Lo zelo di Barack

16 settembre 2013
Giovanni Nuscis
Perché tanto zelo, Barack? Uno contro tutti, o quasi, come un giustiziere solitario alla John Wayne, alla Charles Bronson. Nemmeno il mondo intero ti ferma, coi suoi moniti, le sue paure; né le parole di Francesco, le minacce di Putin, il fatto di favorire Al Qaeda, col tuo intervento. Sei un uomo di successo, da anni a capo di una superpotenza, con una bella famiglia, una buona reputazione, fino ieri… La tua campagna elettorale è costata più di due miliardi di dollari. La lobby delle armi ha finanziato le ultime presidenziali americane con venticinque milioni di dollari (il piatto piange: almeno una guerra, una, per ogni mandato presidenziale) che sono molti ma non così tanti rispetto ai danni immani di una guerra, alla possibile, tragica estensione del conflitto in buona parte del pianeta, con armi potenti e devastanti.
Non mi è piaciuto il vago sorriso, tra l’ironico e il cinico, con cui spiegavi ai giornalisti del pianeta le ragioni della guerra,  sostenendo che il governo di Assad, con l’uso delle armi chimiche utilizzate contro molti bambini (non si sa con certezza se dal governo siriano o da altri), costituisce un serio pericolo per il popolo americano e per la credibilità degli USA nel mondo (?!)
Nessuna norma internazionale ti autorizza ad intervenire militarmente su un paese distante dal tuo migliaia di chilometri. Nessuna azione di autotutela, in questo caso, sarebbe legittima; non vale, per te, l’art. 51 della Carta delle Nazioni Unite, che pone come condizione per reagire un attacco diretto. Guarda quanto sono cauti gli altri Paesi, a cominciare dall’Italia, che rimettono la decisione di intervenire a quella del Consiglio di Sicurezza, come se il suo pronunciamento avesse il potere di trasformare un’azione  (in questo caso palesemente) ingiusta nel suo contrario, e viceversa.
Che i potenti del mondo siano spesso i servi del mondo o, meglio, della sua parte più ricca ed influente -che corrompe uomini e istituzioni, finanziando e sostenendo la loro elezione- ce ne dai, Barack, tristemente conferma. Per chi crede seriamente nella pace, questa tua posizione è davvero inaccettabile. Sei ancora in tempo per cambiare i tuoi piani, per tornare ad essere degno di quel Nobel conferitoti nel 2009, per il tuo «straordinario impegno per rafforzare la diplomazia internazionale e la collaborazione tra i popoli».

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