Il socialismo moderno e vitale di Olof Palme

15 Giugno 2007

Gianluca Scroccu

OLOF PALMEÈ un vero paradosso (anche se forse spiega più di tante altre cose i ritardi della sinistra italiana) che a vent’anni dal suo efferato e misterioso assassinio del febbraio 1986 nel nostro paese non sia mai stata pubblicata una biografia di Olof Palme. Per fortuna ora è uscito in libreria il bel saggio di Aldo Garzia “Olof Palme, vita e assassinio di un socialista europeo”, edito dagli Editori Riuniti.
Nell’ultimo congresso dei DS il partito si è non a caso diviso proprio sull’appartenenza alla famiglia del socialismo europeo, che peraltro si vorrebbe superare con la creazione dell’effimero e indefinito Partito Democratico. Questo libro permette di capire tutti i limiti culturali della nostra sinistra, proprio a partire dalla scarsa attenzione riservata all’analisi seria e concreta della storia della socialdemocrazia europea.
L’attualità del pensiero e dell’attività politica di Palme, come sottolinea giustamente Garzia, si riconosce nell’aver declinato in maniera originale un socialismo non appiattito su rigidi schemi economicistici ma aperto ad una riflessione continua sull’importanza della lotta dell’emancipazione dell’uomo e della donna. Proprio sul tema della parità di genere e delle pari opportunità si può misurare uno dei punti più innovativi e moderni della politica di Palme. Con i suoi governi si rafforzò in Svezia quel modello di famiglia per cui i lavoratori devono essere entrambi i coniugi che si dividono equamente le fatiche quotidiane domestiche, a differenza, ad esempio, di un modello assistenziale come quello italiano modellato su un unico percettore di reddito di genere maschile. Palme non a caso si impegnò con forza per tutelare la donna svedese con la stessa copertura legislativa, fiscale ed assicurativa dell’uomo, in modo da garantire un giusto equilibrio capace di assicurare il pieno e libero accesso delle donne al mercato del lavoro e ad importanti carriere senza che questo costituisse un ostacolo alla maternità. Ci sono poi nel libro le sue battaglie sul tema dell’ambiente (fu uno dei primi politici a porsi, negli anni Settanta, il problema dell’esaurimento delle risorse energetiche e della necessità di un nuovo modello di sviluppo eco-compatibile). Palme fu un socialista vero che si chiedeva se può avere un senso ridurre le tasse quando questo significa assottigliare le coperture sociali e sminuire la qualità dei servizi, e che si pose con il “Piano Meidner” il tema del controllo democratico dei profitti e dell’ostacolo alle concentrazioni economiche, specie quelle parassitarie. La sua sfida in economia fu quella di accompagnare la tutela del lavoro e del diritto alla qualità del lavoro con l’espansione dei processi economici e la coesione sociale.
Nel libro si assegna un grande spazio al ruolo del premier svedese nello scenario politico internazionale e al suo impegno strategico imperniato sul concetto di una pace da costruire a partire da una ridefinizione del potere mondiale su un asse di parità tra le nazioni. Per fare questo il leader scandinavo non esitava nell’esternare la propria opinione sulle principali controversie internazionali con posizioni critiche tanto delle tentazioni egemoniche della superpotenza americana che di quella sovietica, essendo convinto che l’emancipazione delle popolazioni del Terzo Mondo dovesse essere intrapresa senza chiedere corrispettivi politici. Grazie a questa sua attività fu capace di dare alla Svezia una straordinaria visibilità internazionale, e questo tanto da Vicepresidente dell’Internazionale Socialista quanto da mediatore per l’Onu. Amico di tutti i movimenti progressisti dei vari continenti, fu un duro e critico avversario della guerra del Vietnam così come dell’intervento sovietico a Praga o di quello in Afghanistan. Un cammino che presenta, non a caso, diversi punti di contatto con l’azione politica di Enrico Berlinguer (in proposito si rimanda ai saggi di Silvio Pons, Raffaele D’Agata, Fiamma Lussana e Claudio Natoli contenuti nel volume appena edito da Carocci “Enrico Berlinguer, la politica italiana e la crisi mondiale”).
Garzia delinea l’uomo politico svedese come un riformatore coraggioso e illuminato che non riteneva di dover mediare sui problemi etici e che non si faceva imbrigliare neanche dalle sconfitte elettorali o dai condizionamenti interni ed internazionali (che come si spiega nel libro furono fortissimi). Del resto non è forse questa la crisi principale della sinistra italiana e cioè quella di aver rinunciato, a favore di parole come efficientismo e governabilità fine a se stessa, ad un pensiero forte ed autonomo capace di coniugare capacità riformatrice nel governo e un costante pensiero critico pronto ad individuare le gravi sperequazioni e le rendite di posizione che rendono il mondo così diseguale?
Olof Palme ebbe la costanza di chi applica una politica coerente tra ciò che si dice e ciò che si fa, chiamando le cose per il loro vero nome e non con i sotterfugi del cinico teatrino politico odierno. Così disse una volta rivolgendosi ai giovani socialdemocratici svedesi: «Se si elimina la volontà con la sua base di teoria e di valori, se si elimina come fonte di energia anche il convincimento emozionale, la politica nei paesi democratici si trasformerà in qualcosa di grigio e triste. […] Il socialismo è un movimento di liberazione. Il nostro obiettivo è liberarci il più possibile dalla pressione delle circostanze esterne, dando la libertà a ciascuna persona di sviluppare se stessa secondo le proprie peculiarità e i propri desideri».
Era un uomo di sinistra conscio che la lotta tra il pensiero socialista e la realtà è il dilemma affascinante ma anche l’unica forza motrice delle politiche socialdemocratiche.
Sapeva bene che non c’è giustizia sociale senza libertà, così come libertà senza giustizia sociale. Ecco perché le sue idee, come dimostra il lavoro di Aldo Garzia, possono offrire molti spunti di riflessione alla sinistra italiana che tenta di intraprendere, seppur tra mille contraddizioni, un percorso unitario difficile e lungo ma necessario per la costruzione di un nuovo modello sociale che tanto sul piano internazionale che su quello nazionale e locale porti avanti una nuova etica dello sviluppo.

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