La Sardegna non si taglia

29 Febbraio 2020
[Roberto Loddo]

Il 29 marzo 2020 si svolgerà il quarto referendum costituzionale nella storia della Repubblica, per approvare o respingere la legge di revisione costituzionale in materia di riduzione del numero dei parlamentari. Una riforma che prevede un pericoloso taglio disorganico del 36,5% dei componenti di entrambi i rami del Parlamento, da 630 a 400 seggi alla Camera e da 315 a 200 seggi al Senato.

Il manifesto sardo, insieme ai comitati sardi per la democrazia costituzionale, sosterrà le ragioni del no nel referendum, poiché in caso di vittoria dei sì, la rappresentanza politica della Sardegna, già compromessa da una legge elettorale regionale antidemocratica e nata per escludere le minoranze non alleate con le due coalizioni più votate, rischia di scomparire dai luoghi della decisione. La Sardegna sarà infatti una delle regioni piccole e medie più danneggiate dalla compressione della rappresentatività politica del Parlamento.

La vittoria dei sì, in assenza dei correttivi ipotizzati e mai attuati (La legge elettorale proporzionale con il superamento della base regionale per l’elezione del Senato e la riforma dei regolamenti parlamentari) porterà conseguenze disastrose ed effetti collaterali perché di fatto verranno introdotte delle soglie implicite di sbarramento che porteranno una larga parte delle cittadine e dei cittadini sardi a non avere più rappresentanza in Parlamento. In particolare al Senato, dove la soglia implicita di sbarramento si aggira tra l’8 e il 10%. Un danno al diritto di voto, non solo dei partiti minori che verranno definitivamente cancellati dalla rappresentanza, anche le elettrici e gli elettori dei partiti maggiori perderanno in proporzione questo diritto.

Questa riforma è da respingere perché non rappresenta una riduzione delle poltrone, è al contrario un furto ai danni delle cittadine e dei cittadini maturata all’interno di un processo di delegittimazione della rappresentanza politica portata avanti dai cinque stelle. Movimento che da sempre, dalla sua nascita, ha cercato di orientare il senso comune verso l’antipolitica con un attacco costante al Parlamento e alla funzione parlamentare. L’obiettivo nemmeno tanto nascosto dei grillini è quello di ridurre la democrazia per affidare il potere all’onnipotenza della maggioranza impersonata da stregoni e leader carismatici.

Ciò che abbiamo di fronte è il risultato di una visione politica contaminata dal populismo autoritario che vuole separare i cittadini dalle istituzioni, e come ha giustamente dichiarato il professore emerito di diritto costituzionale Massimo Villone, è logorata dall’assenza di partecipazione dei partiti, che hanno perso il loro storico ruolo di collettori di domanda di trasformazione sociale e sono oggi ridotti a ectoplasmi ininfluenti. La motivazione del taglio spesa pubblica diffusa dai sostenitori della riforma è ridicola, perché questo taglio, fatto peraltro in maniera insensata, è riferibile a poco più di un caffè al giorno a cittadino, una cifra praticamente irrilevante per il bilancio dello Stato.

La società sarda dovrebbe unirsi nel respingere questa controriforma in queste poche settimane che ci separano dal voto. Tutti i movimenti di lotta, tutti i soggetti impegnati nei conflitti sociali, i partiti, compresi i partiti indipendentisti, dovrebbero rompere il silenzio e connettere le migliori energie per contrastare un futuro senza democrazia. Perché senza democrazia non ci sarà l’uguaglianza e nemmeno l’autodeterminazione della Sardegna.

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