L’oblio dei bambini

1 Febbraio 2022

[Amedeo Spagnuolo]

La pandemia, senza dubbio, sta provocando effetti devastanti su tutti, però la maggior parte degli adulti, a differenza dei bambini, è sufficientemente strutturata per resistere ai rovinosi effetti di questo spaventoso virus che da due anni non molla la presa sull’intero pianeta.

Purtroppo, troppo spesso, assillati dalle conseguenze economiche provocate dal Covid, ci dimentichiamo dei bambini e dei danni provocati sul loro sviluppo dalla pandemia. Ho cominciato a riflettere con maggiore attenzione su questi aspetti nei giorni scorsi, dopo aver incontrato per le vie di Nuoro, per caso, un amico che passeggiava col figlio di sei anni. Come spesso accade, quando s’incontrano tra loro degli adulti, le chiacchiere si moltiplicano in maniera nevrotica, si vorrebbe dire tutto, ci si accavalla nei discorsi, s’interrompe l’altro senza fargli concludere ciò che stava dicendo, insomma, gli adulti già  si ascoltavano molto poco nel mondo di prima, con la pandemia la capacità di ascolto si è ridotta drasticamente, probabilmente perché essendosi, vertiginosamente, ridotti i momenti di socializzazione, quando accade d’incontrare un amico o semplicemente un conoscente, l’adulto compresso nella sua solitudine e nei suoi pensieri vorrebbe in quei pochi minuti tirare fuori tutto ciò che in questi due anni è stato costretto a tenersi dentro.

Ad un certo punto, però, durante il grottesco “monodialogo” con il mio amico, distrattamente il mio sguardo si è posato sul volto del bambino che stringeva nervosamente la mano del padre, a quel punto ho interrotto di colpo il mio flusso disordinato di parole e mi sono un po’ vergognato di fronte a quegli occhi di bambino che sembravano voler dire: “ehi ci sono anch’io”. Il Covid, tra le tante tragedie, ha provocato anche questa, ci stiamo letteralmente dimenticando dei bambini e dei loro bisogni, ossessionati dalla paura di contagiarci e dalle conseguenze di ciò, la dimensione dell’infanzia ci è sfuggita di mano e non ci siamo accorti che il male di vivere ha ormai invaso anche il mondo allegro ed entusiasta dei bambini.

Mentre tornavo a casa, di nuovo solo con la mia mascherina FFp2, il mio pensiero si è focalizzato su un aspetto che fino a quel momento non avevo mai analizzato, mi sono chiesto: “ma questi bambini di 4, 5 e anche 6 anni si ricordano ancora che prima della pandemia il mondo era diverso, cioè, per fare un esempio, si ricordano ancora che prima le persone e ancora di più i bambini, si abbracciavano continuamente?”. Ho pensato a questo probabilmente perché il figlio del mio amico, istintivamente, quando ci siamo incontrati, si è lanciato verso di me per abbracciarmi ma il padre lo ha strattonato con forza mentre io ho fatto un passo indietro per non farmi toccare. Solo dopo ho pensato a come si dovesse sentire quel bambino deprivato da uno dei comportamenti più gratificanti prodotti dal genere umano: l’abbraccio appunto.

Tornato a casa, mi sono ricordato che sull’argomento avevo letto su Repubblica un bell’articolo che parlava proprio di queste riflessioni che mi frullavano nella testa e quindi sono andato a rileggermelo poiché ho l’abitudine di conservarmi gli articoli che in qualche modo mi hanno colpito di più. Mi ricordavo bene, l’articolo di Valeria Teodonio era veramente illuminante, la giornalista esordiva affermando che nei bambini di 4, 5 e anche 6 anni il mondo pre pandemico, nel quale le persone invece di distanziarsi si accalcavano, si abbracciavano, si baciavano, sta scomparendo, i ricordi diventano sempre più sfuocati come una vecchia fotografia ingiallita della quale ormai non si riconoscono più le figure umane. Il mondo di prima che scompare dalla memoria con la drastica riduzione della socialità provoca nei bambini disturbi piuttosto seri tra i quali emerge una preoccupante forma di regressione, per cui ricominciano a bagnare il letto e si fanno imboccare dai genitori.

Nello stesso articolo viene riportata l’esperienza di Stefano Vicari responsabile della neuropsichiatria infantile del Bambino Gesù di Roma. Egli afferma che con la pandemia le richieste d’aiuto sono aumentate del 30% e si è osservato che tra gli adolescenti sono aumentati in maniera preoccupante depressione, autolesionismo e tentativi di suicidio mentre i bambini sono colpiti maggiormente da problemi di ansia. C’è il rischio che tutto questo inciderà in misura notevole sullo sviluppo di questi bambini che potrebbero diventare in futuro individui insicuri e dipendenti dagli adulti. L’articolo della Teodonio si conclude con una raccomandazione rivolta soprattutto ai genitori che devono sforzarsi di far sentire la loro presenza ai figli e ascoltarli facendogli capire e ricordare com’era bello prima il mondo nel quale stavamo tutti più vicini e spiegargli che tutto ciò ritornerà.

Già, il mondo prima per i bambini era sicuramente più bello e di certo non si correva il rischio di dimenticare gli abbracci e i baci allegri e spontanei dell’infanzia. Pensando a questo oblio allucinante che sta assalendo i nostri bambini, ripenso a quando ero bambino io, qualche decennio fa. Me la ricordo perfettamente la bellezza di quel mondo, nonostante i tanti anni trascorsi. Come faccio a dimenticare il maestro Morano con la sua pipa sempre tra le labbra, spenta ovviamente quando era in classe, e quella incredibile scuola ricavata da un garage con i suoi ingressi elicoidali, si perché a Napoli in quegli anni nascevano tanti bambini, eravamo troppi e le scuole poche e malandate e allora via a fare scuola dentro il garage multipiano con le classi ricavate da quelli che una volta erano uffici o magazzini. 25, 30 anche 35 tutti stipati in quegli spazi angusti, altro che classi – pollaio. Mi ricordo quella sensazione di contatto fisico con il bambino o la bambina che ti stavano a fianco e le alitate continue che provenivano da ogni lato, altro che distanziamento. Si viveva così in quelle classi, accalcati gli uni agli altri a schiamazzare e cantare senza paura, con il volto libero e le infinite espressioni del viso ben visibili. Allegria, felicità, nessuna paura di toccare l’altro anzi non toccarsi era praticamente proibito.

Noi adulti abbiamo il dovere di ricordare ai bambini il mondo di prima e voi bambini sforzate tanto la vostra memoria, la pandemia non durerà in eterno, intanto non dimenticate il tempo bello, durato per voi troppo poco, dei baci e degli abbracci.

Nell’immagine: Opera dell’artista brasiliano Eduardo Kobra

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