La giornata della memoria 2017

16 Gennaio 2017

Auschwitz

Gianfranca Fois

Per S. Agostino il tempo si divide in presente del passato, presente del presente e presente del futuro, la memoria, la visione e l’attesa. Ma la nostra società ormai è schiacciata in un quasi eterno presente che domina la nostra percezione del tempo, rende frammentario ed evanescente il passato e ci consegna inermi a un futuro imperscrutabile o scarsamente immaginabile.
A ben poco, al di fuori di ristretti gruppi, sembrano servire le ricostruzioni ragionate e documentate del passato fatte dagli storici in un periodo in cui prevale invece una ricostruzione storica ad opera non di professionisti ma soprattutto di giornalisti, registi di documentari e incentrata più sulle emozioni, e quindi effimera, e meno sul rigore scientifico.
Non è quindi un caso che da alcuni anni in diversi si siano espressi contro l’istituzione di giornate della memoria considerandole inutili.
Non sono d’accordo con questa posizione. Per quanto consapevole della situazione penso che sia necessario che giornate della memoria continuino ad esistere, si continui a indagare e a ricostruire quanto è successo nel passato ma soprattutto penso che sia utile, anzi doveroso, che questi studi siano diffusi il più possibile soprattutto, anche se non solo, fra i giovani.
In particolar modo però si deve evitare la riduzione della memoria a una retorica esibizione e alla musealizzazione della storia.
Non solo non avrebbe senso ma tali giornate perderebbero quella che è la loro linfa vitale e cioè fornire la capacità critica di guardare al presente con la consapevolezza di quanto è successo e la volontà che fatti ed errori dolorosi, anche se non uguali perché la storia non si ripete allo stesso modo, possano aver luogo. Ed è ancora maggiormente necessario ora quando fra l’indifferenza dei politici e di parte dell’opinione pubblica i perseguitati di oggi soffrono, muoiono, bloccati ai confini delle nazioni europee così come lo furono gli Ebrei più di 70 anni fa, con una disumanizzazione dei rapporti fra gli uomini che dovrebbe suscitare sdegno e proteste.
Le foto che vengono mostrate in questi giorni ricalcano quelle dei detenuti dei campi di concentramento nazisti e questa volta nessuno al mondo potrà dire: io non sapevo.
Penso perciò che sia altamente meritoria l’opera del Dipartimento di Storia dell’Università di Cagliari che ogni anno dedica una giornata, coinvolgendo insegnanti e classi, alla memoria della Shoà, approfondendo temi sempre diversi e mettendo in luce aspetti sinora poco conosciuti. Così è stato ad esempio per la resistenza attiva, per l’olocausto dei bambini e quest’anno per i persecutori, che furono numerosi, nonostante la retorica degli Italiani brava gente, e agirono sia in modo diretto, con delazioni o con arresti a fianco dei nazisti o di propria iniziativa, sia indirettamente con tutti quegli atti burocratici e di servizio che resero possibile deportazioni e morte.

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