Costa Smeralda cambio di bandiera

15 Aprile 2012

Graziano Pintori

L’immobiliare Costa Smeralda compie 50 anni e non li dimostra. Più va avanti con gli anni più diventa, finanziariamente, preziosa. A Milano, sede della holding vacanziera, il patrimonio immobiliare è stato ceduto per 600 milioni di euro, giusto il doppio del valore d’acquisto di noveanni fa. L’affare è stato chiuso con il passaggio della proprietà dalle mani del californiano Barrack alla famiglia Al Thani, degli Emirati Arabi. Così, sul pennone della Holding Costa Smeralda, in terra di Sardegna, sventolerà la bandiera della mezza luna e stella al posto di quella a stelle e strisce. In questa contrada, disinvoltamente, si cambia bandiera, come se fosse estranea alla cultura, alle radici, alla storia della terra sarda. Ormai, la contrada, fa capo alla Smeralda Holding,  è un protettorato turistico finanziario, tutelata  dalle piazze della finanza mondiale rendendola autonoma dal resto del mondo.
Sia chiaro che non stiamo parlando dell’autonomia della Sardegna e delle piazze di Porto Torres, di Sarroch o del Salto di Quirra. Macchè! Si parla delle piazze affaristiche del Lussemburgo, di Doha,di Parigi, S.Francisco, New Jork, Milano, Londra, Berlino; stiamo parlando del luogo dove la jet society si da appuntamento per far riposare e svagare le membra di corpi preziosi. E’ il luogo della crema internazionale del denaro, di quel denaro che nulla ha a che fare con il volgare assegno dei cassintegrati dell’alcoa e dell’euroalluminia, o quello ancora più volgare versato dall’assistenza sociale ai disoccupati e ai poveri. No! Parliamo di altro denaro, molto più prezioso! Più potente! E’ quel denaro con il quale, illimitatamente, si può tutto.
E’ quel denaro che in tre mesi fa produrre un fatturato di 12 milioni di euro all’Hotel Cala di Volpe e 15 milioni, a fine stagione, alla marina di Porto Cervo. Insomma non stiamo parlando, e non vogliamo parlare, di chi vorrebbe  regnare l’isola di Malu Entu, ma parliamo dei nuovi regnanti della Smeralda Holding provenienti dal Qatar. Uno stato dei più ricchi in assoluto, uno stato potente che produce ricchezza ogni secondo, che possiede più liquidità grazie agli immensi giacimenti di gas. E’ lo stato che mira alla guida dell’intero mondo arabo, perciò, non a caso, strategicamente, cede agli Stati Uniti 11 mila Kmq, pari alla metà dell’intero territorio sardo, per installare due basi militari. Perciò è considerata una quisquilia il fazzolettino di terra della ex costa gallurese,  finito, questa volta, sotto la giurisdizione degli affari turistici del Qatar. Perciò, si avviino, senza remore, gli incontri bilaterali tra i bravi politici nostrani e la rappresentanza della famiglia Al Thani, per definire accordi e programmi prendendo esempio dallo Stato Italiano e il Vaticano.
Cioè, si tratterebbe di confermare una sorta di concordato come quello tra stato e chiesa, in cui la laicità dello stato soccombe al cospetto della dottrina cattolica, così i piani paesaggistici e i vincoli urbanistici dovrebbero soccombere al cospetto dei nuovi interessi, anche se curati dai maomettani. Però, si sa, gli affari sono affari, quindi non poniamo questioni religiose o di bandiere, anche perchè in Sardegna quante bandiere cambiano direzione alla stregua delle  proprietà della Smeralda Holding? Quante  sono le bandiere delle multinazionali che sventolano per Alcoa, Euroalluminia, E.On, oppure quelle che si ergono sul Galsi, Sapei, Enel Green Power, o quelle che sfacciatamente accumulano interessi sventolando sul fotovoltaico, sull’eolico.
Non facciamo storie, perché sotto queste bandiere sono tante le volte che si sono  chinate la sovranità, l’autonomia l’indipendenza, l’autodeterminazione, della Sardegna. Mentre  le bandiere perennemente a mezz’asta sui capannoni vuoti dei contratti d’area, sulle campagne spopolate, sui nostri cassintegrati e disoccupati non soffia nemmeno s’abra ‘e martu pro las bentulare. Quindi, quale bandiera possiamo innalzare a difesa della dignità sarda? La nostra? Quella dei quattro mori ridotta a straccio, quando venne ceduta all’ex  Presidente del Consiglio? Quello che sradica ginepro e corbezzolo per sostituirli con piante grasse? Colui che spettacolarizza la mega residenza estiva con vulcani psichedelici e nuraghi posticci, definiti sgabuzzini per viveri?
Lasciamo perdere per favore. Penso al 1 Maggio, festa del lavoro e della dignità dei lavoratori. Quel giorno si terrà il consueto concerto sindacale e nella marea di gente, nella molteplicità dei colori e della buona musica, vedremo sventolare solitaria, come prassi, la bandiera dei quattro mori. Per chi mai sventolerà quella bandiera? Per l’orgoglio calpestato dei sardi? Per la tradita sovranità? Per un federalismo mai partorito dalla classe politica isolana?
Ripeto, per favore ammainiamo i quattro mori. A meno che non si tratti di fare Rivolta! Rivolta! Rivolta!
Quella democratica, altrimenti si è sovversivi per quello che si pensa e si scrive, mai per le rapine a cui è sottoposta sistematicamente la nostra terra.

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