Lotto per il diciotto

1 Novembre 2012
Roberto Loddo
Il 13 Ottobre è partita la raccolta firme per i referendum “anti Fornero”. Due quesiti per due diversi articoli. Il primo per ripristinare l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, smantellato dalla riforma Fornero, che ha cancellato la norma che imponeva il reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa, o giustificato motivo, a fronte di una sentenza del giudice favorevole al lavoratore. Il secondo per cancellare l’articolo 8 del decreto legge 138/2011 voluto dal governo Berlusconi, la cosiddetta «manovra d’agosto» che dà la possibilità di derogare al contratto nazionale e che ha già portato all’espulsione dei delegati della Fiom Cgil dalle fabbriche Fiat. “I quesiti – dice il professor Piergiovanni Alleva, presidente del comitato promotore – sono la risposta a due attacchi paralleli, perché il primo fu attuato dal governo Berlusconi e il secondo dal governo tecnico, che però si muovono dalla stessa matrice liberista”.

Lo strumento del referendum, non si limiterà solo a restituire allo Statuto dei Lavoratori l’articolo 18 nella versione originaria. Per i promotori del referendum è infatti una battaglia per la legalità e per il rispetto dei principi della Costituzione. Una battaglia partita anche in Sardegna, che presto vedrà concretizzare i primi appuntamenti dei comitati per la raccolta delle firme in tutta l’isola. L’immagine della consegna dei quesiti referendari in cassazione evoca interessanti prove tecniche di unità della sinistra. Non è un caso che il comitato promotore e quello di sostegno siano composti dalle aree della sinistra sindacale in Cgil, “Lavoro e Società”, e “la Cgil Che vogliamo”, dai sindacati di base e dai partiti della sinistra alternativa ed ecologista: Idv, Sel, Federazione della Sinistra e Verdi, dalla Fiom Cgil e dalle associazioni Alba e Articolo 21.

Lavoro Società, che sostiene le ragioni del referendum sociale, in un comunicato del coordinamento nazionale scrive che “L’articolo 18 è una conquista del movimento operaio, un diritto, una norma di civiltà e di deterrenza contro gli abusi e le discriminazioni, l’unica garanzia per la possibilità di rivendicare tutti gli altri diritti”. Un comunicato che chiede alla Cgil di non accettare nessuna manomissione dello statuto dei lavoratori, perché perderebbe di senso e significato la giornata del 23 marzo 2002, quando tre milioni di persone scesero in piazza per difendere le conquiste sociali dell’articolo 18. “La Cgil dovrebbe rompere il silenzio su questo referendum e dimostrare coerenza impegnandosi a sostenere la raccolta delle firme attraverso il coinvolgimento delle delegate e dei delegati, delle Rsu, delle lavoratrici e dei lavoratori, ma anche di precari, disoccupati e cittadini, in quanto” – sostiene Lavoro e Società: “consideriamo che tale iniziativa abbia un valore generale per l’intera società”.

Il Manifesto Sardo sostiene ogni iniziativa politica e sindacale per la creazione di un comitato referendario sardo e ospiterà ben volentieri interventi di appoggio e partecipazione alla mobilitazione referendaria, per ribadire che non si esce dalla crisi privatizzando i diritti, aumentando l’orario di lavoro e riducendo l’occupazione.

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