L’arte di farsi comperare

15 Giugno 2007

Annamaria Janin

In questa nostra società del marketing e dell’immagine, competitiva e violenta, i giovani vivono una situazione di precarietà incertezza e confusione inaudite. Come compenso della perdita di valori consolidati da una lunga tradizione culturale e morale, una ridda di surrogati: apparenza successo denaro e consumo (anche di droghe).
Una condizione tutt’altro che facile in cui il sistema dell’arte ha approntato un’oasi felice dove i giovani hanno quasi il ruolo di specie protetta. Sensi di colpa? Risarcimento per la condizione disastrata che si offre loro? Più che una spiegazione psicoanalitica ne occorre una decisamente pragmatica: business, nient’altro che business, che è ciò che conta sopra ogni altra cosa. Il fatto che negli ultimi anni questa logica sia rivolta anche all’arte contemporanea, un tempo cenerentola della situazione, anche nelle sue declinazioni più spinte, non deve stupire: prima o poi il mercato fagocita tutto. Non a caso gallerie, critici, operatori, consulenti ed esperti si sono moltiplicati ed anche le grandi banche hanno preso ad occuparsi di investimenti nel settore. E, dato il giovanilismo imperante, non deve stupire che “tirino” anche i giovani emergenti, a volte addirittura più dei maestri. I giovani artisti (in aumento esponenziale) si sono velocemente adattati a questo nuovo clima, pronti a sgomitare puntando al raggiungimento immediato di successo e denaro senza alcuna remora. Come punti di riferimento soprattutto New York (e più recentemente anche Berlino), come lingua corrente l’inglese, con adesione del tutto acritica alla colonizzazione culturale in atto dalla seconda metà del Novecento.
Questo avviene ormai in tutto l’occidente, quindi anche in Sardegna e a Cagliari, con una notevole omologazione dei linguaggi sui modelli dominanti, di cui quello dei cosiddetti writers è un esempio molto diffuso e sotto gli occhi di tutti. Naturalmente non tutti i giovani sono ugualmente conformisti e acritici: fra di loro ci sono diverse gradazioni di originalità e di profondità concettuale. Un esempio di queste gradazioni si può vedere in questi giorni nella mostra Gemine-Muse, alla Cittadella dei Musei di Cagliari, fino al primo luglio, nella sede del Mas (acronimo dalla risonanza sinistra che sta per Museo d’Arte Siamese). Così come è possibile vederne alcune declinazioni nelle opere dei giovani presenti alla mostra itinerante dedicata al sessantesimo anniversario del 25 aprile, di cui abbiamo già fatto cenno nel primo numero in occasione della tappa di Castiadas (mostra che si sposterà fra qualche giorno a Collinas). D’altronde era molto evidente anche nell’originalità dei contributi di alcuni giovani nella mostra di Artefatti organizzata per sovvenzionare il nostro quotidiano, e che è stata vista a Monserrato, Cagliari e Sassari fra novembre e gennaio scorsi.

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