Hey MAN

16 giugno 2008

Piazza Sebastiano Satta
Sandro Roggio

Premessa e antefatto (n.d.r.): la questione del MAN con la discussione nata sull’opportunità o meno, dietro iniziativa del brillante museo nuorese di arte comtemporanea, di modificare (soluzione A) uno degli elementi architettonici della piazza ‘creata’ da Costantino Nivola anima da mesi una discussione assai vivace, con significativi echi nazionali. Alla serie di interventi molto critici su tale modifica della Piazza – soluzione B – di artisti, architetti, archeologi, universitari e associazioni ambientaliste (come Maria Lai, Giovanni Lilliu, il FAI: si veda il sito appositamente creato dal ‘Comitato Piazza Satta’) hanno risposto, in favore delle modifiche, dal palcoscenico mediatico di FestArch personalità come Achille Bonito Oliva e Gillo Dorfles, appoggiate da Marcello Fois. Ed è intervenuta in maniera impegnativa la politica, con il capogruppo del PD Antonello Soro. La discussione in atto è di grande interesse perché esprime il rapporto fra innovazione contemporanea e tutela della memoria. Appare indubbio che un luogo come la Piazza Satta sia un contesto memoriale e urbanistico da tutelare. E un bene identitario, a giudicare dal senso di appartenenza che lega ad esso la comunità residente. Allora, bisogna attenersi alle ragioni della tutela classiche – la proposta del MAN ha avuto l’ok dell’Ufficio di Tutela del Paesaggio e della Soprintendenza ai Beni Architettonici – o a quelle, richieste dai soggetti residenti, che propongono con aspetti partecipativi nuove e maggiori forme di tutela, oppure ancora alla prevalenza della contemporaneità, invocando valore e successo (significativi, nel caso del MAN) di un’impresa culturale e l’appoggio della politica di vertice? L’articolo che segue si inserisce nel dibattito in corso.

Da qualche mese si discute in Sardegna sul caso Man di Nuoro. Ha colpito che note personalità della cultura e della politica abbiano fatto sentire la loro voce su un argomento apparentemente di poco conto. Antonello Soro, numero due del Partito Democratico è intervenuto nientemeno che con una nota ufficiale per schierarsi per la soluzione A. Ho rispetto e simpatia per Soro, anche se nel merito penso diversamente da lui. Ma non è questo il punto. Non intendo riprendere da capo l’ argomento, mi sono già espresso insieme ad altri poi accusati di essere contro il Man ( e la necessità del Museo di crescere) in quanto sostenitori di una soluzione B: cioè per la ragionevole ricerca di una risposta in grado di contemperare l’ auspicabile ampliamento degli spazi espositivi del museo senza forzare la forma della piazza. Meritava attenzione chi ha sostenuto la inviolabilità di quel luogo. Tant’è che il Consiglio Provinciale di Nuoro ha assunto nei giorni scorsi una posizione di grande rispetto per le critiche e una mozione è stata approvata proprio in considerazione del fatto che “nella comunità scientifica, tra gli organi di informazione e nell’opinione pubblica alcuni interventi contenuti nel progetto in esame, quali la modifica della facciata prospiciente la piazza Satta, hanno determinato un vasto contrasto sul paventato rischio del venir meno dello spirito originario dell’opera di Nivola ». Se interpreto bene il documento votato dal Consiglio si è deciso di rinunciare ad una idea categorica e staremo a vedere gli sviluppi. Vi sono però da svolgere alcune considerazioni a margine. Che la politica, ai più alti livelli, decida di occuparsi di queste cose è un segno buono, di interesse alle cose che accadono nelle province: nè il dibattito aspro ma civilissimo sulle scelte della civitas nuorese può essere relegato tra gli incidenti o peggio tra le perdite di tempo. Ci sarebbe caso mai da preoccuparsi quando le decisioni avvengono in silenzio e senza passioni come spesso accade nelle sedi della politica. Colgo e segnalo però una contraddizione nelle argomentazioni di Soro: laddove svilisce appunto il ruolo della politica, tanto più rilevante proprio perché un politico che dovrebbe attribuire il giusto ruolo alla scelte che alla politica competono. Per cui non capisco perché mai si dovrebbe lasciare che la decisione sulla forma della città che compete per legge al Consiglio Comunale sia presa dal Man in caso di disaccordo tra A e B. Soro, intanto si è schierato per A ( con l’autorevolezza che gli viene dall’esercizio di un ruolo politico), pensando però che fosse giusto “lasciare l’ultima parola al Man che ben conosce le sue esigenze e ha dato ampia prova in questi anni di conoscere anche il senso più profondo dell’arte nelle sue più svariate espressioni”. Nessun dubbio sulle capacità del Man, però si dovrà ammettere che la forma di una piazza deve essere decisa dai rappresentanti eletti dalla comunità, sentite le molte esigenze che come si sa devono essere comprese in un quadro possibilmente non contraddittorio di molteplici necessità e attese, e di sensibilità; e a questo serve o dovrebbe servire la politica. Proprio per evitare che i progetti di città siano assemblaggi di bisogni che ciascun soggetto pone (o impone) in quanto conoscitore e paladino dei propri. Ecco, per evitare che chi più ha mezzi possa incidere nelle scelte serve la buona politica. D’altra parte la soluzione per accogliere le istanze del Man, così come vengono avanzate, avrebbe necessità di una variante allo strumento urbanistico a sua volta subordinato a disposizioni della Regione, assai preoccupate – e giustamente – che nei centri storici della Sardegna siano conservati i caratteri di tipicità. Questa scelta è moderna e mira a conservare ciò che ci ritroviamo e non conta nulla che gli spazi che diciamo di volerci tenere sono il frutto di manomissioni prodotte quando l’attenzione verso i luoghi identitari non erano forti come sono oggi. Le scelte urbanistiche – e anche in questo dissento dall’onorevole Soro – non sono estranee al dibattito culturale: la cosa è pacifica e non avrebbe senso dibattere su questo ( toccherebbe ripartire dalla polemica Vittorini-Togliatti e non mi sembra il caso). Non è accettabile subordinare e le decisioni politiche attribuite ai consiglieri comunali alle lezioni degli intellettuali, fino a farle dipendere. Nei termini posti da Soro («non è certo la politica a dover decidere cosa sia meglio in una disputa culturale che non può vedere né vincitori né soccombenti»), ogni decisione politica dovrebbe appunto semplicemente discendere, alla faccia dei processi partecipativi. Ha ragione l’assessore Paolo Cottu che rivendica il ruolo del Consiglio Comunale di Nuoro e della politica ( e delle politiche culturali del Comune), secondo i tempi tecnici che chi fa l’amministratore pubblico conosce bene. Non lo dice espressamente ma la preoccupazione del Comune sembra quella di custodire le regole del piano urbanistico evitando la partigianeria della deroga, perché un precedente (anche la soluzione più interessante ma estranea all’idea di conservazione di un bene culturale) produrrebbe la capitolazione del sistema di regole e in prospettiva la resa verso ogni speciale esigenza. Le più recenti prese di posizione sembrano rimettere le cose a posto: oltre che dal Consiglio Provinciale, la precisa volontà di ridiscutere il progetto alla luce delle numerose critiche viene infine dal sindaco di Nuoro Mario Zidda. Seguiremo con cura gli sviluppi.

1 Commento a “Hey MAN”

  1. Mario Monello scrive:

    in questa vicenda tutti “dimenticano” un particolare di non poco conto: la struttura creata fino adesso corrisponde ad un progetto integrale (interni, facciata), per questo motivo pensare alla possibilità di realizzare cambiamenti al progetto in discusione vuol dire dover butare giu tutta la struttura fatta fino ad oggi in quanto corrispondente alla facciata cosi come progettata. il signore Roggio forse non sa che ad oggi sono stati spesi circa la metà dei fondi messi a disposizione dalla Unione Europea per questo progetto (1.000.000 di euro). Se si deve ricominciare con un nuovo progetto di facciata (un ibrido che “accontenti” tutti), i soldi spessi fino adesso saranno buttati. lei deve sapere anche che i tempi burocratici per far approvare la documentazione di un nuovo progetto vanno oltre i tempi a disposizione della Povincia di Nuoro per spendere i 2.500.000 stanziati dalla UE a questo progetto.

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