Metti una sera a cena: dialogo semiserio tra tre amici, compagni dell’area progressista

1 dicembre 2018

Paul Cézanne, Giocatori di carte, 1890-1895

[Massimo Dadea]

– Ciao a tutti!
– Ciao
– Ciao
– Avete sentito le ultime notizie? Massimo Zedda e Cristian Solinas saranno i candidati alla Presidenza della Regione per il centrosinistra e per il centrodestra.
– Bella novità. Qualcuno li ha già definiti i volti nuovi della vecchia politica.
– Potrebbe essere un ottimo slogan per la campagna elettorale dei 5S: a fronte dei giovani vecchi della vecchia politica, ecco il volto nuovo della nuova politica, l’oscuro pentastellato, sconosciuto ai più.
– Più che uno slogan sembra uno scioglilingua.
– A me pare una semplificazione di parte, funzionale, appunto, ai 5S, la cui unica novità è, oramai, la loro conclamata, impalpabile, inconsistenza.
– Devo confessarvi che questa volta non so proprio per chi votare. Se si votasse oggi sarei in grande difficoltà.
– A chi lo dici!
– Per me Zedda o Solinas pari sono. E’ difficile intravvedere dietro le loro belle facce, una proposta politica seria, nuova, praticabile, anzi, sembrano proprio la riproposizione delle solite, vecchie strategie che tanto male hanno fatto alla Sardegna.
– Non sono per niente d’accordo. Zedda e Solinas non sono comparabili: la storia personale e politica del sindaco di Cagliari non è lontanamente paragonabile al pedigree farlocco del senatore sardo-leghista.
– Questo è vero. Zedda viene da una esperienza amministrativa a capo della città capoluogo che è stata largamente premiata dagli elettori. Fino ad ora si è dimostrato un buon sindaco.
– Ho due appunti da fare al sindaco. Il primo è il non essersi schierato apertamente durante la campagna per il referendum costituzionale: un atteggiamento eccessivamente attendista o forse una scelta meramente opportunistica. Il secondo. Ho qualche dubbio sulla sua capacità di affrancarsi da quel sistema di potere pervasivo, tutto interno al PD, che fa capo alla filantropica figura del Presidente della Fondazione.
– L’altro contendente è invece l’uomo di Salvini. Una barba senza volto, che sta consegnando la Sardegna al capo della Lega. Una barba senza volto, che sta svendendo, per un piatto di lenticchie, un patrimonio di storia, di cultura, di tradizioni, di dignità e di fierezza.
– Sapete cosa vi dico: mi sono stufato di votare il meno peggio. Mi sono rotto di sottostare a quell’odioso ricatto del voto utile o del voto necessario per arginare la sciagurata svolta populista, xenofoba, razzista e neofascista impersonata da Salvini.
– Per quanto mi riguarda, è da tanto che mi sono liberato da questo vincolo, e da un po’ che mi rifiuto di sottostare a questo ricatto: per me è finita la logica del meno peggio. Anche perché questa logica porta ad adeguarsi a qualcosa di cui non si è convinti, che sostanzialmente non si condivide.
– Proprio tu parli, che alle politiche hai considerato il meglio votare i 5S, per poi renderti conto che il meglio si è rivelato peggio del meno peggio.
– Io, almeno, ho votato sinistra-sinistra. Sì, ho votato Potere al Popolo e ne sono orgoglioso: duro e puro, a petto scoperto.
– Io, invece, voterò Massimo Zedda. Ad alcune condizioni. Dovrà impegnarsi a costruire una alleanza imperniata su un Progetto di profondo rinnovamento della realtà politica, economica, sociale, culturale ed istituzionale della Sardegna. Un Progetto incentrato su un nuovo modello di sviluppo che rappresenti una chiara discontinuità rispetto al passato. Un programma di governo alternativo rispetto alle scelte operate dalla Giunta Pigliaru, sopratutto in materia di sanità, ambiente, energia, urbanistica. Un’alleanza politica e programmatica che metta insieme le forze della sinistra, tutte, e quei movimenti identitari che con convinzione e coerenza – sottolineo coerenza – hanno portato avanti, in questi anni, l’obiettivo dell’autodeterminazione e dell’autogoverno del popolo sardo. Un’alleanza capace di contrapporsi alla pericolosa deriva populista, razzista, xenofoba, neo fascista, che rischia di mettere in discussione diritti costituzionalmente garantiti, libertà fondamentali, le stesse conquiste democratiche. Io ve lo dico chiaro e tondo, sono con Zagrebelsky quando dice “Resistenza, Resistenza, Resistenza”. Ed allora Resistenza sia, anche in Sardegna.

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