Mass-Media e Primavere Arabe

16 ottobre 2012
Iosè Manca*
Chiarezza, semplicità e desiderio di far conoscere una realtà diversa, dal punto di vista di chi, a torto, viene descritto come uno dei peggiori mali del mondo da estirpare al più presto e senza pietà, alla stessa stregua dell’Iraq, della Libia del fu Gheddafi, della Siria, di ciò che resta dell’Afghanistan e dell’incomprensibile regime della Corea del nord. Stiamo parlando dei famigerati stati canaglia, o, se preferite, dell’impero del male di statunitense memoria.
La Repubblica Islamica dell’Iran, nella persona dell’Ambasciatore in Italia, Seyyed Mohammad Ali Hosseini, non si è certamente tirata indietro nello smentire questo tipico atteggiamento occidentale verso popoli e culture diverse, alimentato da falsa informazione, ignoranza e paure ingiustificate. Attraverso l’uso di un linguaggio elementare e senza inutili fronzoli, si è confrontato apertamente col pubblico che ha riempito la sala convegni del Terminal crociere del porto di Cagliari, durante la prima sessione del  Convegno internazionale Al-Qadiya – La Causa, organizzato dall’Associazione Amici del Libano – Sardegna e moderato dalla Professoressa Patrizia Manduchi, docente di Storia e Istituzioni Musulmane presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Cagliari. “Per capire meglio i cambiamenti geo-politici e geo-strategici che stiamo vivendo, dichiara l’Ambasciatore, è necessario cominciare a conoscere meglio la teoria del cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale:  questa dottrina prova a nascondere, in modo maldestro e raffazzonato, una visione iniqua e irrazionale di un nuovo ordine mondiale ispirato a dinamiche politiche, finanziarie e militari, da utilizzare per il controllo e la gestione di tutti gli stati non allineati agli USA in questo tipo di dinamiche: in poche parole il medio oriente e la Palestina. La questione  palestinese, prosegue l’Ambasciatore, con tutto quello che l’occupazione sionista ha provocato e continua a provocare, viene facilmente risolta con l’appoggio incondizionato ad una occupazione illegittima. Tutti gli errori fatti per cercare di risolvere la crisi, dimostrano che fino a quando la comunità internazionale, non metterà al centro dell’attenzione la necessità di garantire i diritti fondamentali e primari di tutti i popoli oppressi e repressi, palestinesi compresi, non vi sarà nessuna reale prospettiva di cambiare in modo risolutivo l’attuale situazione. La parola d’ordine, conclude l’Ambasciatore, è quindi Resistenza. Valore che ha sicuramente il suo prezzo, ma che conduce più facilmente ad un risultato di sicuro successo. Tutte le Resistenze facciano da esempio, e oggi più che mai, siano ispirate dalla fede e dalla volontà umana: la certezza della vittoria promessa non è altro che una logica conseguenza.”
Ringraziando l’Ambasciatore per il suo intervento, comincia la seconda parte del convegno, moderata dal giornalista dell’Unione Sarda Marcello Cocco. Col contributo di Francesco Birocchi, presidente dell’Associazione Stampa Sarda e di Ibrahim Farhat, direttore delle relazioni internazionali di Al Manar TV, si è parlato del ruolo dei mass-media nella cosiddette “primavere arabe: “E’ sempre più difficile ottenere notizie non manipolate nel mondo globale dell’informazione,” sentenzia il dottor Farhat, “soprattutto nel vicino e  medio oriente. Al Manar TV non si è mai piegata a compromessi di nessun genere verso la censura o mistificazione delle notizie. Sarà per questa ragione che le nostre trasmissioni sono oscurate in USA e Europa?” Cariche di preoccupazione le parole del Sindaco di Biddawi, Hassam Gamrwai, regione del nord del Libano: “Nel mio comune ospitiamo più di 20000 profughi palestinesi, siamo quasi al collasso anche perché molti profughi dalla Siria si stanno rifugiando qui da noi. Non so quanto potremo resistere. Ovviamente le TV ufficiali di tutto questo non parlano”. Il cortometraggio “L’inganno a orologeria” di Al Manar TV, che documenta le bombe a grappolo di Israele lanciate in Libano nel 2006, conclude i lavori.

*Amici del Libano – Sardegna

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