I nuovi sovranisti

16 ottobre 2012
Marco Ligas
Anche Cappellacci si è convertito al sovranismo, ha detto che si opporrà al governo Monti in tutte le sedi politiche e giurisdizionali, non vuole subire la violazione dell’articolo 5 della Costituzione senza reagire. Anche i componenti della giunta la pensano allo stesso modo e sono pronti a sostenere il governatore nella politica contestativa verso il governo. Il deputato Mauro Pili sembra ancora più determinato, si è rivolto al capo dello Stato ricordando che è stato commesso un  attentato contro l’autonomia regionale. C’è da ipotizzare che se non verrà modificata la legge di stabilità approvata dal governo Monti condurrà la sua protesta anche da solo, davanti a Montecitorio, magari battendo sul selciato l’elmetto che gli è stato consegnato dai minatori della Carbosulcis nel corso dell’ultima occupazione della miniera.
Naturalmente c’è da chiedersi il perché di questo risveglio autonomistico annunciato in modo così plateale da una giunta che ben poco si preoccupa delle condizioni di vita dei lavoratori sardi, dei livelli di disoccupazione presenti nell’isola e, soprattutto, del come si possano affrontare e risolvere questi problemi. Viene da sé una risposta: le elezioni non sono lontane, meglio affrontarle curando nei dettagli la campagna elettorale, mistificando la realtà e presentando governatore e assessori come protagonisti del rinnovamento della Sardegna, capaci anche di dire no al governo di Roma.
Intendiamoci, che il governo Monti, come quelli che lo hanno preceduto nella storia della Repubblica, sia arrogante e autoritario nei confronti della Sardegna, è fuori di dubbio. Così come è arrogante e autoritario nei confronti di tutti gli strati sociali deboli presenti nel nostro paese. Non fa nulla per difendere i diritti dei lavoratori, per contenere la disoccupazione, per tutelare la democrazia. È un governo al servizio della finanza internazionale, non a caso gode del sostegno delle banche e degli imprenditori più rappresentativi delle politiche neoliberiste.
Che gli importa della Sardegna? Finché gli verrà consentito stravolgerà anche le parti più significative della Costituzione, non soltanto l’articolo 5. Ha già avviato questo processo e lo sta conducendo con un cinismo crescente. L’obiettivo è quello di consentire a gruppi di potere sempre più ristretti il dominio all’interno degli apparati pubblici e privati, il controllo delle università e di tutto il settore della formazione e dell’istruzione. Questo nuovo centralismo non ha niente a che vedere con la terapia tanto decantata e presentata come una scelta fondamentale per risanare il paese dalle inefficienze e dalla corruzione. Piuttosto fa tabula rasa dei principi essenziali su cui si fonda la democrazia: la partecipazione dei singoli cittadini e delle amministrazioni locali al governo del paese, la sussidiarietà e la solidarietà tra cittadini appartenenti a culture e condizioni sociali differenti.
Non è attendibile la giunta Cappellacci quando si propone di contrastare le scelte del governo Monti avviando una politica contestativa. Non lo è perché durante l’intera legislatura ha consolidato un’esperienza di governo all’insegna della subalternità, prima rispetto alle politiche di Berlusconi poi a quelle di Monti. Non c’è una prova che dimostri un’ispirazione diversa. Dalla scelta delle pale eoliche, fatta col suo amico Flavio Carboni, a quella dei campi da golf, dalla revisione del piano paesaggistico regionale alle disposizioni sul piano casa, emerge costantemente il sostegno offerto ai gruppi di potere. Gli interessi a favore del popolo sardo sono regolarmente assenti. Non c’è nulla che faccia supporre che la protesta contro la legge di stabilità abbia un’ispirazione diversa.
Non abbiamo esempi significativi di spese sostenute col denaro pubblico che abbiano tutelato gli interessi della collettività. Prendiamo il caso della scuola. In questi ultimi anni la scuola pubblica ha subito continui tagli di spesa: migliaia di insegnanti rischiano il posto di lavoro, altri diventano precari permanenti, le classi hanno un numero di alunni sempre maggiore e ciò peggiora la qualità dell’insegnamento; le stesse strutture scolastiche sono spesso cadenti e non si investe perché diventino più accoglienti. Ebbene, che cosa fa la giunta Cappellacci in questa situazione? Rivendica la modifica della legge di stabilità ma offre 22 milioni alle scuole private. È difficile capire la coerenza di questi comportamenti che sono evidentemente finalizzati a squalificare ulteriormente la scuola pubblica e favorire, secondo la filosofia per cui “privato è meglio”, la crescita di quelle private.
Episodi come questi sono molteplici. Riguardano soprattutto la Regione ma coinvolgono anche le amministrazioni provinciali (persino quelle abolite attraverso il referendum) e comunali. Ciò che colpisce nelle attività di queste amministrazioni è il metodo, il più delle volte clientelare, attraverso il quale avvengono le erogazioni del denaro pubblico, a pioggia come si dice, senza alcun principio guida che ne legittimi l’utilità. Spesso si tratta di piccole cifre ma sommate l’una all’altra danno luogo a spese consistenti. Arginare questi sprechi è importante almeno quanto la rivendicazione del blocco della legge di stabilità. Anch’essi vanno contrastati attraverso scelte politiche chiare che rispondano agli interessi dei cittadini e non a quelli delle diverse consorterie. Se non si fa così prevale la cialtroneria.

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