Gran Consiglio Nazionale (delle Ricerche)

1 Novembre 2008

autoritarismo.jpg
Redazione

C’è posta per te! Nell’azione dei governi Berlusconi rispetto al sistema della conoscenza, non si pone tanto e solo un problema di ‘tagli economici’. Vi è un quadro più profondo, un organico tentativo di controllo politico che suggerisce suggestivi paralleli con i regimi autoritari. Gli strumenti messi in atto, effettivamente, sembrano non privi di organicità. Come il blocco dei Concorsi, che potrebbe preludere in realtà ad una sua ripresa, fra qualche anno, allo scopo di predisporre e rendere concreto, almeno in parte, un ricambio generazionale e politico.
Ci giunge copia di una mail che pare sia stata fatta girare negli indirizzari dei dipendenti dello stesso Ente da un ex-Direttore Generale in pensione. Altri nomi non sono in pensione, e sono attivi come dirigenti, ricercatori e responsabili dell’Ufficio Concorsi. Ci sembra interessante sottoporla all’attenzione dei nostri lettori, valutare le azioni che vi sono enunciate, sia per le elezioni della massima carica dirigenziale dell’Ente, sia per il problema del precariato.
Un’ultima osservazione: ieri ad Anno Zero, la trasmissione condotta da Michele Santoro, il responsabile dei giovani di Forza Italia (che peccato quell’aspetto così poco giovanile) ha sostenuto con forza che le manifestazioni nazionali contro la riforma della scuola non erano proteste degli studenti ma proteste della sinistra, a fronte di una riforma non di parte. Forse questa mail che pubblichiamo aiuterà a capire meglio le sue affermazioni.
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Caro collega,
ho il piacere di informarti che in data 17 settembre u.s., si è
costituito, ad opera di un gruppo di persone operanti nel CNR, il
Circolo PDL Ricerca/CNR.
Il Circolo PDL ha elaborato un documento di cui ti allego una breve sintesi.
Ti allego, inoltre il manifesto che il Circolo ha redatto in merito
alla questione dei precari.
Il Responsabile
( Angelo Guerrini)

CIRCOLO PDL RICERCA/CNR
RIFLESSIONI PER UN RILANCIO DEL SISTEMA RICERCA NAZIONALE E DEL CNR IN
PARTICOLARE

Il completamento del processo di riordino del CNR dovrebbe inquadrarsi
nel complesso di uno sforzo politico e legislativo volto a mettere a
sistema le reti della ricerca pubblica e privata con l’obiettivo della
creazione di valore dalla ricerca a sostegno dello sviluppo e della
competitività del Paese e per il miglioramento della qualità della vita.
Si potrebbe ravvisare, quindi, l’opportunità di identificare nel MIUR
un unico punto di coordinamento delle politiche della Ricerca
scientifica e tecnologica, realizzata in Enti ed Istituzioni pubbliche
e private.
Tale quadro generale di razionalizzazione è in sintonia con la
missione affidata al CNR dal D.lgs 127/2003. E’ comunque necessario
per il CNR pervenire al completamento del processo di riforma avviato,
valorizzando i seguenti punti:
Rafforzare il ruolo del CNR come hub di grandi Progetti attraverso la
programmazione dei Dipartimenti.
Rafforzare la presenza del CNR sul territorio attraverso le Aree di Ricerca.
Favorire l’inserimento internazionale dei ricercatori attraverso
specifici programmi di scambio e mobilità
Potenziare gli strumenti di valutazione tramite l’applicazione degli
standard di valutazione adottati a livello internazionale
Confermare al CNR il ruolo di Agenzia di formazione dei giovani ricercatori.

Con riferimento alla specifica e contingente situazione del CNR, il
recente rinnovo del Consiglio di Amministrazione ha posto le premesse
per il rilancio dell’Ente nell’interesse del Paese. Manca però
ancora la individuazione della figura del Direttore Generale senza il
quale l’Ente non può essere completamente operativo. Si auspica che
tale nomina possa avvenire al più presto e che, secondo l’attuale
Regolamento del CNR il DG sia ‘…. scelto tra persone di alta
qualificazione tecnico-professionale e di comprovata esperienza
gestionale, con profonda conoscenza delle normative e degli assetti
organizzativi degli enti pubblici….’

CIRCOLO PDL RICERCA/CNR
I precari negli Enti Pubblici di Ricerca: una riflessione

Gli Enti Pubblici di Ricerca (EPR), pur riferendo all’ampia area della
Pubblica Amministrazione, presentano caratteristiche e specificità
particolari che devono essere salvaguardate sia per assicurare agli
EPR stessi la possibilità di collaborare o competere a livello
internazionale con omologhe realtà pubbliche e private, sia per
permettere loro l’adempimento delle relative missioni istituzionali.
Una di queste specificità è sicuramente rappresentata dalla
possibilità di elaborare una politica di formazione e conseguente
ragionato assorbimento di giovani ricercatori, tecnologi e tecnici,
essendo questo uno strumento fondamentale non solo per mantenere alto
il proprio livello di competitività ovvero di possibilità di
collaborazione, ma anche per assicurare al proprio Paese che la sua
futura classe dirigente raggiunga livelli di formazione e competenza
aventi standard adeguati.
Tale politica viene sostanzialmente attuata:
attraverso lo stimolo ovvero l’investimento in processi di mobilità
per i giovani che facilitino l’internazionalizzazione delle attività
degli EPR;
attraverso l’attivazione di rapporti di lavoro a tempo determinato su
specifiche attività di ricerca che rappresentino per i giovani un vero
e proprio banco di prova per un eventuale futuro assorbimento negli
EPR ovvero un momento di costruzione di un profilo di competenze utili
al sistema paese, qui inteso nella sua più ampia accezione.
Tali strumenti sono stati utilizzati nel recente passato dal CNR in
quanto l’Ente è da sempre consapevole di come la valorizzazione delle
risorse umane rappresenti lo strumento principe per svolgere la
propria missione di Ente di Ricerca.
Dall’impiego di entrambi gli strumenti sopra citati l’Ente ha tratto
sicuramente un grande vantaggio per la attività propria e detto uso
ha generato, nel contempo, un patrimonio di risorse umane qualificate
e certificate sia dalle modalità di assunzione di giovani ricercatori,
tecnologi e tecnici sia dagli effettivi risultati da essi raggiunti.
Le competenze e le conoscenze delle risorse umane così formate
costituiscono, senza alcun, dubbio una preziosa risorsa per il Paese.
Purtroppo, il blocco generalizzato delle assunzioni a partire dal
2003 che, almeno per ciò che concerne il CNR, non ha consentito
nemmeno l’utilizzo del turn-over, ha particolarmente penalizzato un
Ente nel quale l’età media dei ricercatori, tecnologi e tecnici di
ruolo è più elevata rispetto alla media europea ed internazionale.
L’assenza di un programma accettabile di assunzioni rischia di mettere
decisamente in crisi sia la possibilità per l’Ente di competere o
collaborare con realtà omologhe nel prossimo futuro sia di raggiungere
i livelli richiesti per questo tipo di istituzioni da un Paese
moderno.
L’impossibilità di definire una programmazione pluriennale dei flussi
del Personale a causa della sostanziale impossibilità nell’ultimo
quinquennio ad assumere a tempo indeterminato, ha finito col generare
una situazione anomala dove lo strumento delle assunzioni a tempo
determinato ha rappresentato nei fatti una sorta di sostituzione
compensativa del blocco delle assunzioni.
Occorre, quindi, riflettere sul fatto che un azzeramento improvviso ed
indiscriminato di quello che oggi è chiamato precariato avrebbe come
unico effetto la frantumazione di un patrimonio oggi costruito con
costi elevati (stima 1,5 milioni di Euro/ per figura professionale su
cinque anni) e non farebbe altro che alimentare il flusso in uscita
dal bilancio delle conoscenze e delle competenze del nostro Paese.
In tale contesto sembra ragionevole che si debba procedere su diverse
linee di intervento:
1.Creare le condizioni affinché, nel corso di una programmazione
tri-quinquennale cui venga assicurata certezza, venga sì data la
possibilità al personale coinvolto nel fenomeno precariato di essere
immesso definitivamente nella struttura, ma solo a valle di un vaglio
meritocratico delle professionalità che accerti, fra l’altro, per il
personale suddetto le attività da esso svolte nell’Ente, delle
competenze ivi acquisite e dei risultati che detto personale ha
contribuito a raggiungere;
2.Attuare, in parallelo e soprattutto a vale del periodo di
riassorbimento del precariato oggi presente, un programma di
assunzioni annuali che assicuri flussi di risorse umane in entrata da
assumersi a tempo indeterminato e che permetta al contempo il naturale
scorrimento di carriera del personale interno CNR. Il flusso
complessivo delle Risorse Umane così risultante deve essere di
dimensioni consone ai bisogni dell’Ente esposti nei piani triennali
degli stessi approvati dal Ministero vigilante;
3.Mantenere lo strumento del tempo determinato, normandolo però in
maniera rigorosa al fine di ricondurlo ad una delle due possibili
valenze:
a. strumento di formazione on the job di giovani ricercatori,
tecnologi o tecnici in previsione di un possibile successivo
inserimento nell’organico o dell’ente o dell’eventuale partner
pubblico o privato cui sono riferite le attività che i giovani sono
chiamati a svolgere;
b. consulenza/prestazione professionale occasionale per esigenze
limitate nel tempo, riferite a competenze non presenti nell’Ente.
Le risorse finanziarie su cui deve gravare lo strumento delle
assunzioni a tempo determinato devono essere prevalentemente reperite
sui fondi che l’Ente riceve da terzi (UE-Programmi Quadro, UE ERC,
D.Lgs. 297/99-DM 593/2000, leggi regionali di stimolo alla ricerca ed
all’innovazione a favore dei sistemi industriali territoriali,
contratti con grandi agenzie di ricerca internazionali quali l’NIH,
NSF, programmi di ricerca ricevuti in commessa da privati etc), fondi
per l’utilizzo dei quali all’Ente deve essere garantita la massima
flessibilità possibile.
Per quanto concerne, invece, la possibilità di modulare il turn over,
devono essere presi in considerazione i nuovi strumenti messi a
disposizione opportunamente e tempestivamente dall’articolo 72
(Personale dipendente prossimo al compimento dei limiti di età per il
collocamento a riposo) del DL 112/2008 recentemente convertito in legge.

Il Comitato Direttivo
Angelo Guerrini
Rosanna Guernieri
Luigi Iavarone
Maria Luisa Pompili
Marco Malavasi
Andrea Lapiccirella

1 Commento a “Gran Consiglio Nazionale (delle Ricerche)”

  1. Nicola Culeddu scrive:

    E’ quantomeno bizzarra la comparsa di questa “organizzazione”, è come se ai deportati si chieda di aderire al sindacato degli aguzzini. Il CNR è stato devastato da idee balzane sulla ricerca; una su tutte quella che la Ricerca (si maiuscola) possa diventare un servizio per l’impresa, attraverso la diminuzione costante dei finanziamenti. Siamo al ridicolo quando viene formata una nuova Area della Ricerca (Sassari) e a nessuno degli Istituti precedentemente ospiti dell’Università viene dato un euro per le spese di mantenimento (luce, acqua, telefoni e tasse comunali) e quindi bisogna usare gli stentatissimi fondi per la ricerca per pagarle.
    Oggi il CNR cerca di essere un volano per l’economia sopratutto con il lavoro di tanti scienziati che in cambio di uno stipendio al limite della decenza si impegnano nella Ricerca ma non scientifica, ma di fondi che permettano un mantenimento dei livelli minimi di competitività con il mondo scientifico internazionale.
    L’ultima perla: il Comune di Sassari si è “dimenticato” di aggiungere la particella catastale dove ricade l’Area della Ricerca (nonchè l’Assessorato al Lavoro ed altre strutture) nelle zone che possono, nel triennio 2007-2010, ricevere aiuti di stato e fondi dall’UE. Risultato sono caduti tre progetti di spin-off di aziende High-Tech formate da giovani laureati sardi in rientro dall’estero. Ovvio che il Parco Tecnologico di Pula è stato inserito: sarà anche questa una scelta?

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