Salvini: Uno, nessuno e centomila

6 Aprile 2019
[Ottavio Olita]

Assemblea degli agricoltori.  Chi rappresenta il governo? Il ministro competente? No, quello dell’Interno. Incontro con i pastori esasperati. Chi indossa la loro maglietta? Ancora una volta lui, Salvini. Operai disperati in attesa per strada: a chi chiedono aiuto? Al Ministro dell’Industria? No, sempre a lui. Cerca centomila voti dappertutto nella sua interminabile campagna elettorale, poco gli importa di governare o della suddivisione di competenze tra responsabili di dicasteri.

E’ Uno o Nessuno? Uno quando gli fa comodo; Nessuno, quando non vuole urtare alleati impresentabili, ma a lui utili. Esempio? A Torre Maura, periferia romana, Casa Pound e Forza Nuova non solo soffiano sulla rivolta antirom ma lo fanno con tanto di saluti romani e inneggiando al fascismo. I ‘tutori dell’ordine’ si guardano bene dall’intervenire anche perché il loro ministro, che apre bocca su tutto, non trova uno straccio di frase per condannare o almeno commentare quelle violenze. E non trova una parola neppure per sottolineare il coraggio di quel ragazzo, Simone, che da solo si è contrapposto ai neofascisti (fatto ignorato anche dal più salviniano di tutti i telegiornali, il TG2).

Nessuno, dunque. Ma di nuovo Uno quando alle prime notizie sui venti di guerra civile che soffiano in Libia, il primo del governo a parlare è ancora una volta lui dicendo che ha sentito al telefono il suo omologo a Tripoli. Silenzio di Moavero – il ministro che dovrebbe occuparsi degli Esteri –, confuso comunicato di Conte. Ma solo più tardi.

Davvero si può credere che anche in questo comportamento non ci sia un segnale chiaro sul quale pensiero di fondo ha Salvini sul funzionamento della democrazia?

Forse non sa neppure chi sia Vitangelo Mostarda, protagonista di ‘Uno, nessuno e centomila’,  romanzo di Luigi Pirandello, tanto sinile a lui per molti aspetti e pure tanto diverso. Forse glielo dovrebbero ricordare almeno i suoi alleati di governo che finalmente cominciano a mostrare qualche segnale di fastidio, ad esempio su castrazione chimica e family day. Servirebbe anche a loro perché dopo le batoste elettorali di Abruzzo, Sardegna e Basilicata hanno cominciato a risollevarsi nei sondaggi solo quando hanno detto cose diverse dai leghisti-padroni.

E forse dovrebbero riflettere anche su come Forza Italia e il resto della destra insistono nel dire che  l’inefficienza governativa sia colpa loro e non della Lega. Perché i Cinque Stelle non chiariscono bene le tante differenze? Cos’hanno ancora da spartire con chi pensa solo alla propria campagna elettorale? E sul piano sociale, culturale, storico cosa li unisce e cosa li divide da Salvini e soci?

Quanto all’opposizione di sinistra, infine, perché invece di subire passivamente, senza forti segnali di reazione la brutta deriva razzista che il Paese sta subendo, non mobilita le forze per un progetto di coinvolgimento dei tanti Simone che sono sparsi per l’Italia e che purtroppo continuano a restare isolati nel loro grande coraggio

Bisogna battere un colpo. Al più presto. L’obiettivo non dovrebbe essere la solita, prossima scadenza elettorale, ma una forte iniziativa sociale perché l’Italia recuperi l’identità di Paese civile, democratico, accogliente, solidale che rischia di perdere.

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