Sardegna tra Vaticano e Villa Certosa

16 Dicembre 2010

cubeddu

Mario Cubeddu

Lo scontro all’interno del fu Partito della libertà rivela aspetti sconosciuti della natura e delle attività dei gruppi dirigenti sardi del centro-destra. Due consiglieri regionali che hanno aderito al movimento di Fini hanno rivelato, tramite un’interrogazione all’Assessore all’agricoltura Andrea Prato, che, per decisione della Giunta, la Regione Sarda ha finanziato il Meeting di Comunione e Liberazione di Rimini, con il pretesto di mettere in mostra i prodotti dell’agricoltura sarda. Non si parla della somma impegnata, ma non deve essere stata irrilevante, visto che sono stati spesi 1,8 milioni di euro per la presenza della Regione a Fiera Cavalli, Vinitaly e Sol, il Salone Internazionale dell’olio extravergine di qualità che si svolge contemporaneamente  alla mostra dei vini. In cambio del contributo, il 25 agosto 2010 l’assessore Prato ha partecipato a Rimini ad un incontro sul tema “Nutrire il pianeta: verso l’Expo 2015”, insieme al Sindaco di Milano, al Ministro Galan e a un cardinale africano. Un tema generale  e generico, tra affari e attività missionaria, non certo la crisi drammatica della pastorizia sarda. Ulteriore conferma, se ce ne fosse bisogno, del carattere “guelfo” dell’attuale governo della Regione sarda. Quasi che il Papato, “manu militari”,  per mezzo dell’arcivescovo di Cagliari Mani, si fosse ripreso il controllo dell’isola, donata sette secoli fa generosamente da Bonifacio VIII° a Giacomo II° d’Aragona. Una Sardegna governata dal Vaticano in compartecipazione con Silvio Berlusconi. Dobbiamo presumere che i politici regionali sardi, tutta gente devota, vengano ricevuti a Villa Certosa nei giorni in cui alle ragazze viene data la giornata di libertà.   L’impronta caritatevole dell’attuale governo regionale appare evidente anche a chi getti uno sguardo superficiale sulle norme della finanziaria 2011.  I nostri politici non vogliono sentirsi accusare di scarsa attenzione alla miseria e alla povertà estrema a cui una parte importante di sardi è ridotta a 60 anni dall’istituzione della Regione Autonoma della Sardegna. Beneficenza e carità quindi, non rivendicazione di diritti acquisiti. Come quello di avere regolarmente e per intero la quota di entrate fiscali che spetta alla Regione sarda. Il 1 dicembre 2005, alla manifestazione promossa dalle organizzazioni sindacali per rivendicare le entrate negate dai Governi italiani. avevano partecipato migliaia di sardi. C’era tutto il centro sinistra accanto a Renato Soru, c’erano esponenti di altre forze politiche, verso la fine si erano uniti al corteo anche Gavino Sale e Franciscu Sedda, allora amici e compagni di strada. Si parlò, da parte dei promotori, di pieno successo della manifestazione, il governo regionale assunse toni trionfali, come se tutto fosse fatto, si potesse dormire tranquilli. Già da allora una più attenta considerazione dei dati oggettivi avrebbe dovuto spingere alla prudenza. Il “governo amico” di Romano Prodi garantiva qualche centinaio di milioni di euro nell’immediato e molte promesse per il futuro. Il nuovo sistema di riscossione delle entrate avrebbe trovato piena realizzazione solo anni dopo. Intanto la giunta Soru, considerando il risultato pienamente acquisito, anticipava nei bilanci somme che sembravano ancora non pienamente disponibili, suscitando le proteste dell’opposizione. Le entrate date per certe costituivano la premessa dell’impegno della Regione sarda a sostenere il peso della intera spesa sanitaria e dei trasporti regionali interni.  In questi giorni, in concomitanza con i passaggi conclusivi per l’approvazione della finanziaria,  la vertenza delle entrate torna all’ordine del giorno e le confederazioni sindacali hanno indetto una nuova manifestazione a Cagliari per il 21 dicembre. Il governo Berlusconi tergiversa nel mantenere gli impegni presi dal governo Prodi. La situazione sta provocando lacerazioni interne alla coalizione di centro-destra. I sardisti, vista la situazione, sembra vogliano prendere le distanze da un governo fallimentare. Un certo peso deve averlo anche la prospettiva di una caduta di Berlusconi. Poiché questa non avverrà, è facile immaginare che i sardisti tornino all’ovile. In questa fase drammatica della sua storia la Sardegna si trova in uno dei suoi momenti più bui. Che ai politici sardi, come da tradizione, importi solo la possibilità di salvare un ruolo e una situazione di potere, è dimostrato dalla riunione avvenuta sabato 11 dicembre all’Hotel Mediterraneo dei vertici del Pdl, seduti davanti allo schermo ad ascoltare il messaggio del Capo.  Il proliferare di movimenti di resistenza, opposizione, protesta, in tutti i settori sociali, dalle campagne alla scuola, dalla fabbrica al terziario dipendente, non trova un referente credibile per una battaglia politica seria. Il controllo dei mass media è probabilmente uno dei fattori che contribuiscono a nascondere la percezione della crisi. Vi è anche una certa abilità nell’intervenire sui fronti più roventi dell’emergenza sociale. In questo contesto i tagli alla cultura che si prospettano, addirittura nella misura di un 80% in meno, passano in secondo piano.“Cose che non danno da mangiare”. Anche in Sardegna si preparano tempi duri  per le iniziative culturali. Ma forse davvero queste difficoltà sono poca cosa di fronte ai problemi cui deve far fronte chi, nella campagne, nelle fabbriche, nel terziario,  non ha un reddito garantito. Di loro non si parla, chi non ha la forza di far sentire la sua voce non esiste. E’ una Sardegna oscurata; bisogna riuscire a darle una voce.

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