagli di precedenti collage per crearne di nuovi. Attraverso il lavoro di composizione e scomposizione l’artista ha dimostrato di riuscire a raccontare le storie mai dette, perché scartate, in una nuova veste dell’immagine e del ricordo.

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