Agcom e Garanti della partitocrazia

16 Giugno 2012

Stefano Deliperi

“La spinta al suicidio di questo partito non ha limiti”, le parole di Romano Prodi, padre fondatore e padre nobile del P.D. sulla gestione da parte del “suo” partito della vicenda delle nomine dei membri dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e del Garante per la protezione dei dati personali sono tanto lapidarie quanto feroci.
Che cosa può aver spinto a tanto livòre l’ultimo “cavallo vincente” del centro-sinistra?
Nei giorni scorsi sono stati nominati dalla Camera dei Deputati Maurizio Dècina e Antonio Martusciello al Garante per le comunicazioni, Giovanna Bianchi Clerici e Antonello Soro al Garante per la privacy.   Ma chi sono?   Maurizio Dècina, docente delle comunicazioni al Politecnico di Milano, e Antonello Soro, medico e soprattutto politico di lunghissimo corso, sono nomine “contrattate” dal P.D.    Antonio Martusciello, fedelissimo di Silvio Berlusconi, già dirigente Publitalia e parlamentare P.d.L., è stato “preteso” dal P.d.L., mentre Giovanna Bianchi Clerici, già deputato leghista consigliere d’amministrazione della Rai, è stata voluta dalla Lega Nord.
In precedenza, erano stati eletti all’AgCom dal Senato della Repubblica Antonio Preto, capo di gabinetto del Commissario europeo ai trasporti Tajani (P.d.L.), e Francesco Posteraro, “tecnico” di area U.d.C.  La moglie di Bruno Vespa, il magistrato “abbonato” agli uffici ministeriali Augusta Iannini, è stata votata al Garante della Privacy dal Senato su indicazione del P.d.L.
Magari darà le indicazioni su come preparare il prossimo plastico di “Porta a Porta” senza ledere la privacy di vittima e indagato.
Le nomine, votate a maggioranza nei rami del Parlamento, sono frutto di squisito mercanteggiamento, alla faccia di decine e decine di curricula di elevato spessore pervenuti.
Milena Gabanelli ha duramente “inchiestato” i nuovi commissari dell’AgCom per il Corriere della Sera: nessuno avrebbe quei fondamentali requisiti di competenza e indipendenza.
E’ piuttosto chiaro: chi non ha una decisa appartenenza politica legata ai fortissimi interessi della galassia berlusconiana Fininvest-Mediaset (Martusciello, Preto) unita all’incompetenza, è competente ma “è stato consigliere di amministrazione di Telecom Italia ed è, con le aziende di sua proprietà, consulente di moltissimi operatori soggetti alla vigilanza dell’Agcom” (Dècina).   L’ago della bilancia sarà il commissario indicato dall’U.d.C. (Posteraro), notoriamente incompetente in materia, e farà quello che converrà nei prossimi mesi al suo leader Pierferdinando Casini.   Costui deciderà del futuro delle telecomunicazioni in Italia, grazie anche e soprattutto alla volontà di “inciucio” del P.D.
Giusto per capire.  A fine di agosto prossimo scadono i 120 giorni previsti dal “decreto fiscale Monti” entro cui Agcom e Ministero dello sviluppo economico devono definire il destino delle frequenze da assegnare agli operatori televisivi.
Poche settimane per decidere:
1) come riorganizzare i 6 “multiplex” televisivi previsti dal “beauty-contest”;
2) per quanto tempo e con quali diritti d’uso assegnarle;
3) se assegnarle solo alle televisioni o anche agli operatori mobili, e infine come organizzare l’asta, cioè quanto farsi pagare.
Dopodiché la mano passa al Ministero dello sviluppo economico per la gestione della gara.
Decisioni urgenti condizionanti la televisione in Italia.
Infatti, l’AgCom potrebbe decidere di destinare le frequenze a nuovi operatori televisivi e non consentire la partecipazione alla gara di Rai e Mediaset. Potrebbe anche decidere di cederne una parte a Tim, Vodafone, Wind e La3, che sarebbero certamente disposti a pagare cifre molto alte a fronte di un aumento del traffico e della qualità del servizio per i propri clienti. Oppure potrebbe, decidere di utilizzare una parte dello spettro per soddisfare le legittime richieste di Centro Europa 7 e delle emittenti locali, o per tentare di porre rimedio alla disastrosa ricezione del digitale terrestre Rai che affligge centinaia di migliaia di abbonati del servizio pubblico.
Ovvero potrebbe invece decidere di consentire la partecipazione alla gara di Rai, Mediaset e La7, ma non quella di Tim e Vodafone:
“la mancata partecipazione degli operatori di telefonia mobile ridurrebbe di molto il possibile incasso dello Stato. Ci sarebbe così meno competizione nell’asta e verrebbero a mancare gli operatori più ricchi. A questo punto l’Agcom sarebbe giustificata a suggerire al Ministero basi d’asta molto basse”, ricorda Milena Gabanelli.
A questo punto, Mediaset potrebbe comprarle per due soldi, alla faccia di quanti si sono battuti per evitare che venissero assegnate gratuitamente.
Ma gli anni berlusconiani di spudorati interessi personali, evidentemente, non sono serviti al P.D. – principale forza di opposizione e, ora, elemento fondamentale della maggioranza – per imparare come “si marca la differenza”.      Né le nomine al Garante della Privacy appaiono di diversa natura. Partitica.   Che cosa pensare infatti della giurassicità e incompetenza in materia del dermatologo Antonello Soro, in politica da quando aveva i calzoni corti e onusto di incarichi istituzionali dal 1979?
Questo è il “rinnovamento”, la “trasparenza”, la “competenza”, l’ “autorevolezza e indipendenza” secondo il P.D.
E poi ci si meraviglia delle tonnellate di voti che prende Beppe Grillo e il suo movimento 5 stelle.

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