La Barbagia e le sue resistenze nel libro di Amedeo Spagnuolo

2 Febbraio 2023

[Graziano Pintori]

Il libro di Amedeo Spagnuolo “E ci trovammo in Barbagia a cantare Bella Ciao” ha la scrittura fluida perciò si legge agevolmente. Il romanzo narra dell’antitesi che cova nell’animo umano e genera la storia: il bene e il male, odio e amore, ricchezza e miseria.

Leone Ginzburg scrisse su Guerra e Pace di Leone Tolstoi che la guerra è la storia, la pace è l’animo umano; ossia, lo dico semplificando, il male è la guerra/odio, la pace è umana/amore. Il libro di Amedeo si snoda su questo dualismo: il male è nemico della democrazia e della libertà, il bene difende la Costituzione e combatte le dittature e gli abusi. Il libro narra l’avventura vissuta da alcuni ragazzi napoletani, poco più che adolescenti, durante un periodo di vacanza nelle spiagge di S. Lucia, frazione balneare di Siniscola.

I tempi erano gravati da una tensione generalizzata in tutta la penisola, perché i rabbiosi fascisti avevano ripreso a manganellare gli avversari politici e cittadini inermi. I ragazzi vivono le vacanze come solo i giovani sanno vivere con la dovuta spensieratezza, seppure una certa inquietudine trapelasse dai loro pensieri: insomma un’inquadratura da film tipo Lo Squalo di Spielberg, quando l’inquietudine gravava sulla spensierata e gioiosa giornata dei giovani sulla spiaggia californiana, la quale inquietudine prendeva corpo con l’apparizione del male, cioè l’orrore dello squalo con la sua immensa potenza distruttiva. Così accadde ai giovani partenopei nel ricevere le terribili notizie da Napoli che annunciavano che era in atto un cruento golpe fascista, sostenuto dall’esercito e altre forze reazionarie, con lo scopo di sovvertire le istituzioni democratiche.

Dalla parte opposta, comunque, si organizzava la resistenza in difesa della Costituzione e il Presidente Sandro Pertini era il punto di riferimento di tutti i lealisti. I giovani protagonisti del romanzo si trovano intrappolati in Sardegna, essendo stati interrotti i collegamenti da e per la penisola, la scelta allora ricadeva su Nuoro, già teatro di scontro tra la resistenza e i golpisti. La storia da questo frangente s’integra con una specie di incubo distopico e truculento: entrano in scena i cani fonnesi addestrati a sbrandellare corpi umani con le loro potenti mascelle e denti cupi; si descrivono torture e stupri in cui il torturatore è peggiore dei cani fonnesi, o se volete degni del Garage Olimpo o di via Tasso, luoghi di morte e torture fasciste.

Dal contesto non manca il massacro gratuito, immotivato e banale nei confronti di un’intera comunità di donne, vecchi, bambini indifesi e fragili da parte dei fascisti in fuga: una Stazzema traslata ad Abbasanta. I combattimenti e tanti corpo a corpo tra partigiani e fascisti si svolgevano a Nuoro città e soprattutto tra i boschi dell’Ortobene, dove i partigiani avevano impiantato il loro campo base. In questi boschi riconosciamo l’epico partigiano Bulow, o se volete il comandante dei gap Gallo, futuro segretario generale del PCI, ambedue impersonati in salsa sarda e barbaricina da tale Marras, ex dipendente postale che si era assunto l’onere di liberare con i partigiani nuoresi la città dai topi fascisti. Le partigiane in lotta sono della tempra della Noce e/o della Iotti.

Il racconto è condito di napoletanità distribuita nelle giuste dosi, ciò denota le radici profonde e l’affetto intenso che lega l’autore alla sua città natale. Ho colto soprattutto nella prima parte che l’autore conosce il linguaggio, i gusti e soprattutto le debolezze dei giovani; inoltre, ho trovato il forte nesso tra i boschi dell’Ortobene e quelli del Sannio, territori di storie ricche di vigore resistenziale. Per concludere, dal mio punto di vista, quello che manca è il paesaggio, ovverosia l’assimilazione del paesaggio con i personaggi, essendo questi ultimi parti del paesaggio stesso. Ciò non scalfisce il valore del lavoro svolto da Amedeo.

Il libro di Amedeo ha suscitato l’interesse del Circolo K. Marx di Rifondazione Comunista, che ha deciso di presentarlo presso Su Tzirculu Culturale “Sa Bena” a Nuoro con il sottotitolo “Immaginazione e realtà: Nuoro è ancora la roccaforte della sinistra italiana?”. Alla presenza di numerosi esponenti della sinistra nuorese, le relazioni introduttive sono state affidate a Piero Mura docente di letteratura italiana, Antonio Satta Segretario del Circolo K. Marx e Francesco Maggi Segretario Provinciale del P.R.C., infine l’intervento dell’autore.

Sono stati approfonditi vari aspetti del romanzo, per esempio il passaggio dal racconto del golpe immaginario, che costituisce l’ossatura del libro, alla realtà che dei giorni nostri. Infatti, si è detto se la sinistra odierna sarebbe in grado di reagire allo stesso modo come la sinistra ha reagito nei confronti del golpe descritto nel libro. Un paragone utilizzato per evidenziare che oggi la sinistra organizzata fa sentire il peso della sua assenza, frutto di errori plasticamente visibili per mancanza di un programma politico in grado di accomunare il popolo che la compone. Errori che hanno avvantaggiato la destra post fascista favorendone la vittoria elettorale e il governo del paese.

Una condizione che, fra le altre cose, pone in risalto anche la “latitanza” dei giovani dai contesti politici e sociali e, allo stesso tempo, avvertire una diffusa povertà del senso critico tra le svariate categorie sociali. Questi sono stati gli argomenti stimolati dal libro di Amedeo, il quale ha favorito anche una salutare autocritica ben presente in quasi tutti gli interventi, compresi quelli sopraggiunti dal pubblico. Infine, una cosa va detta sulla visione di Nuoro considerata impropriamente, da molti, come roccaforte della sinistra, mentre a mio parere, ma tra le righe sostenuto anche da diversi interventi, potrebbe essere definita roccaforte del “bianco fiore”, perché, almeno a livello istituzionale, la città e il suo territorio sono rappresentati soprattutto dall’immarcescibile cultura democristiana.

Foto tratta dalla mostra fotografica “100 anni – il P.C.I. e la Sardegna”, nata per celebrare i 100 anni dalla nascita del Partito Comunista Italiano organizzata dalla Fondazione Berlinguer

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