Senza santi in paradiso

16 Maggio 2010

deliperi

S. D.

In momenti storici di pesante crisi economica come questi alcuni “privilegi” diventano ancor più difficili da tollerare e covano veri e propri segnali di scontro sociale. Provare per credere. Nei mesi scorsi è entrata in vigore la legge regionale 7 agosto 2009, n. 3, il c.d. collegato alla finanziaria regionale 2009. Gli Enti locali possono, in base all’art. 3, procedere a stabilizzare – mediante programmi pluriennali – i propri precari, “attribuendo priorità ai lavoratori provenienti dai cantieri a finanziamento regionale e a quelli già assunti con contratti a termine, di natura flessibile, atipica e con collaborazioni coordinate e continuative in ambito di analoghe attività a finanziamento pubblico regionale”. I candidati alla stabilizzazione devono aver “maturato almeno trenta mesi di servizio nelle pubbliche amministrazioni locali, anche non continuativi, a far data dal 1° gennaio 2002”. Inoltre, la Regione autonoma della Sardegna provvederà al prolungamento dei programmi di stabilizzazione ed alla “puntuale verifica”, curiosamente, soltanto “della attuazione delle norme di mantenimento in servizio del personale assegnato alle attività dei servizi per il lavoro, dei centri per lo svantaggio e delle agenzie di sviluppo locale”, ritenuti, evidentemente, più meritevoli degli altri predestinati. In parole povere, anzi poverissime per alcuni, la Regione autonoma della Sardegna ha deciso di procedere alla stabilizzazione quanto più ampia possibile di tutti i precari nell’ambito degli Enti locali.
Sembrerebbe soltanto una cosa positiva, in linea generale. Lo è molto probabilmente per chi è impegnato in mansioni esecutive, lo è molto meno per quei profili professionali dove è necessaria una laurea, una specializzazione. Altro che svolgere concorsi pubblici per quei posti previsti nella pianta organica. In proposito, non pochi si chiedono, infatti, in base a quale volontà è stato chiamato Tizio o Caio a lavorare in un’amministrazione pubblica, mentre il buon Sempronio o la plutititolata Mevia non sono stati informati neppure di striscio. Lo sanno anche le pietre di questo Sardistàn: spesso (per non dire altro) Tizio o Caio sono stati chiamati su benevola indicazione di un presidente, di un sindaco, di un assessore, di un consigliere. Chi non ha questi santi in paradiso se ne può tranquillamente rimanere a spasso. Questi lavoratori dei quali la Collettività regionale non può proprio fare a meno quali concorsi pubblici hanno superato? Quali migliori professionalità vantano rispetto alla massa indistinta dei laureati concorsisti? Com’è stata valutata? E il principio costituzionale (art. 97, comma 3°) dell’accesso al lavoro nelle amministrazioni pubbliche per concorso? E il limite di durata triennale dei contratti di lavoro autonomo presso la pubblica amministrazione stabilito dalla legge finanziaria 2008 (art. 3, comma 79°, della legge n. 244/2007) e spiegato bene con la circolare del Ministro della funzione pubblica n. 3 del 19 marzo 2008? Lo Stato ha impugnato davanti alla Corte costituzionale la norma regionale sulla stabilizzazione e se ne attende il pronunciamento. Tuttavia, nel frattempo, sono stati presentati ben 75 piani di stabilizzazione da parte di Enti locali e di un Consorzio di gestione di un parco regionale. Piani molto diversi fra loro (c’è addirittura chi chiede la “stabilizzazione temporanea”, con involontaria ironia). Dopo una prima sospensione delle procedure, la Giunta regionale ne ha preso atto con la deliberazione n. 6/21 del 12 febbraio 2010, indicando successivamente (deliberazione n. 12/43 del 25 marzo 2010) i criteri di ammissibilità e ripartizione dei fondi (6 milioni di euro complessivi, annualità 2009 e 2010, elenco). 221 precari sui 441 previsti dai piani presentati. Si scateneranno altre tensioni fra poveri fortunati. E la massa indistinta dei laureati concorsisti? Se ne rimanga a spasso…
P.S. legislatori regionali, amministratori regionali e locali ed i tanti reggicode non si accorgono che in questo modo stanno uccidendo le speranze e le prospettive di un’intera generazione di giovani, spesso laureati, specializzati, masterizzati a dovere, ma privi di santi in paradiso. E le schiere di intellettuali, polemisti, coraggiosi, pronti (talvolta a ragione, talvolta a torto) fino a poco più di un anno fa a stracciarsi le vesti contro ogni virgola del dittatore Renato Soru oggi dove sono? Si sente solo l’assordante silenzio dei sepolcri…

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