Liliana Segre senatrice a vita

21 gennaio 2018
[Red]

La nomina di Liliana Segre a senatrice a vita, ebrea sopravvissuta all’inferno di Auschwitz e da tempo impegnata a difendere e diffondere la “luce della memoria” è una buona notizia. Pubblichiamo la nota dell’Istasac, l’Istituto per la Storia dell’Antifascismo e dell’Età contemporanea nella Sardegna centrale.

L’Istituto per la Storia dell’Antifascismo e dell’Età contemporanea nella Sardegna centrale manifesta soddisfazione e plauso per la nomina di Liliana Segre a senatrice a vita della Repubblica.

La sua vita, le sue vicende personali e pubbliche richiamano ad elementi fondanti ed esemplari della cittadinanza repubblicana: l’esclusione dalle scuole elementari in applicazione delle infami leggi razziali fasciste; l’odissea di bambina migrante insieme al padre in cerca di salvezza, che funzionari di un Paese libero sui quali incombeva il dovere anzitutto morale di accoglierli hanno invece stolidamente consegnato ai carnefici; l’uccisione dei familiari in Lager; il forzato silenzio una volta tornata in un’Italia dai troppi lutti; l’infaticabile passione civile che anima da decenni le sue testimonianze, sentite come dovere, prive di odio ma nette nel richiamare ai valori fondanti del mantenersi umani.

L’ISTASAC saluta la chiamata della senatrice Segre all’alta carica come un riconoscimento tributato a tutto il mondo della deportazione: anzitutto ai suoi familiari, ai correligionari, ai resistenti, a tutti i perseguitati dal nazifascismo che dai Lager non sono mai tornati; ai superstiti e alle loro famiglie, vissuti nel pesante ricordo della violenza e della vergogna subita, ed in particolare a coloro che la hanno pubblicamente denunciata e hanno dato con le loro sofferte testimonianze un grande contributo per lo sviluppo in Italia di una cultura della tolleranza e della pace. Desidera in questa circostanza rivolgere un riverente omaggio alla memoria di quanti fra loro non ci sono più: a Settimia Spizzichino, unica donna sopravvissuta alla razzia romana del 16 ottobre, prima testimone che a Nuoro ha narrato lo sterminio; ai deportati razziali politici e militari nati o originari della Sardegna, che rappresentano la presenza del nostro popolo nella grande tragedia del nazifascismo.

Con essi sente altresì ricompensato l’impegno di tutti coloro – istituzioni pubbliche, scuole, istituti di ricerca, associazioni e singoli individui – che negli anni hanno tenuto viva e vitale la memoria della deportazione e tuttora si battono per difenderla nelle comunità; e si augura che ne traggano incoraggiamento per un rinnovato e maggiore impegno nella costruzione di un mondo di inclusione e di pace.

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