Accademia di Belle Arti a Cagliari: forse ci siamo

16 Settembre 2019

Corridoio del Liceo artistico “Foiso Fois” di Cagliari

[Paolo Carta]

Dell’apertura di una Accademia di Belle Arti a Cagliari se ne parla ormai da trent’anni e il tempo è passato, inesorabile, senza sconto alcuno e di Accademia nemmeno l’ombra. Ora, polemizzare su chi abbia fatto cosa o chi si sia prodigato maggiormente per la causa comune, serve a ben poco, non solo perché contribuirebbe al rallentamento stesso del processo, ma alimenterebbe un clima di malessere che nulla porterebbe in termini di crescita. Ci troviamo infatti davanti a tempi di una svolta possibile, è infatti nell’aria un cambiamento non da poco, visibile sui quotidiani, nelle istituzioni, nella politica comunale e regionale ambo gli schieramenti, persino nei pochi salotti dell’arte rimasti dove ci si confronta con passione. Tutti d’accordo? Assolutamente no. Processo necessario? Assolutamente si. Seppur vitale alla sopravvivenza, c’è stato e ci sarà sempre qualcuno in disaccordo, ma questo non può e non deve in alcun modo fermare il cambiamento, soprattutto quando questo viene innescato da una necessità virale, per dare di fatto ulteriori e infinite possibilità a quei giovani che vogliono investire la loro vita nell’Alta Formazione Artistica e Musicale.

Ricordiamoci inoltre che il bacino d’utenza è davvero molto ampio e va ben oltre quello del Liceo Artistico “Foiso Fois”, arrivando fino ai Licei Artistici Brotzu di Quartu Sant’Elena, l’Asproni di Iglesias, l’Emilio Lussu di Sant’Antioco e il Contini di Oristano. A questi si aggiungono tre indirizzi Tecnici Grafico Multimediale, il Domenico Alberto Azuni di Cagliari, l’Angioj di Carbonia, il Salvator Angelo De Castro di Terralba e un indirizzo di Moda presso l’Istituto Professionale Sandro Pertini di Cagliari. Un dato importante da evidenziare è che da molti degli istituti elencati, negli ultimi anni si sono diplomati diversi studenti dei passati e degli attuali iscritti all’Accademia di Belle Arti Mario Sironi di Sassari. Purtroppo non tutti gli studenti desiderosi di continuare un percorso AFAM, hanno avuto tale possibilità, per motivi familiari, economici, sanitari o a causa della sempre attuale insularità, nonostante i diversi bandi di borsa di studio, ecco perché la disponibilità e l’apertura che il Direttore Antonio Bisaccia ha dimostrato ultimamente sui quotidiani, rendono questa possibilità sempre più vicina.

E allora cosa manca per fare questo passo? Se tutte le parti sono favorevoli, perché siamo fermi al punto di partenza? Presto detto. In parte le problematiche sono di tipo economico, molto probabilmente infatti, il MIUR non finanzierebbe tale operazione, e di certo il solo investimento comunale non basterebbe, sarà necessario l’intervento della Regione Sardegna, che a tutt’oggi non ha ancora messo mano alla legge 26 del 1996 che stabilisce i criteri ispiratori degli interventi della Regione in favore delle Università della Sardegna ma che ancora non riconosce l’AFAM (Alta Formazione Artistica e Musicale). E questo sarebbe uno dei punti fondamentali per il cambiamento. Non meno importante c’è un’incomprensione di fondo della legge 508 del 1999 della Riforma AFAM, l’unica attualmente sulla quale si può discutere; in pratica, tale riforma non permette l’istituzione di nuove accademie di belle arti statali, e non perché lo vieti nello specifico, ma perché di fatto non ne vengono descritte le modalità per nuove istituzioni. Se ciò non bastasse, la logica potrebbe aiutarci; la più giovane accademia statale è di fatto la Sironi di Sassari, istituita nel 1989. Da allora sono state attivate solo accademie private che successivamente sono state legalmente riconosciute, e non perché le città non volessero accademie statali, ma perché il MIUR non permette nuove istituzioni statali. Solo nel 1996 (prima della legge 508) ci fu una proposta di legge per aprire le Accademie di Genova e Cagliari, ma di fatto non se ne fece nulla. Qualcuno potrebbe dunque pensare che l’opzione privata possa essere una soluzione, ma ciò significherebbe che si è ragionato con superficialità; infatti, aprire un’istituto privato, necessiterebbe di ingenti investimenti e non si potrebbero emanare titoli di studio equipollenti la laurea, non prima del legale riconoscimento statale del MIUR, riconoscimento che potrebbe giungere anche dopo dieci o quindici anni. Siamo davvero disposto ad attendere così tanto prima di poter permettere ai nostri giovani il conseguimento di un Diploma Accademico? Io non credo ed ecco perché a tutt’oggi in moltissimi sono fermamente convinti che la strada più celere e sostenibile resti quella di una sede distaccata della Sironi di Sassari.

Dando poi uno sguardo ai pro di questa operazione, purtroppo consapevoli dell’assenza di un sistema dell’arte articolato e continuativo, la presenza di una Accademia a Cagliari che si possa porre come realtà riconosciuta di confronto sulle questioni dell’arte e della ricerca, porterebbe beneficio non solo al settore dell’istruzione, ma anche alle realtà locali come spazi indipendenti, gallerie e musei, ad artisti e operatori. Inoltre, sarebbe l’occasione per aprire le porte di molteplici spazi storici dismessi, rivitalizzando importanti zone della città, e spianare la strada anche ad altri settori di Alta Formazione Artistica e Musicale. Fra le altre cose, l’ipotesi poi di una Accademia diffusa, non solo appare al passo con i tempi e in linea ai tanti progetti di arte contemporanea, festival e residenze d’artista che vengono realizzati su tutto il territorio, ma mette in luce l’idea di una Sardegna lungimirante e attenta alla continuità e alla sensibilità didattica. È inoltre necessario evidenziare come un’Accademia in Cagliari, possa dare l’avvio per la nascita di un vero polo culturale e di formazione come attrattiva per il resto d’Europa, grazie alla particolare e positiva posizione del capoluogo isolano al centro del Mediterraneo. Non meno importante, considerata la tragica situazione dei collegamenti interni che non permettono e non hanno mai permesso veloci spostamenti, l’apertura di una sede distaccata della Sironi contribuirebbe all’abbattimento di limiti e confini, talvolta anche mentali. Speriamo dunque che la politica sia unita e che l’apertura mentale del pensiero positivo possa superare un mero, provinciale e inutile campanilismo.

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