Il fascino mediocre della sinistra

16 Giugno 2009

02.jpg
Enrico Lobina

La destra razzista e padronale, ma anche quella in doppiopetto, avanza in tutta Europa. I proletari del vecchio continente, invece che sfogarsi sui padroni, vomitano la loro rabbia sugli immigrati e sugli ultimi. Una catena senza fine. Ci sono le eccezioni: la Grecia, il Front de Gauche francese, la Die Linke tedesca. Ma la sostanza non cambia. In Italia la destra avanza. Berlusconi non ha avuto il plebiscito mussoliniano che si aspettava, ma incassa il 35,3%. La parte del leone la fa la Lega, 10.2%. Dilaga sopra il Po, lo oltrepassa e si afferma come terza forza italiana. A livello nazionale i vincitori son due: Lega Nord e Italia dei Valori (IdV). In Sardegna le cose vanno diversamente. Berlusconi ha voltato le spalle alla Sardegna, dopo aver promesso di tutto nella campagna elettorale di febbraio. E la Sardegna ha voltato le spalle a Berlusconi. In 4 mesi la maggioranza di Cappellacci non esiste più. Liquefatta. Centrali nucleari, scippo della Sassari-Olbia, spostamento del G8, morte sociale per i territori abitati dall’industria chimica, scomparsa delle scuole nelle zone interne e mortificazione della cultura. Difficile fare così tanti disastri in 4 mesi. Ci sono riusciti. Anche a livello regionale i vincitori sono due: Partito Democratico (PD) e IdV. Il PD ha raccolto il 35,6% dei consensi, 196.396 voti in termini assoluti. Quattro mesi fa era al 24,77%, con 202.067 voti. C’è stato un balzo in avanti dell’10,9%. L’IdV alle ultime elezioni regionali ha collezionato il 5,04%, pari a 41.138 voti. A questa tornata si attesta all’8,84%, per 48.756 voti, e diventa il terzo partito sardo. Qualcuno potrebbe obiettare che la PdL passa in Sardegna dal 30,2% di febbraio al 36,64 del 6-7 giugno. Si ricordino lorsignori che alle regionali in coalizione c’erano i Riformatori (6,79%), il Psd’az (4,29%) e altre liste minori che sostenevano Ugo Cappellacci. Prendano perciò atto della sconfitta. E la sinistra, comunista e non? Vivacchia, sopravvive, ma non intercetta il voto di protesta in uscita dal centrodestra. Questo soddisfa gli appetiti del PD sardo, uno dei partiti più litigiosi e divisi di sempre. Alle elezioni di febbraio le liste a sinistra del PD (Rifondazione Comunista, Rosso Mori, Comunisti Italiani, La Sinistra) hanno complessivamente raggiunto il 9,25%, pari a 75.535 voti. Le liste comuniste (PRC, PdCI) sono arrivate al 5,07%, 41.375 voti. A questa tornata non si sono presentati i Rosso Mori e qualcuno ha cambiato casacca. I socialisti di Peppino Balia e Mondino Ibba hanno stretto un’alleanza con le altre componenti di Sinistra e Libertà (SeL). I comunisti hanno corso insieme. Ottengono complessivamente il 4,79%, pari a 26.429 voti. SeL arriva al 2,95%, in termini assoluti 16.300 voti. Sia presi singolarmente che congiunti (7,74%) non si raggiungono le percentuali di febbraio 2009. E non stiamo neanche contando i socialisti! La sinistra, nelle sue varianti moderate e rivoluzionarie, si conferma poco credibile e poco attraente. In questi giorni è diventato perenne il commento: “se foste andati insieme avreste preso il 6%!”. Queste affermazioni, compiute da lavoratori, pensionati ed elettori democratici, nascondono sia una verità (l’unità è da sempre un valore per il movimento dei lavoratori) sia una incapacità. Incapacità di spiegare che chi fa riferimento al Partito Socialista Europeo (PSE) in questi anni ha votato quasi tutto insieme ai Partito Popolare Europeo (PPE) di Berlusconi e Casini. Sulle questioni sociali e sulla guerra c’è poca differenza tra PSE e PPE. La crisi economica, la più grave dal 1929, sta portando (in Italia ha già portato) a nuovi fascismi e nuove dittature. Le contraddizioni di classe, potenzialmente rivoluzionarie, non vengono svelate da nessun intellettuale collettivo. Per dirla con Lenin, non vi è l’elemento esterno capace di trasformare la classe in sé in classe per sé. La frivolezza nella costruzione dei gruppi dirigenti della sinistra non pare ci faccia ben sperare. Le elezioni, come se ce ne fosse bisogno, ce lo hanno confermato.

Nessun commento a “Il fascino mediocre della sinistra”

  1. Fausto Poddighe scrive:

    Essendo iscritto ad un partito (il Pdci), io vedo i dati da un altro punto di vista: i comunisti in Sardegna (Prc + Pdci) hanno resistito, perdendo solo lo 0,3% in un contesto di fortissima astensione e totale oscuramento mediatico, dopo una campagna elettorale iniziata tardi e con un budget di poche centinaia di euro, e a poche settimane dalla scissione di Cogodi e Uras e del loro (notevole) pacchetto di voti.

    Visto che Prc e Pdci non sono crollati, mi sembra evidente che questo pacchetto di voti scissionisti è stato almeno in parte rimpiazzato da voti “nuovi” che segnalano una fiducia per la Lista Comunista. Si tratta di voti molto difficili da raccogliere nel contesto in cui viviamo, ma assolutamente fondamentali per ricostruire una forza comunista e quindi una forza a sinistra.

    E’ purtroppo vero che chi “sta fuori” da Prc e Pdci, o segue marginalmente la campagna elettorale limitandosi a confrontare meccanicamente i dati numerici, può farsi un’opinione molto negativa (come dimostra questo articolo). Se poi si tirano in ballo Lenin e i periodi di maggior forza del movimento comunista e operaio, lo scoramento può essere ancora più devastante. Però, con la consapevolezza che il cambiamento si costruisce un passo alla volta, si può intraprendere un cammino di ricostruzione anche a partire da una situazione disastrosa. I segnali positivi ci sono: sta a noi individuarli e valorizzarli.

Scrivi un commento


Ciascun commento potrà avere una lunghezza massima di 1500 battute.
Non sono ammessi commenti consecutivi.


caratteri disponibili


----------------------------------------------------------------------------------------
ALTRI ARTICOLI