Naviòs

31 dicembre 2011

Natalino Piras

Sta per navi, flotte, armadas. Per la guerra. Questa è una ballata di guerra e parte da alcune considerazioni intorno al libro Barack Obush, un’inchiesta di Giulietto Chiesa con Pino Cabras (Ponte alle Grazie 2011, 205 pagine, 13 euro).Temi del libro sono la liquidazione di Osama, l’intervento in Libia, la manipolazione delle rivolte arabe, la guerra all’Europa e alla Cina, colpi di coda di un impero in declino. Sono passati due millenni e mezzo da quando a Salamina (480 a. C.) la flotta greca sconfisse quella persiana. In nome della libertà dell’Occidente minacciata dalle armate di Dario e Serse. Una libertà della democrazia e delle città stato comandate da re e principi. Lo furono a Sparta Leonida, quello delle Termopoli, e ad Atene Pericle. Poi una moltitudine di sottomessi, obbligati alle leggi, anche inique, emanate dagli oligarchi – Socrate ne fu vittima – e un’altra moltitudine di schiavi. La guerra era il passaggio necessariamente obbligato per difendere questo tipo di libertà. Fine anno 2011. Andremo in guerra. Lo ha sostenuto e motivato a più riprese Giulietto Chiesa, presentando insieme a Pino Cabras Barack Obush alla Biblioteca Satta di Nuoro, il 28 dicembre. Il nucleo del discorso è quello di sempre: il conflitto tra Oriente e Occidente, per il dominio, per il mercato. Si potrebbe mettere a raffronto l’inchiesta di Chiesa e Cabras con un altro libro importante scritto da Toni Negri e dal politologo ad Harvard Michael Hardt: Impero. Il nuovo ordine della globalizzazione (Rizzoli 2002, 460 pagine, 20 euro). Sempre i mercati a comandare. La crisi e la fine degli imperialismi storici con altri imperialismi, nuove armadas, all’orizzonte: da Oriente a Occidente. Il denaro muove guerra. Avvisaglie sono fuochi di guerriglia interna ed echi di tamburi solo apparentemente lontani. Si attaccano il denaro e la sua religione. A Olbia, misconosciuta periferia dell’impero ma pure porta della Costa Smeralda, il paradiso della vipperia mondiale, bombe contro Equitalia. Ci sono azioni analoghe a Roma e Berlino. Al centro del mirino ci sono tante equitalia, il dio delle esazioni sui poveri e delle evasioni dei ricchi. Fuori dall’Occidente, dopo l’Egitto c’è la Nigeria, sempre in Africa, sempre cuore di tenebra. Vengono bruciate le chiese, perseguitati e ammazzati i cristiani. Come agli inizi della civiltà occidentale, prima che molte altre guerre facessero sì che ci si ammazzasse tra cristiani. Oggi in Africa la miscela esplosiva è fatta di islam e negritudine, valori diversi che l’Occidente ha via via classificato come non-valori e contro-valori. Insomma altra moneta. Fino a quando l’Occidente ha avuto potere di classificare, decidere e imporre moneta forte, quasi mai in pace, quasi sempre portando fuori le guerre di dentro: guerre di fazione, guerre civili e guerre di religione, il terribile Cinquecento, guerre tra riformati e controriformatori, la guerra della nascita del capitalismo e la guerra delle rivoluzioni industriali. C’era sempre il Dio cristiano di mezzo, immanente, incombente, pure assente, pure ateisticamente negato. La Rivoluzione francese ha ghigliottinato molti sostenitori di questo Dio cristiano in nome della dea Ragione. L’Occidente cristiano ha esportato Crociate e Colonialismo. Ha fatto muro contro l’onda armata ottomana succeduta alle orde di Gengis Khan, Vienna assediata come ultimo baluardo. Ancora guerre esportate, ancora navìos: dalla scoperta dell’America alla sottomissione delle Americhe. Da qui, come flusso di andate e ritorni, l’ Africa e l’Asia. Guerre mercantili, guerre con la spada e con i cannoni. Tutto questo in nome del dio denaro come valore fondante. Il mercato e l’impero occidentali hanno fatto legge sino all’altro ieri, sino alle nuove ultime thule dell’Australia e dell’Oceania. Si sono sempre battute moneta e cassa falsando dati e parole, chiamando oggi in occidente fratelli quanti fino all’altro ieri erano considerati e usati come schiavi. Senza nessun valore di fratellanza ma di crudele convenienza. Gli schiavi che sono serviti a fare la potenza degli Stati Uniti d’America, oggi ancora massima espressione dell’imperialismo occidentale. Oggi tutto questo cumulo di valori occidentali viene messo sotto assedio da valori orientali. Dentro l’Occidente tanti attacchi ai cuori dello Stato identificati con i luoghi dove il potere dei soldi è potere assoluto, le banche e tutte le loro rifrazioni, quanto è stato edificato dalla guerra guerreggiata e dalla guerra fredda, dal capitalismo razionale e da quello selvaggio. Lutero, Calvino, ma pure Nixon e Bush. E Obama. In Occidente, le banche sono dai fuochi della guerriglia inquadrate come un Olimpo nostro contemporaneo governato da iniqui dei. Fuori dall’Occidente risuonano tamburi di guerra che da tribale passa a conflitto globale. I tamburi di questa guerra battono principalmente e solo contro i valori immateriali ma più il corrispondente in moneta accumulati in duemila e cinquecento anni dall’Occidente cristiano Andremo in guerra. Contingente l’interesse per il petrolio. Se l’Onu ratificherà le sanzioni contro l’Iran non salperanno petroliere dal Golfo Persico. Subito la contromossa. Il 28 dicembre, all’ora della conferenza nuorese su Barack Obush, si muovevano portaerei e fregate della quinta flotta americana verso lo stretto di Hormuz, tra penisola arabica e Iran. Per presidiare. Per aprire varchi Avverte Giulietto Chiesa che la guerra Iran-Usa è solo un antipasto. Poi verrà la Cina. Guerra di navi e cacciabombardieri. Sanguinose battaglie a terra. Ma non solo. Blocco delle esportazioni. Blocco del sistema globale informatico. Oscuramento internet. Per il dominio. Stanno esaurendosi le scorte di petrolio e gas. Resterà, forse, ancora carbone. Tutto questo è dovuto alle logiche della guerra per l’impero nel mondo. Muove sempre il potere del denaro che ha come faccia riflessa il potere della fame, in sardo detta Mastru Juanne. Commentando una ballata nera nel mio www.natalinopiras.it, Nico Orunesu richiama l’oranese Nivola fattosi newyorkese, le terrecotte che hanno a tema su dinare pane de su diavulu. Già, il pane del diavolo, a New York, in America. Qui ha sede la Goldman Sachs, il cuore delle banche che tutto il denaro del mondo hanno in pugno. Il premier italiano Monti e il governatore della BCE Draghi sono gente della Goldman Sachs. Le banche, le sette sorelle multinazionali americane diventate nove, hanno il potere, racconta Albino Pau in suo romanzo in bittese, Sas gamas de Istelài (1988), di fare produrre cioccolato alle pecore invece che latte. E su questa variante di produzione lucrare, fare capitale selvaggio. A danno dei pastori possessori del gregge. Ma cosa vuoi che contino quattro o cinque pastori se si muovono i navìos.

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