La prima luna piena di primavera

16 Marzo 2013
Silvana Bartoli
Nel salone del palazzo episcopale è esposto un affresco di fattura trecentesca, “giottesco” aggiungono gli studi.
Si tratta del Noli me tangere che racconta un episodio del Vangelo di Giovanni: Maria di Magdala, sola e di notte, si accosta al sepolcro, lo trova vuoto e piange. Una voce alle sue spalle chiede il motivo delle lacrime. Maria si volta e implora l’uomo di dirle dove sia il corpo del Signore. Solo quando Gesù la chiama per nome Maria lo riconosce e gli si accosta.
A questo punto Gesù pronuncia parole che sono entrate nella conoscenza collettiva attraverso la traduzione latina: “Noli me tangere”, mentre il testo originale greco sarebbe piuttosto: “Non mi trattenere” o “Non continuare a trattenermi”. La versione latina, col richiamo al tatto, riporta a una dimensione carnale che si collega immediatamente all’uso che è stato fatto di Maria di Magdala.
Com’è noto, la “Maddalena” venerata in Occidente, nei Vangeli non esiste: il personaggio della prostituta pentita alla quale è elargito il dono del primo annuncio della Resurrezione, ben radicato nell’immaginario collettivo della nostra tradizione, è il prodotto di un travisamento dei testi evangelici mediante la sovrapposizione di tre persone diverse.
La prima è la peccatrice anonima che in casa di Simone il Fariseo lava i piedi di Gesù, glieli asciuga con i capelli e li unge di profumo prezioso; la seconda è Maria di Magdala che, liberata dalla possessione demoniaca, si pone al seguito di Gesù, lo segue fino al Calvario e sarà la prima testimone della Resurrezione; la terza è Maria di Betania, sorella di Marta e di Lazzaro.
I Vangeli non stabiliscono legami tra queste donne. La liturgia ortodossa ne mantiene distinta la memoria e il culto: Maria di Betania è ricordata il 18 marzo, la peccatrice anonima il 31 marzo, Maria di Magdala il 22 luglio. Nella liturgia cattolica viene invece ricordata un’unica donna: la prostituta salvata in virtù del suo pentimento.
Studiose e studiosi moderni hanno analizzato i passi e i ponti che hanno potuto in qualche modo suggerire o giustificare l’unificazione delle tre donne.
Della peccatrice anonima non si sa nulla, si può però dire che forse non era una prostituta perché il testo greco usa un termine generico per indicare “colei che ha sbagliato”. Ma per la mentalità maschile medievale quale peccato può indicare la specificità di una donna se non il peccato carnale?
Maria di Betania, oltre a distinguersi per l’attenzione con cui ascolta Gesù, è protagonista di un’altra unzione.
Maria di Magdala è colei che Gesù aveva liberato da “sette demoni”. Nella Bibbia il demone indicava un male morale o fisico che opprime una persona; non era sinonimo di prostituzione. Ma nei Vangeli Maria è una donna che non appartiene a un padre o a un marito, anzi può disporre di sé e dei suoi beni che mette a disposizione di Gesù.
Tanta libertà la rende come minimo sospetta: per i contemporanei di Gesù era motivo di scandalo la presenza di donne accanto a lui che, con questo comportamento, infrangeva tabù fortemente radicati.
La mentalità medievale non ha superato quei tabù, Gregorio Magno cancella le distanze fra le tre donne e le sovrappone tout-court: “Crediamo dunque che questa donna che Luca chiama peccatrice sia quella stessa che Giovanni indica con il nome di Maria, e dalla quale Marco dice che erano stati cacciati sette demoni”. Senza cercare supporto nei testi venne realizzata un’operazione di assemblaggio che portò a sintetizzare le distinte connotazioni di tre persone in un’unica figura simbolica, in cui veniva proiettato  un ideale di donna  presente nell’immaginario maschile, che da quelle connotazioni derivava spessore di realtà.
Da quel momento in poi Maria di Magdala, la prima testimone della resurrezione, viene assemblata alla peccatrice anonima e a Maria di Betania e diventa la prostituta pentita, “la Maddalena”, continuamente modificata mediante una serie di abbellimenti e deformazioni successive, elaborate dal genio dei padri della chiesa che, senza alcun imbarazzo, costruirono per la tradizione cristiana un simbolo dai forti richiami terreni e carnali, identificando tre donne distinte in una sola connotata da lunghi capelli sciolti evocatori del peccato carnale.
Le sirene hanno sempre capelli lunghissimi e i capelli con cui la peccatrice anonima asciuga i piedi di Gesù, diventano il pezzo del mosaico che inchioda Maria di Magdala a un passato forse peccaminoso ma certamente non suo.
Viene così totalmente cancellato il ruolo della donna che aveva scelto di vivere autonomamente la propria dimensione religiosa ed era stata premiata con il ruolo di “apostola degli apostoli”.
Ruolo che era stato molto importante nella chiesa primitiva ove si esprimeva ammirazione per le donne che avevano seguito e sostenuto Gesù.
In Luca viene utilizzato il verbo “diakonein” per indicare questa attività indispensabile al gruppo. La prima affermazione della diaconia femminile verrà ulteriormente sottolineata nella letteratura gnostica mediante il valore attribuito alle “opere del femminile” e il riconoscimento di una sostanziale parità uomo/donna.
Il ricordo di Maria di Magdala, è accuratamente conservato dai primi cristiani. Tra gli gnostici poi, è definita “erede della luce” e appare la messaggera privilegiata dell’insegnamento divino, nettamente al di sopra degli apostoli che essa deve incoraggiare nel loro ministero.
Quando prese avvio la lotta contro gli gnostici, le comunità ortodosse operarono un restringimento dei ruoli concessi alle donne. Il conflitto tra Pietro e Maria, la quale non ha mai abbandonato o rinnegato Gesù, che affiora spesso nelle fonti gnostiche, sembra avere precise valenze finalizzate a depauperare il valore della dimensione femminile nel rapporto con la trascendenza.
Per questo la figura di Maria di Magdala ha dovuto essere sporcata con la prostituzione? Per impedire che le donne potessero rivendicare la stessa dignità maschile facendo riferimento al comportamento di Gesù verso il femminile?
Il maschilismo medievale riaffiora inalterato nelle parole indirizzate nel 2009 dall’arcivescovo di Parigi a un gruppo di donne cattoliche che auspicavano maggiore parità: “per avere un ruolo decisionale nella chiesa – disse- non è sufficiente portare una gonna, bisogna avere una testa”.
Al di là delle ragioni teologiche e dogmatiche (inesistenti secondo alcuni teologi come Drewermann e Küng) che mantengono le donne lontane dal sacerdozio, sembra aleggiare ancora il fantasma antico delle “impurità mensili” definito nel secolo XII: “Un tempo i canoni conoscevano l’ordo delle diaconesse, le quali avevano accesso all’altare. In seguito l’immondezza del mestruo espulse il loro ministero dalla divina e santa mensa”.
Eppure la Pasqua cade sempre nella prima domenica dopo la prima luna piena di primavera, ovvero: la più importante celebrazione della religione cristiana è definita dai cicli lunari il cui ritmo è letteralmente inscritto nel corpo delle donne.

2 Commenti a “La prima luna piena di primavera”

  1. Franco Ferrario scrive:

    V’è poco da aggiungere. I tempi cambiano e le vecchie liturgie che affondano le loro radici fin nella lontana civiltà ebraica non sono più di per sé sostenibili nel mondo contemporaneo, il mondo in cui noi ora viviamo, così diverso, così cambiato da allora. Chi non desidera un uguale impegno femminile nella vita della Chiesa, dovrebbe trovare ben altri argomenti, oltre all’impurità mestruale.
    Vorrei solo aggiungere che i sette demoni di Maria di Magdala mi ricordano molto un episodio biblico (Tobia, 3,8) a cui forse si rifanno: a Sara, che Tobit alla fine sposerà, il demonio aveva ucciso per ben sette volte lo sposo novello la prima notte di notte. Ma non per quello la donna viene bollata come peccatrice. Anzi, viene soccorsa dall’angelo Raffaele.

  2. Silvana Bartoli scrive:

    Ringrazio Franco che mi ha ricordato l’episodio biblico di Tobi e Sara, la quale, è vero, non viene bollata come peccatrice ma, considerata responsabile della morte di sette mariti, uccisi dal demonio Asmodeo, medita di impiccarsi…
    Vorrei però citare anche la mail di un amico che mi ha scritto apprezzando “la riabilitazione di Maria Maddalena anche se in contrasto coi vangeli”: sic!
    Credo sia utile ripetere che nei Vangeli Maria di Magdala non è (NON è) la prostituta pentita, è stato il genio dei padri della chiesa che l’ha costruita così in barba ai testi evangelici. Ma nell’immaginario, soprattutto maschile, quella costruzione morbosetta si è radicata tal punto che la fantasia ha avuto la meglio sui testi. Aveva ragione Agostino d’Ippona: -Magnum opus est intus haec idola frangere: è impresa difficilissima infrangere gli idoli che si sono radicati nei cuori …

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