Dai diamanti non nasce niente

30 Aprile 2012

Valeria Piasentà

Lunghi e affilati coltelli volanti sibilano nelle radure e nei borghi della ‘padania’, tagliano teste sacrificando capri espiatori per il bene e la coesione del gruppo sociale. Basterà? o la crisi di moralità e le indagini su dossier ricattatori, oscuri affari, conti cifrati in Svizzera, tangenti e ‘ndrangheta che affliggono la dirigenza della Lega Nord ne causeranno una lenta fine politica? I segnali sono preoccupanti: in un contesto di diffusa sfiducia nei partiti (ottengono solo il 2% di consensi) che porta fra il 40 e il 50% dell’elettorato attivo verso l’astensione, la Lega si conferma intorno al 7% . Un interessante sondaggio di Lorien Consulting per il giornale di area leghista La Prealpina di Varese, pubblicato il 21 aprile, indica al 10,4% la probabilità di voto favorevole alla
Lega. Chi ha espresso una intenzione di voto leghista è anche convinto all’88% che il partito rappresenti ancora i valori e le istanze dei ceti produttivi del Nord contro il 41% espresso dall’intero campione sondato.
E ancora, secondo l’elettore leghista: l’84% approva l’abdicazione di Bossi e il 33% crede che gli scandali non siano episodi isolati ma coinvolgano l’intera classe dirigente del partito; mentre il 72% valuta credibile la pulizia in atto, il 48% giudica negativamente la scelta di Rosy Mauro di mantenere la vicepresidenza del Senato; il 43% indica Maroni come nuovo segretario, seguono Zaia col 22%, Castelli e Bossi col 9%, Calderoli col 2 e Tosi con l’1%.
Nel frattempo prosegue la campagna di tesseramento, chiuderà il 30 giugno, e a oggi la flessione è netta. Il risultato elettorale delle amministrative rappresenterà quindi un test politico sulla tenuta territoriale del partito.
L’ultima trovata di Maroni per spingere qualche indeciso al voto è una rivolta fiscale contro l’Imu, che replica la disobbedienza civile degli allevatori leghisti sul pagamento delle quote latte. L’iniziativa verrà presentata in occasione del ‘Lega Unita day’, raduno previsto il 1° maggio nella provincia bergamasca in alternativa alla ‘sovversiva’ festa dei lavoratori.
Intanto Bossi viene sempre più spesso contestato nelle sue uscite pubbliche, il 27 aprile in un comizio elettorale a Crema un gruppo di giovani con lo striscione ‘Predoni a casa nostra’ gli urlava «ladro», lui ha risposto sventolando il pugno: «venite vicino, vi faccio sentire la carezza del destro, a voi fighetti
di buona famiglia». Dimenticando come negli ultimi anni proprio suo figlio Renzo ‘il trota’ abbia incarnato tutti gli italici ‘fighetti di buona famiglia’, diventando icona di tutti quei ‘figli di’ che solo per il fatto di essere ‘figli di’ non sentono alcuna crisi occupazionale anzi vivono nel lusso a spese della comunità, e a prescindere dalle loro intelligenza, vocazione e cultura.
Ma la crisi di moralità interna alla Lega non si esprime solo in numeri, molti quadri intermedi e dirigenti locali sono stati espulsi o hanno abbandonato il partito specie in Toscana, Emilia, Liguria e già dai mesi precedenti lo scandalo, alcuni in maniera definitiva: Pier Angelo Ablodi, consigliere provinciale di Parma, si è gettato dalla finestra di casa ed è morto. Si è suicidato per la vergogna di aver autenticato le firme false di una lista per le amministrative del 6 maggio.
Più o meno la stessa vergogna che avrebbero dovuto accusare i presidenti delle regioni Lombardia e Piemonte, Formigoni e Cota, almeno dal momento in cui la magistratura ha assodato come le loro campagne siano state appoggiate anche da liste irregolari. Eppure i due non si sono sentiti in difetto fino a rimettere il mandato, e nessuno ha preso provvedimenti obbligandoli alle dimissioni.
L’asticella dell’etica, com’è noto, si abbassa mano a mano che si alza la posta personale in gioco.
Poi c’è chi protesta perciò viene epurato. E’ il destino dell’europarlamentare torinese Borghezio, espulso dalla Lega Piemont per non aver pagato le quote d’iscrizione. Questa la motivazione ufficiale, ma cosa può essere successo perché nel giro di pochi giorni un personaggio come Borghezio venga sospeso e poi reintegrato nel partito? Forse il casus belli è Roberto Cota, il nostro novarese fedelissimo del clan Bossi, dalla carriera luminosa e celere ora presidente di regione e segretario della Lega Piemont. O altri piemontesi, così l’intercessione della potente Banca Popolare di Novara negli investimenti leghisti all’estero, diamanti e lingotti compresi, troverebbe un suo perché.
Ma ecco i fatti. A metà aprile Borghezio chiede di visionare i bilanci del partito degli ultimi 5 anni, contestualmente invia una missiva a Maroni: «Si verifichino le spese e la gestione finanziaria del partito piemontese e torinese ». Senza dimenticare il periodo in cui Cota è stato capogruppo alla Camera.
Si riunisce il federale regionale e il deputato Cavallotto dichiara
«l’europarlamentare Mario Borghezio è stato sospeso dalla Lega Nord con delibera del consiglio federale, non ha alcun titolo per rilasciare dichiarazioni per conto del movimento o richiedere informazioni in merito a questioni che non lo riguardano più». Non paga la tessera, lo sospendiamo. E zitto! Borghezio ribatte «la verità è un’altra: non è piaciuto che io abbia chiesto che l’azione di pulizia non si fermi al Ticino». Il 22 aprile la questione si risolve a livello nazionale, e Borghezio viene riaccolto «ci ha detto di aver versato un congruo acconto, creando le condizioni per tornare a essere tesserato» (Cota).
Ma il reintegro tempestivo di Borghezio con l’intervento in prima persona di Cota che può sottendere? a un compromesso raggiunto fra le diverse anime leghiste o piuttosto a un braccio di ferro perso dal novarese? Intanto la crisi etica che in questi anni travaglia anche la Lega, è ben rappresentata dal rapporto che il politico-tipo ha con la casa. E dal confronto fra certi politici della seconda Repubblica che frequentano case di vacanze esclusive e parlano di crisi economica dai ponti di lussuose imbarcazioni ancorate a Porto Cervo, politici che le case se le trovano pagate da oscuri faccendieri o coi fondi elettorali e sempre ‘a loro insaputa’; ed altri della prima Repubblica che regalano la loro casa ai poveri, agli anziani e alle famiglie bisognose con bambini. Questo ha fatto Oscar Luigi Scalfaro poco prima della morte (ma la notizia è di questi giorni) donando con un legato alla Comunità di Sant’Egidio l’unica proprietà novarese, quella casa ereditata dai genitori dove viveva con la figlia quando tornava nella sua città, in un quartiere residenziale piccolo borghese e popolare della prima periferia cittadina.
Una casa che non ostenta ricchezza neppure apre le sue finestre sul meraviglioso panorama romano ma sui binari della ferrovia Milano-Torino. Case diverse per uomini diversi, case come simboli della distanza etica fra due tipologie di politici diametralmente opposte.
Per chi crede alla teoria della razza qui in ‘padania’ ci sarebbe un fruttuoso e trasversale campo di ricerca.

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