Nausea e coscienza politica

16 Settembre 2018
[Amedeo Spagnuolo]

Nel nostro paese, negli ultimi mesi, stanno accadendo cose impensabili fino a poco tempo fa, valori ritenuti universali come la democrazia e la solidarietà sembravano ormai definitivamente acquisiti nel nostro contesto socio – culturale. Poi è accaduto quello che tutti sappiamo, il governo del paese “è caduto” nelle mani di una coalizione marcatamente sovranista ed ecco che il vaso di Pandora è stato scoperchiato, il razzismo e il fascismo latenti in una parte consistente della popolazione italica sono emersi con virulenza e ciò che sembrava solido e acquisito si è dimostrato, al contrario, molto fragile. Due valori ritenuti a torto indiscutibili, si diceva, sono da mesi sotto attacco, prima i nostri rappresentanti istituzionali hanno cominciato a prendersela con gli immigrati alimentando un pericolosissimo fenomeno di odio sociale e poi, conseguenza naturale di ciò, si è passati al lento sdoganamento della peggiore sciagura politica italiana: L’aberrazione fascista.
Gli accorati appelli di alcuni intellettuali italiani sono serviti a ben poco, si assiste ad una situazione che potremmo definire banalmente di “calma piatta”, si potrebbe anche definire una sorta d’incoscienza collettiva che sta interessando sia la porzione democratica della popolazione del nostro paese sia il mondo intellettuale italiano. Tutto ciò sta consentendo alle forze sovraniste che nascondono obbiettivi di natura autoritaria con probabili esiti fascisti, di mettere radici sempre più profonde e solide.
Dati questi presupposti si può solo provare a ipotizzare quali possano essere gli strumenti utili a far sì che gli attori sociali di cui si parlava prima possano in qualche modo essere scossi e cominciare ad agire in modo da porre un argine ai pericoli di cui sopra.
In questa prospettiva la rilettura di un grande classico come La nausea di Jean Paul Sartre sembra non solo illuminante ma appunto molto utile. L’opera apparve nel 1938, poco prima dunque che l’Europa e il mondo precipitassero nel baratro della seconda guerra mondiale causata dai violenti e forsennati appelli a pseudovalori come la razza, la nazione, il fascismo, il nazismo che nascondevano, però, guarda un po’, feroci interessi sovranisti. Anche durante quel tristissimo periodo si fece l’errore grossolano di pensare che valori come la democrazia e la solidarietà fossero ormai acquisiti per cui in maniera piuttosto presuntuosa e ingenua paesi democratici come Francia e Inghilterra pensarono che Hitler e Mussolini fossero fenomeni passeggeri, tutti purtroppo sappiamo come sono invece andate realmente le cose.
Nella sua opera Sartre pone l’accento proprio su questa presunzione tipicamente umana che si condensa nella convinzione che i valori democratici delle società umane siano inattaccabili. al contrario Roquentin, il personaggio principale del libro, prendendo coscienza del fatto che l’esistenza umana non ha un senso definito apriori, arriva alla conclusione che tale senso va cercato e costruito con fatica ogni giorno, vigilando su tutti quei fenomeni, politici, economici, sociali che potrebbero ricacciare in qualsiasi momento l’umanità nella barbarie.
Nel 1938 le masse erano ubriacate da pseudovalori universali che alimentavano l’illusione di un mondo provvisto di un senso e un avvenire glorioso che andavano solo perseguiti grazie alla follia nazifascista. Oggi assistiamo a una forma di ubriacatura, per molti aspetti, simile a quella che caratterizzava l’Europa del 1938 anno in cui Sartre con la nausea ammoniva chiunque si lasciasse ubriacare appunto da tutte quelle ideologie che pretendevano di aver trovato il senso dell’esistenza umana nell’affermazione violenta di una razza sulle altre.
Nella piccola cittadina di Bouville, nella quale è ambientata la narrazione di Sarte, i bravi cittadini borghesi che la popolano vivono nella menzogna giacchè credono che la loro vita sia praticamente perfetta perché informata da quei valori universali di cui si parlava in precedenza, acquisiti in maniera definitiva. Sartre invece, attraverso Roquentin scopre che l’esistenza non ha un senso e dunque i valori universali (democrazia, solidarietà ecc.) non sono essenze immutabili che prescindono dall’impegno civile dell’uomo nel mondo.
Il parallelo con la situazione attuale che stiamo vivendo nel nostro paese e, per molti aspetti, in Europa è sconvolgente, anche qui assistiamo a una situazione per la quale nonostante i continui attacchi rivolti alla nostra giovane democrazia da un governo irresponsabile che continua a fare campagna elettorale invece di cercare di risolvere seriamente i problemi reali che ci attanagliano, nonostante tutto ciò, si diceva, la maggioranza del nostro paese continua a dare tanta fiducia a questo governo mentre la minoranza, seppur contraria, assiste passivamente alla graduale demolizione dello stato di diritto, in entrambi i casi ciò accade, probabilmente, perché quei famosi valori di cui si parlava prima, su cui poggiano le moderne democrazie, danno l’illusione di essere ormai acquisiti in maniera incontrovertibile, proprio come gli abitanti piccolo – borghesi di Bouville che vivendo nella menzogna non possono essere assaliti dalla nausea che invece aggredisce Roquentin e gli consente, in qualche modo, di comprendere che per quei valori, così come per tutto ciò che riguarda la dimensione umana, bisogna lottare tenacemente ogni giorno!

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