Non bruciamoci il futuro

27 Marzo 2015
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Il comitato Non Bruciamoci il Futuro

Allarmati per le notizie di un possibile imminente nulla osta della Giunta Regionale al progetto per il nuovo inceneritore di Tossilo, che è stato ripresentato all’O.d.G. della seduta odierna, i cittadini del Comitato Non Bruciamoci il Futuro di Macomer organizzano per sabato 28 marzo alle ore 11.00 una Manifestazione con sit-in presso l’impianto di incenerimento di Tossilo, invitando alla partecipazione tutti i cittadini sardi.

Denunciamo l‘arroganza e la protervia del Presidente e di alcuni assessori regionali, che si stanno armando per dare il via libera ad un ulteriore stupro del territorio sardo, sordi ai richiami dei cittadini e della loro stessa maggioranza in Consiglio regionale. Un Presidente che, come Renzi ma anche come a suo tempo Cappellacci, zittisce e non vuole incontrare i “comitatini” di cittadini che da anni chiedono una strategia regionale finalizzata a recepire in tempi ragionevoli le migliori tecnologie di gestione dei Rifiuti, come fra l’altro stabilito dalla Direttiva 2008/98/CE e indicato dall’Unione Europea.

Ancora una volta, a 5 anni dalla nascita del comitato, chiediamo con urgenza al presidente Pigliaru lo stop immediato al progetto per il nuovo inceneritore di Tossilo e la revisione del Piano Regionale dei Rifiuti Solidi Urbani, soprattutto per quanto riguarda la scelta esclusiva dell’incenerimento del rifiuto secco indifferenziato. Chiediamo inoltre una delibera di approvazione della proposta di Legge di moratoria dell’incenerimento già depositata da 16 Consiglieri di maggioranza,

Qual prospettiva futura ci si vuole dare? Facciamo i conti della serva

a) Secondo i dati dell’ultimo rapporto dell’ARPAS sulla gestione dei rifiuti in Sardegna, nel 2013 si sono prodotte poco più di 732.000 tonnellate di rifiuti, a conferma di come prosegua il trend decrescente in atto ormai dal 2004.

b) Il VI° Programma di Azione per l’Ambiente della UE per il 2020 ci impone una riduzione dei rifiuti del 20% entro il 2020, rispetto al 2000, quando ne sono stati prodotti 790.000 tonnellate (fonte ARPAS); dunque i rifiuti totali dovranno scendere a 632.00 tonnellate/anno entro il 2020 (cioè di qui a 5 anni).

c) La legge italiana (art. 205 del T.U. n. 152) ci impone di raggiungere una percentuale di raccolta differenziata del 65% (assolutamente alla nostra portata in quanto al 2013 eravamo già al 50,9% e nel 2014 la percentuale è salita ancora), dunque dovranno residuare soltanto 221.200 tonnellate/anno di rifiuto secco indifferenziato da smaltire.

Allora, cosa possiamo decidere?

Se bruciamo tutte queste 221.200 tonnellate di secco indifferenziato, considerando che dall’incenerimento residua di norma circa il 25/30% di tutta la massa incenerita, avremo comunque tra le 55.300 e le 66.360 tonnellate di scorie e ceneri pericolose da stoccare in una discarica speciale (e non ancora individuata per il nuovo inceneritore di Tossilo!).

Se invece, come indica la normativa nazionale ed europea (il recupero e il riciclo vengono obbligatoriamente prima delle discariche e dell’incenerimento!), le trattiamo in 3 / 4 Centri Riciclo dotati di piattaforme per la differenziazione spinta, di un estrusore per la produzione di sabbie sintetiche ( tecnologie già in uso nei migliori centri riciclo italiani) di un impianto per il recupero di pannolini e pannoloni (il 1° è già stato inaugurato recentemente a Treviso) residuerebbe una percentuale massima dell’8 % di tutti i rifiuti trattati (come da esperienze già realizzate), corrispondente a sole 17.696 tonnellate di secco indifferenziato (un residuo comunque inertizzato), che non giustificherebbero più non solo la realizzazione del nuovo inceneritore di Tossilo, ma neanche la necessità di mantenere in funzione quello di Cagliari!

Questa è la prospettiva corretta e indicata dalle norme di legge, di qui a 5 anni, di cosa altro si sta andando a discutere e decidere? L’alternativa all’incenerimento dei rifiuti c’è, si deve solo avere il coraggio e il buon senso di discuterne in Consiglio regionale, di sedersi intorno ad un tavolo e approfondire, verificandone la fattibilità insieme agli esperti del settore riciclo. A meno che il presidente e alcuni assessori non stiano decidendo a tavolino di non rispettare le norme di legge. Se questo dovesse succedere, noi tutti andremo comunque avanti e porteremo le nostre istanze in altre sedi.

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