Questione di stile

1 Dicembre 2011

Valeria Piasentà

Governo nuovo, stile nuovo. Oltre qualsiasi giudizio politico, possiamo subito fare una considerazione estetica: il nuovo governo sembra formato da persone ‘normali’ e non da stereotipi della Commedia dell’Arte, da imbarazzanti giullari, da cortigiane e  favorite elevate alle poltrone del potere, al governo di tutti noi cittadini e agli affari di Stato.  E non è poco. I nuovi governanti parlano senza urlare, conoscono la grammatica e la sintassi (non solo italiane), sanno di che parlano quindi non hanno bisogno di gesticolare per esprimere il loro pensiero, ricorrendo al dito medio alzato o altre volgarità sprezzanti usate come protesi di un pensiero monco, probabile frutto di intelligenza imperfetta e di cultura assente.
Le donne non sono copie viventi di bambole gonfiabili o di soubrette da calendario per camionisti. Forse non la pensano come noi, ma di certo non mostrano platealmente di disprezzare a priori intere categorie di cittadini come: gli insegnanti e i magistrati, gli studenti e i precari, i giornalisti e gli intellettuali, i comunisti e i diversamente abili, i ‘terroni’ e gli extracomunitari, gli omosessuali e i teatranti, le gattare e tutte le donne non rifatte dalla chirurgia plastica e sotto la sesta di reggiseno, ecc. I nuovi governanti indossano sobrie divise da docente universitario, e al posto delle chiassose e riconoscibili cravatte verde-lega, rosa confetto e azzurro baby, moderate cravatte blu a pois bianchi.
E, l’avete notato?, questa nuova moda pare aver contagiato un po’ tutti nei giorni del giuramento, a partire da Berlusconi, in un rimando visivo che omologa l’immagine al pensiero dominante. Insomma, in questa grave congiuntura i nuovi e sobri governanti prenderanno decisioni severe e come al solito soprattutto a sfavore di pensionati e lavoratori dipendenti, ma lo faranno con sobria eleganza lombarda.
E si avvererà uno spauracchio della nostra giovinezza: moriremo democristiani. Questo per quanto riguarda il governo ufficiale della Repubblica italiana, mentre aspettiamo con ansia l’insediamento di un altro parlamento: il parlamento della ‘padania’.
Perché  è assodato scientificamente: la ‘padania’ esiste! ce lo insegna quel magnifico giovanotto-in-carriera che è il sindaco leghista di Varallo Sesia.

Infatti il ragionier Gianluca Buonanno, dall’alto delle sue varie prestigiose cariche istituzionali e i relativi stipendi sommati, le sue eleganti performance  in paese, nei salotti televisivi di Canale 5 e davanti al Parlamento, può dire ciò che vuole. Anche, in una intervista a Radio 24 e, a suo dire, citando Vittorio Feltri, che «La Padania esiste perché esiste il Grana padano .. (e) se non ci fosse la Padania l’Italia sarebbe già nell’ Africa.. » Poi, dopo lunghe insistenze dei conduttori, risponde alla domanda su quale è il centro di produzione del Grana Padano. Ha detto Parma.  http://www.lettera43.it/video/32249/la-padania-esiste.htm Parma? Ma le provincie di Parma con Modena, Mantova a destra del Po, Reggio Emilia e Bologna fino al Reno, sono centri di produzione riconosciuti dal rigoroso disciplinare del Parmigiano Reggiano D.O.P. e dal suo secolare Consorzio; mentre il Grana Padano è un altro antico formaggio del territorio, riconosciuto D.O.P. più di recente, e la zona tradizionale di produzione è tutta sopra il Po. Quando scadranno i suoi tanti mandati e l’on. Buonanno non verrà rieletto in uno dei paesoni pedemontani fra Novara e Vercelli dove si presenta alternativamente, gli consiglierei un periodo di riposo e approfondimento.

Frequentando un corso per sommelier dell’AIS verrebbe illuminato sui prodotti tipici italiani, mentre ci vorrebbe uno sforzo ulteriore per  riconoscere la differenza fra val padana: il bacino idrografico del Po, e ‘nazione padana’ o ‘padania’: luogo di fantasia dai confini elastici, come Paperopoli, per intenderci, con la differenza che i bambini quando leggono Topolino sanno perfettamente distinguere realtà da fantasia, mentre Buonanno dice che loro, quelli della Lega, hanno pure fatto il giro della ‘padania’ in bici quindi la ‘padania’ esiste. Forse, il chiarimento dell’ultimo concetto aprirebbe una crisi esistenziale nel nostro Buonanno, costretto a uscire dalla logica elementare di una relazione transitiva, del se a=b e b=c allora a=c, e diventando anche lui uno da cravatta blu a pallini. Cosa che non capiterebbe mai a un’altro leghista piemontese: è di ben altra tempra il deputato all’UE Borghezio  che, in risposta al primo decreto del governo Monti su Roma capitale, ha risposto in perfetto stile bossiano «Per noi padani questo decreto ha il sapore di un diktat coloniale e gli daremo lo stesso valore che avrebbe se fosse scritto su carta da cesso». Ma cominciano ad annoiare pure i buontemponi leghisti.

A Como hanno iniziato la campagna elettorale per le comunali con il solito presidio antimoschea, il gazebo per la raccolta di firme e tutto il corollario di quattro gatti in fazzoletto verde-lega e quattro bandiere col sole delle alpi. Nel frattempo, proprio di fronte al gazebo leghista, una commerciante reduce da una tentata rapina, ha risposto con una sua personale raccolta di firme, esponendo in vetrina questo cartello «Chi mi ha aggredita l’altra sera è comasco, italianissimo!!! Smettiamola di discriminare gli altri quando il marcio è dei nostri» E l’ha firmato in calce.

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