12 Ottobre

16 Ottobre 2013
12 ottobre - foto di MG Del Bene
Marco Ligas

È stata una giornata importante per la democrazia; diverse decine di migliaia di persone hanno attraversato Roma da Piazza Repubblica a Piazza del Popolo. L’obiettivo era chiaro e per niente sospetto: la difesa della Costituzione. Si coglieva fra i partecipanti e lungo tutto il corteo una forte esigenza di cambiamento, il bisogno di un paese diverso non più contrassegnato da disuguaglianze privilegi e malcostume. E questa domanda era unanime fra i manifestanti nonostante le loro diverse appartenenze politiche.
Forse alcuni, anche fra quelli che hanno dato vita alle grandi intese, l’hanno considerata una giornata se non eversiva sconveniente, altri invece del tutto inutile.
È stato curioso l’atteggiamento di tanti giornalisti che fanno informazione per conto dei padroni: per non smentirsi anche in questa occasione hanno scritto che la difesa della Costituzione è una rivendicazione tradizionalista, se non addirittura reazionaria, perché la Carta è diventata un insieme di leggi che non stanno più al passo con la modernità.
Già, per identificarsi con la cultura del presente, secondo loro, bisognerebbe correggerla già nell’articolo 1 e riscriverla sostenendo che la nostra Repubblica deve fondarsi sull’impresa e sul mercato.
Che cosa importa a questi falsi innovatori se attraverso lo stravolgimento della Carta migliaia di lavoratori, già esclusi dai processi produttivi in seguito alla chiusura di tante fabbriche, non troveranno nuove opportunità lavorative? Non è difficile capire che con la manipolazione della Costituzione si vogliono legittimare e al tempo stesso stabilizzare condizioni di vita sempre più difficili per le fasce della popolazione più esposte alla crisi.
Ma all’ordine del giorno della manifestazione non c’era soltanto il tema del lavoro e dei diritti ad esso collegato sui quali si è soffermato Maurizio Landini ricordando, con la determinazione che gli è consueta, come gli operai della Fiat non avrebbero recuperato la loro dignità se la Corte Costituzionale non avesse imposto alla Fiat il rispetto della Carta.
Così come per il lavoro, con la stessa importanza sono stati affrontati i temi relativi alla tutela della dignità delle persone, alla giustizia sociale e alla solidarietà verso i deboli e gli emarginati.
In queste settimane sono morti centinaia di migranti nelle acque di Lampedusa. L’emozione per questa tragedia era ancora viva perché di questo avvenimento non si parlasse. Così si è sottolineato come rappresenti un dovere di un paese democratico tutelare, come è detto nella nostra Carta, le persone in quanto tali, indipendentemente dal loro paese di appartenenza, garantendo loro accoglienza, asilo e non detenzione come avviene attualmente stipando i migranti nei CIE.
E in questo contesto non poteva mancare il riferimento e la condanna della legge Bossi-Fini che prevede l’espulsione di coloro che arrivati nel nostro paese dopo peripezie inimmaginabili vengono considerati dei clandestini e in quanto tali rispediti nei paesi di provenienza: una norma che offende il rispetto che merita qualsiasi ordinamento democratico.
Il parlamento e il governo che lo rappresenta non devono essere, questa la richiesta dei manifestanti, uno strumento della politica economica al servizio di chi specula e trasferisce all’estero i profitti per non fare i conti col fisco; parlamento e governo devono favorire la promozione di una società dei diritti che risponda ai bisogni delle persone tutelandole anche dai rischi derivanti dalle guerre.
Su questo tema Don Ciotti ha espresso un giudizio severissimo: perché investire miliardi, ha detto, per l’acquisto degli F35 quando milioni di persone vivono in condizioni di povertà e sono prive dei servizi essenziali, a cominciare dal diritto alla salute? È necessario avviare un’inversione di tendenza che ponga al primo posto l’uomo con i suoi bisogni e i suoi diritti.
Queste dunque le questioni che hanno caratterizzato la manifestazione del 12 ottobre.
In molti ci si è chiesti se questa iniziativa avrà un seguito. È senz’altro necessario che lo abbia, e ciò sarà possibile se i partecipanti alla manifestazione, nelle diverse regioni di appartenenza, sapranno costruire una rete di persone consapevoli e disponibili per un lavoro teso alla realizzazione di quegli obiettivi.

Ps mentre stiamo completando il nuovo numero del manifestosardo, vediamo che il Senato è impegnato ad approvare in seconda lettura il ddl che consegna al comitato dei 42 il compito di riscrivere l’articolo 138. Il governo delle larghe intese e il Parlamento rispondono così alla manifestazione del 12 ottobre.

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