Salviamo l’area archeologica di Teccu

16 ottobre 2012
Roberto Copparoni

Roberto Copparoni, Presidente dell’Associazione Amici di Sardegna, lancia un appello per la salvaguardia dell’area archeologica di Teccu fortemente compromessa a causa della realizzazione di un galoppatoio.

Con questo intervento si vuole manifestare lo sdegno e la più viva preoccupazione non solo in merito alle sorti di un significativo bene identitario che è ubicato sull’altopiano di Teccu in comune di Bari Sardo, sulla cui sommità sono da qualche giorno iniziati i lavori per la realizzazione di un galoppatoio ma, più in generale, sul degrado, indifferenza e abbandono in cui versa una buona parte del ricco patrimonio storico e archeologico della Sardegna e a cui molti di noi non danno la giusta importanza.
Tenendo presente che mentre ieri ci si poteva scusare con la scarsa scolarizzazione, la povertà dominante, l’invadenza e la prepotenza di continentali e stranieri, pronti a saccheggiare le nostre risorse oggi, siamo sempre più solo noi sardi a determinare i nostri mali. L’esempio di Teccu è assai significativo al riguardo e proprio per questo mi permetto di richiamare la vostra attenzione su questa vicenda che ha dell’incredibile!
Premesso che in un momento nel quale la salvaguardia e valorizzazione di siti di interesse ambientale e storico archeologico assume importanza e priorità strategica, e che in tutto l’Italia gli ippodromi e i galoppatoi sono in fallimento, il Comune di Bari Sardo, andando controcorrente, decide di sacrificare il maggior punto di interesse archeologico e naturalistico della zona per realizzarne proprio uno, in mezzo ad un’area archeologica.
Da subito l’opera è apparsa a molti inopportuna, inadeguata, antieconomica e dannosa per tutta una serie di motivi di varia natura.
Come noto la Giara di Teccu si è formata in seguito ad antichissime eruzioni vulcaniche rilevate anche da tanti viaggiatori e studiosi dell’800, fra cui anche il La Marmora.
Peraltro, studi recenti di ricercatori e studiosi dell’Università degli studi di Cagliari, hanno evidenziato la presenza di ben 401 specie di flora, di cui 387 spontanee e 14 introdotte. Sono inoltre presenti decine di importanti siti archeologici, ancora in parte da censire, che non sono mai stati fatto oggetto di scavi scientifici e che testimoniano antichissime frequentazioni umane che dal Periodo Neolitico passano nel periodo nuragico e in epoca romana e fra queste: nuraghi, capanne, circoli megalitici, Domus de Janas e altre tipologie di tombe.
Lo studioso Giovanni Lilliu, Accademico dei Lincei, già diversi anni fa, ipotizzava che sull’altopiano, vista la presenza di sette nuraghi perimetrali con al centro il nuraghe di Ibba Manna, vi fosse un’unità cantonale, una sorta di capoluogo territoriale a cui le popolazioni nuragiche del luogo facevano riferimento. Inoltre la macchia mediterranea, che rappresenta il polmone verde della zona, da sempre offre riparo a donnole, ricci, volpi, cinghiali e lepri, ma anche ai rapaci come gheppi, falchi, poiane e altre ancora che, specie in questa zona, solcano i cieli conferendo un’atmosfera suggestiva e singolare da cui si possono ammirare alcuni fra i più maestosi paesaggi della costa dell’Ogliastra. Ebbene tutto questo verrebbe compromesso se il Comune portasse a termine questa impattante opera che snaturerebbe tutta l’area. Inoltre si rilevano ulteriori perplessità in merito alla regolarità della procedura svolta che, a detta di molti, non risulta completata nelle sue fasi essenziali. Infatti non sembrano pervenuti i pareri vincolanti di tutti gli enti competenti. Fra l’altro non è stata realizzata neppure la mappa dei rischi archeologici, come previsto dalla vigente normativa. Da qualche giorno sono iniziati i lavori di perimetrazione dell’area e sono comparse anche le ruspe. Non un cartello di inizio lavori, nessuna indicazione, non una presa di posizione dell’Amministrazione comunale che non risponde alle legittime proteste della popolazione, tutto tace  mentre i lavori procedono. Un comitato spontaneo sta raccogliendo delle firme per convocare una assemblea straordinaria del locale Consiglio comunale. Speriamo bene…
Per quanto esposto si confida in un ripensamento dell’amministrazione di Bari Sardo,   anche al fine di evitare di arrecare a questa meravigliosa località un danno irreparabile ed irreversibile per il quale, fin da ora, in molti si stanno lamentando e gridando la propria disperazione di fronte ad una amministrazione distratta e incapace di salvaguardare il bene comune per eccellenza: l’ambiente; bene supremo proprio per la salvaguardia del quale in molti si sono candidati e magari, anche, fatti eleggere!

Se condividi firma la petizione online “salviamo l’area archeologica di Teccu” e fai girare fra i tuoi contatti. Grazie!

4 Commenti a “Salviamo l’area archeologica di Teccu”

  1. Roberto Copparoni scrive:

    I lavori a Teccu vanno avanti come se nulla fosse…quest’oggi degli amici mi hanno riferito che le ruspe hanno danneggiato una (probabile) sepoltura….Erano presenti diverse persone che hanno riferito che a detta loro si poteva trattare di una tomba di giganti…Perché non intervengono le autorità preposte? Il Sindaco di Bari Sardo che fa? Il nucleo tutela archeologica dell’Arma dei Carabinieri di Sassari e la Soprintendenza archeologica di Nuoro cosa fanno?

  2. Roberto Copparoni scrive:

    Amici organizziamo una visita a Teccu domenica 21. Prendiamo con le nostre auto (che dobbiamo utilizzare nel minor numero!) e visitiamo il sito. Magari ci portiamo anche il pranzo al sacco e trascorriamo una bella giornata in Ogliastra. Chi ci sta?

  3. TODDE ANNA ROSA scrive:

    CIAO,TUTTA LA GIUNTA COMUNALE CHE FA ,IL SINDACO IN PRIMA FILA NO, MUOVIAMOCI IN DIFESA DI QUEL PO DI PATRIMONIO CHE CI RIMANE

  4. costa tiziano scrive:

    ciao a tutti
    il promontorio sta diventando una discarica di materiale edilizio fatte qualcosa

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