Il paesaggio agricolo sardo in mano agli speculatori delle energie rinnovabili

16 Dicembre 2013
stendardo-grig
Stefano Deliperi

Sembra impossibile, ma ogni giorno che passa pare proprio che la produzione di energia da fonti rinnovabili sia l’alibi per massacrare il paesaggio agricolo sardo per fini puramente speculativi.
Altro che ecologiche e utili, le energie rinnovabili stanno vampirizzando sempre più ambiente e fondi pubblici. Come tutte le cose, dipende sempre da come si utilizzano.
Basti pensare che cosa sta accadendo da tempo nelle campagne di Vallermosa, piccolo centro agricolo del Cagliaritano.
La Sardinia Green Island s.r.l., fra le varie società del Presidente della Confindustria della Sardegna meridionale Alberto Scanu, ha in progetto una centrale solare termodinamica, ma non intende minimamente svolgere alcun procedimento di valutazione dell’impatto sull’ambiente, in quanto afferma di aver presentato la richiesta di autorizzazione qualche giorno prima dell’emanazione della deliberazione Giunta regionale n. 34/33 del 7 agosto 2012 + allegati che ha disposto la procedura di V.I.A. anche per gli impianti al di sotto della soglia di 50 MW di potenza. L’impianto in progetto a Vallermosa dichiara 49,9 MW di potenza.
Mille forme di pressione, fra cui un contenzioso giurisdizionale, coinvolgendo i dipendenti, in buona parte assorbiti da altre realtà industriali in crisi e attualmente in cassa integrazione e non reimpiegati in altre attività.
Non basta. Dopo dichiarazioni pubbliche in tal senso nei mesi scorsi da parte dell’Assessore regionale dell’industria Antonello Liori, comunque mai tradotte in fatti concreti, è stata addirittura presentata la proposta di legge regionale G. Diana (P.D.) – E. Tocco (P.d.L.) n. 536/A del 23 luglio 2013, approdata in aula nei giorni scorsi, ma poi congelata, per escludere dalle procedure di valutazione di impatto ambientale tutti quei progetti….che rientrano nelle caratteristiche di quello della Sardinia Green Island.
Una proposta di legge regionale ad impiantum, insomma.
In realtà, se approvata, condurrebbe dritti dritti a molto probabile impugnazione da parte del Governo nazionale davanti alla Corte costituzionale (l’ennesima) e all’apertura di una procedura di infrazione da parte dell’Unione europea, con tutte le conseguenze del caso.
Infatti, La direttiva n. 97/11/CE sulla valutazione d’impatto ambientale, vigente al momento della presentazione dell’istanza di autorizzazione unica (art. 12 del decreto legislativo n. 387/2003 e s.m.i.) per la realizzazione della centrale solare termodinamica a concentrazione Sardinia Green Island prescrive per tutti gli “impianti industriali per la produzione di energia elettrica, vapore e acqua calda” non compresi nell’allegato I (cioè quelli per cui è immediatamente obbligatoria la procedura di V.I.A.) lo svolgimento della preventiva e vincolante procedura di verifica di assoggettabilità (allegato II, punto 3, lettera a).
La direttiva doveva avere esecuzione all’interno degli Stati membri, fra cui l’Italia, entro il 14 marzo 1999, pena il possibile avvio di una procedura di infrazione, con una serie di conseguenze negative per l’Italia e la Sardegna in particolare, che trovi descritte in questo articolo.
In più, è intervenuta la recente sentenza Corte cost. n. 93/2013, che ha ricordato come “la VIA non può essere esclusa sulla semplice base della soglia di potenza, …. una norma del genere, che esclude del tutto un livello procedimentale di tutela ambientale in precedenza previsto e di origine comunitaria”, dev’essere “applicata, proprio in base al principio di precauzione proprio del diritto Comunitario, con particolare prudenza. Come è noto, il principio di cui all’art. 191 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea prevede che ‘la politica della Comunità in materia ambientale mira a un elevato livello di tutela, tenendo conto della diversità delle situazioni nelle varie regioni della Comunità. Essa è fondata sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché sul principio chi inquina paga’.”
Le direttiva comunitarie sulla valutazione di impatto ambientale (n. 85/337/CEE, n. 97/11/CE, n. 2011/92/UE) sono state introdotte nell’ordinamento italiano con il decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i. e a livello regionale con la legge regionale n. 1/1999 (art. 31) e s.m.i. A livello regionale le procedure sono contenute nelle deliberazioni Giunta regionale n. n. 5/11 del 23 aprile 2008 + allegati e, in seguito, n. 43/33 del 7 agosto 2012 + allegati.

La Sardinia Green Island aveva già presentato un progetto di centrale, assoggettato alla prevista procedura di verifica di assoggettabilità conclusa con la deliberazione Giunta regionale n. 34/22 del 18 agosto 2011, che aveva indicato la successiva e vincolante procedura di valutazione di impatto ambientale.
Al di là degli obblighi di legge, per quale motivo la Sardinia Green Island non vuole sottoporre il proprio progetto alle procedure di valutazione dell’impatto sull’ambiente? Se il progetto è così positivo, come dice, non dovrebbe incontrare problemi. Oppure le cose non stanno in questi termini?
Ma non finisce qui. C’è molto di più.
Non c’è solo la Qatar Holding, il fondo sovrano del Qatar, pronto a investire un miliardo di euro per rimettere a nuovo la Costa Smeralda con mezzo milione di metri cubi di nuove volumetrie immobiliari, anche se finora di concreto ci sono 24 ristrutturazioni di altrettanti stazzi in base al c.d. piano per l’edilizia.
Ci sono anche altre perline colorate da distribuire ai sardi in cambio della Terra.
Il Gruppo Angelantoni in sinergia con la giapponese Chiyoda Corporation hanno avviato il progetto Archimede Solar Energy (ASE), società che si propone la realizzazione di ben quattro centrali solari termodinamiche a concentrazione per complessivi 389 Megawatt termici: a Flumini Mannu, fra Villasor e Decimoputzu (55 MW elettrici di potenza, 237 ettari interessati), a Campu Giavesu, in Comune di Cossoine (50 MW elettrici di potenza, 160 ettari interessati), nei terreni agricoli fra Giave e Bonorva (50 MW elettrici di potenza, 235 ettari interessati), nelle campagne di Gonnosfanadiga (50 MW elettrici, 211 ettari interessati).
Anche in questo caso c’è l’ormai consueto miliardo di euro di investimenti e 5 mila posti di lavori diretti e indiretti sbandierati.
In realtà, tutti questi progetti di centrali solari termodinamiche a concentrazione sono già stati sottoposti a rispettiva procedura di verifica di assoggettabilità (direttiva n. 2011/92/UE, art. 20 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i., art. 31 della legge regionale n. 1/1999 e s.m.i., deliberazione Giunta regionale n. 34/33 del 7 agosto 2012, allegato B) di competenza regionale, su proposta di soggetti imprenditoriali diversi (soprattutto la EnergoGreen Renewables s.r.l., controllata dalla Fintel Energia Group s.p.a.).
Tutte le rispettive procedure di verifica di assoggettabilità si sono concluse con la decisione di far svolgere, con i dovuti approfondimenti, la successiva e vincolante procedura di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), sempre di competenza regionale, proprio per il pesante impatto sull’ambiente e le risorse del territorio interessato.
Complessivamente quasi 900 ettari di terreni agricoli o con pascoli alberati interessati. Se i proprietari non cederanno i loro terreni con le buone, l’intenzione è quella di procedere con l’esproprio per ragioni di (preteso) interesse pubblico.
Ora, viene proposta un’interpretazione abbastanza singolare: visto che c’è un (nuovo) soggetto proponente unico, allora si fa un unico procedimento di V.I.A., di competenza nazionale, visto che così prevede il Codice dell’ambiente (decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.) per le centrali termiche a combustione superiori a 300 Megawatt termici.
E il mega-progetto è già partito.
Il 29 novembre 2013 è stato pubblicato l’avviso relativo all’avvio del procedimento di V.I.A. però curiosamente limitato alla sola centrale solare termodinamica Flumini Mannu, fra Villasor e Decimoputzu (CA), già oggetto della deliberazione Giunta regionale n. 5/25 del 29 gennaio 2013 con cui il procedimento di verifica di assoggettabilità era stato concluso con la decisione di svolgere il successivo e vincolante procedimento di V.I.A.
Altrettanto curiosamente appare quale soggetto proponente la Flumini Mannu ltd, con sede legale a Londra (Bow Road, 221) e sede fiscale a Macomer (Corso Umberto I, 226).
Se si tratta di un progetto unico, deve necessariamente svolgersi un procedimento di V.I.A. unico, se si tratta di un programma comprendente più progetti, deve svolgersi invece preventivamente la procedura di valutazione ambientale strategica (V.A.S.).
Ma, al di là degli aspetti giuridici, fondamentali in casi come questo, la domanda impellente è questa: a chi serve una speculazione energetica di così grande entità ai danni di centinaia e centinaia di ettari di terreno agricolo e pascolativo sardo?
Non alla Sardegna, che già oggi produce molta più energia di quanto abbia bisogno e non ha alcuna garanzia che tale produzione da fonte rinnovabile sostituisca quella tradizionale di origine fossile.
Considerati i forti incentivi per la produzione di energia da fonte rinnovabile, il minimo sarebbe l’ubicazione di tali impianti in aree industriali, già infrastrutturate e prive di valore ambientale.
Questa è una battaglia campale per la nostra Terra.
E la combatteremo fino in fondo.

4 Commenti a “Il paesaggio agricolo sardo in mano agli speculatori delle energie rinnovabili”

  1. giacomo oggiano scrive:

    Al di là degli aspetti giuridici…. Finalmente! Che sia l’inizio di un approccio scientifico, e non da azzeccagarbugli, alle questioni ambientali? La maggior parte delle leggine della RAS sono contro l’ambiente anche quando non sembra. In quanto alla domanda retorica sull’utilità di tutta questa energia (presunta) rinnovabile, anche le pietre sanno a chi serve: alle finanziarie divoratrici di incentivi pubblici (tutti soldi di chi le tasse non le può evadere). Non è un caso che il semi-analfabeta capo dei forconi, e i grillini associati, abbiano invocato il rilancio degli incentivi al solare, al termodinamico, ecc, ecc.

  2. Il paesaggio agricolo sardo in mano agli speculatori delle energie rinnovabili. | Gruppo d'Intervento Giuridico onlus scrive:

    […] su Il Manifesto Sardo (“Il paesaggio agricolo sardo in mano agli speculatori delle energie rinnovabili”), n. 159, 16 dicembre […]

  3. giacomo oggiano scrive:

    http://www.manifestosardo.org/il-sole-che-lotta/‎

  4. graziano deiana scrive:

    anche nel comune di Mamoiada è iniziato l’assalto alla diligenza del nostro prezioso paesaggio agrario con il tentativo di installare il cosidetto “minieolico”, devastante con le sue pale e rotori che arrivano a circa 50 mt.

    il consiglio comunale ha approvato una variante alle norme di attuazione per l’utilizzo delle aree agricole del Puc, dove si stabilisce che sono ammessi impianti per produrre energia rinnovabile, eolico fotovoltaico etc, solo ed esclusivamente per l’utilizzo dell’azienda agricola interessata.

    la nostra scelta nasce dalla scoperta che i soliti noti spregiudicati, e in alcuni
    casi pregiudicati, pagano una cifra irrisoria per affittare il suolo agricolo da destinare alle pale, incuranti di paesaggio e benefici, anzi presentandosi come benefattori che danno una mano ai pastori in crisi etc etc…

    riusciremo a diventare adulti e decidere final,mente da soli, che farne di questa nostra terra e del nostro futuro?

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