Gli indipendentisti sono terroristi?

16 Settembre 2018

Foto dell’assemblea di Caminera Noa in sostegno alla resistenza curda

[Francesco Casula]

La stampa, ieri 15 settembre, ha dato questa notizia: ”In Sardegna sono scattate delle perquisizioni nei confronti di un foreign fighter italiano e di altri due soggetti, sempre italiani, tutti residenti in Sardegna, nell’ambito di un’indagine dell’Antiterrorismo della Polizia e della Digos di Nuoro sulle attività di combattimento all’estero.

Il foreign fighter è Pierluigi Caria e ha combattuto con le milizie curde: nei suoi confronti è scattato anche il sequestro preventivo del passaporto in quanto dalle indagini, coordinate dalla Dda di Cagliari, è emerso che l’uomo stava per ripartire per l’Iraq per poi raggiungere la Siria”.

A Caria indipendentista e sardo (e non italiano, preciso io), viene contestato il 270 bis, l’associazione con finalità di terrorismo. La notizia ha dell’incredibile: siamo di fronte a un capovolgimento brutale della realtà: viene sospettato di terrorismo chi, con un atto di altruismo e generosità il terrorismo dell’ISIS, è andato a combatterlo, a fianco dei Kurdi.

Nel manifestare la piena vicinanza e solidarietà a Caria, voglio riportare, pressoché integralmente il Comunicato di Sardigna Natzione, – che condivido in toto – a firma del suo segretario Bustianu Cumpostu: “Pier Luigi Caria foreign fighter in Kurdistan ? SNI non ha elementi per confermarlo e non ci interessa neanche cercarli prima di manifestare la ferma solidarietà all’indipendentista Luiseddu Caria, figlio del compianto Angelo Caria, fondatore di Sardigna Natzione. Non ci interessa cercare verifiche in merito, perché riteniamo che per un indipendentista sardo sia normale appoggiare qualunque lotta di liberazione nazionale dei popoli oppressi come riteniamo legittimo che ogni indipendentista scelga la forma con la quale espletare tale dovere.
SNI è comunque solidale con Luiseddu Caria, siamo certi della sua buona fede, della sua onestà politica, della sua capacità di valutare le proprie scelte, della sua generosità, del suo impegno nella lotta per la libertà e per i diritti dei popoli e degli individui. Non ci sono dunque nè SE e nè MA, siamo a fianco di Luiseddu e lo sosterremo in tutto quello che sarà necessario perché non solo sia liberato da qualsiasi restrizione ma gli sia riconosciuto il merito per il suo alto impegno per la libertà e per la difesa dei diritti primari, dei popoli e delle persone. Anche nella guerra di Spagna la Sardegna era l’unica nazione senza stato con una propria brigata in difesa della democrazia, nulla di strano, anzi un onore, se nella guerra per la liberazione nazionale del Kurdistan ci fosse un novello Dino Giacobbe”.

Ciò premesso, mi domando: non saremmo di fronte al deja vu, ovvero alla vieta e trita equazione: Indipendentista =terrorista? Conosciamo infatti e non da oggi l’accusa di terrorismo rivolta, agli Indipendentisti sardi nel passato, anche recente. Rammento la farsa del “complotto separatista” del 1981. Una farsa però con risvolti drammatici per chi – come Bainzu Piliu e Oreste Pili, tanto per ricordare due miei amici – patirono, innocenti, la tragedia immane del carcere, insieme a Doddore Meloni, ahimè, “ucciso dallo Stato”, l’anno scorso.

Ricordo ancora che alla fine degli anni ’80, il nuovo gerarca dell’Italia, Ciriaco De Mita, etichettò come “mezzoterroristi” i Sardisti. E più recentemente, nel 2006 l’Operazione “Arcadia” con l’arresto di Bruno Bellomonte, un dirigente del Movimento indipendentista “A Manca” e altri 10 indipendentisti. Bellomonte, dopo circa due mesi di carcere fu rimesso in libertà, in quanto nel periodo incriminato si trovava all’estero, e quindi era estraneo ai fatti contestatigli.

Ma fu di nuovo arrestato nel 2009 e sconterà ben 29 mesi di carcerazione preventiva. Sarà assolto dall’accusa di terrorismo dalla prima Corte d’Assise di Roma perché “il fatto non sussiste”. Il Pubblico Ministero aveva addirittura chiesto 10 anni e 7 mesi di reclusione. Bene. Oggi la repressione statale colpisce nuovamente un indipendentista.

Lungi da me teorie complottiste. Ma è possibile che carsicamente, venga rivolta al Movimento indipendentista. senza uno straccio di prova, l’accusa infamante di terrorismo? Non sanno o, meglio, fanno finta di non sapere, evidentemente, che chi, come gli Indipendentisti sardi, si batte per la liberazione della Sardegna dall’oppressione coloniale e statale e dunque chi combatte per cambiare lo stato delle cose presenti, considera il terrorismo un nemico, di qui il rifiuto netto e inequivocabile della violenza: per una pluralità di motivi.

Il terrorismo, – tale è stato quello italiano – disumano e crudele nella sua barbara ferocia, con l’assimilazione di tratti tipici dello Stato (la violenza, il disprezzo della vita), espropria la gente delle decisioni e delle lotte. Vorrebbe sostituirsi a queste per combattere in una guerra privata lo Stato e le sue articolazioni o i suoi simboli. Non capendo che la lotta per bande, magari uguali e contrapposte, è la negazione di una battaglia civile contro lo Stato, centralista e colonialista.

Il terrorismo anzi, lungi dal colpire lo Stato, lo rafforza, e ne giustifica e ne sollecita la repressione e le campagne d’ordine, magari attraverso leggi speciali e liberticide: e non sto parlando di ipotesi ma di una realtà storica che abbiamo già vissuto alla fine degli anni ‘70. Quando uno poteva essere fermato, interrogato, intercettato, non per il sospetto di un reato ma, come sostenne allora un brillante e insigne giurista, il Prof. Luigi Ferraioli dell’Università di Camerino, per il “reato di sospetto” E c’è di più: come e più dello Stato, il terrorismo cerca di liquidare ogni dissenso e ogni opposizione democratica, pacifica, non violenta, di massa: esso infatti con la sua logica di distruzione semina paura, panico, disorientamento, tensione. Spingendo alla passività, alla rinuncia, alla delega, alla privatizzazione della politica.

Il movimento indipendentista, nazionalista e sardista non vuole indossare alcun elmetto: perché l’elmetto è fuori e contro la cultura e la civiltà sarda, pacifica e pacifista. L’elmetto e le armi, gli eserciti e i terroristi – che non a caso giocano la loro partita sul terreno militare – appartengono alla civiltà dell’ordigno e della morte.

Appartengono alla civiltà urbana e metropolitana, non a caso si chiamavano «Br-guerriglia metropolitana». Duncas, andade-bo-che a su corru de sa furca e limbas malas apazis, terroristas de cale-si-siat ispessia e zenia! E Istadu italianu, lassa-nos in paghe!

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