Ciao Massimo

16 Aprile 2019
[Massimo Bordin*]

Sono romano, la scuola l’ho fatta male, direi che l’ho bazzicata più che frequentata. Quando andava bene passavo con il sei, se no ero bocciato. Elementari col fiocco e il grembiule alla Ugo Bartolini, medie alla Settembrini, poi semiconvittore al San Leone Magno, quindi all’Eur al liceo Vivona. Ogni tanto mi espellevano, spesso litigavo con i professori ed ero costretto a cambiare scuola. Nel 1965 avevo 14 anni e vagamente frequentato il Pci di via Tagliamento, leggevo “La sinistra”, la rivista di Lucio Colletti, e vivevo con mia madre, Elisa, che si era separata e lavorava presso uno studio medico. Mio fratello Cristiano viveva con mio padre, Antonio che lavorava al ministero. Oggi abita a Verona dove ha una libreria antiquaria. Bordin è un cognome veneto, perché la famiglia di mio padre era del Delta Padano, provincia di Rovigo, contadini, commercianti di granaglie, acqua e pianura: sono luoghi mitici della cultura italiana, gente senza ombra. Divenni trotskista prima ancora di diventare adulto. Io per la verità mi impegnavo con i libroni, ho letto persino Pietro Secchia, e collaboravo con “Praxis”, la rivista di Mario Mineo, roba per palati fini. La letteratura invece non aveva gran seguito e ancora oggi, che pure la amo, preferisco la saggistica”. “Nonostante la mia sveglia suoni alle 5, non riesco ad andare a letto presto. Sono alto 1,90, ma Pannella era più alto e fumava più di me, e ora anche io come già accadde a lui, fumo quasi solo sigari perché mi hanno trovato un blocco respiratorio. Garantismo, non violenza, diritto, libertà, anche quella di dire sciocchezze, battaglie perse, ma senza scioperi della fame e tanto meno della sete, in difesa di un bellissimo mondo che è sicuramente radicale e pannelliano, ma senza lo spiritualismo di Pannella, perché io sono razionale e non ho slanci ideali, mi piace la sintassi, la prosa più che la poesia, il liberalsocialismo, Calamandrei, Salvemini e anche Marx che è il mio primo amore.

Da il racconto di F. Merlo, Massimo Bordin, radicale libero (Da Il Venerdì 1 febbraio 2019)

1 Commento a “Ciao Massimo”

  1. Gianni Pisanu scrive:

    Con sorpresa ho saputo che Massimo Bordin aveva -solo- 67 anni. Lo facevo molto più anziano, influenzato forse dal suo ansimare e dai frequenti colpi di tosse, che più che interrompere punteggiavano il suo bellissimo italiano. Solo 67 anni, ma per un ascoltatore più vecchio come me era impossibile trovare stonature o approssimazioni nelle citazioni di fatti remoti da me ben conosciuti, di cui si serviva per meglio descrivere e interpretare fatti e fatterelli della politica di ieri e aimè di oggi. La sua lettura dei giornali era una fonte preziosa non solo di informazioni ma di stimoli alla riflessione e al’approfondimento. Mi manca e mi mancherà. Con la sua assenza trovare qualche fonte d’informazione libera e completa sarà ancora più difficile. Così come sarà più faticoso l’esercizio di capirci qualcosa, o almeno cercare di capire.

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