Due piccoli doni

25 dicembre 2011

Regalo di Natale

Monti non ne mangia Il nonno del gelo

Ci è venuta voglia di aggiungere per questa giornata un po’ di compagnia anche dal nostro sito. Due pezzi extra in dono, un dono modesto ma che speriamo possiate apprezzare anche in questa sua…sobrietà, perché il senso del nostro scrivere – un servizio gratuito che cerchiamo di fare in maniera libera e pulita – va al servizio per la comunità, alla quale, ben volentieri abbiamo dedicato qualche ora supplementare d’impegno.

E allora ecco uno straordinario menu per un cenone da 10 euro, come risposta intelligente alle ristrettezze (andate sull’immagine e cliccate sulla parte sinistra del pacco). Magari piacerebbe anche a Monti e ai saggi professori. Siamo sardi ospitali. Glie ne lasceremo un pezzetto, tanto per non perdere l’abitudine.
Poi una riflessione su questo Babbo Natale, che non dimentica di essere stato giustiziato da una bigottissima comunità francese sessant’anni fa esatti esatti (sempre sull’immagine, cliccate sulla parte destra del pacco).

Che Natale strano! In realtà più drammatico di altri. La disoccupazione esplode nelle comunità e nelle famiglie, nei piccoli furti per cibarsi. La Sardegna operaia subisce l’affronto di ripetute chiusure delle fabbriche, da nord a sud, di fronte alla quale suona come beffarda l’affabulazione della chimica verde all’acquavite di cardo. Quasi inevitabilmente ogm.
Un caldo augurio da parte di tutti noi. E un arrivederci al 2012.

Monti non ne mangia

Piero Careddu

Sprecare è immorale come rubare ai poveri e come inquinare. Non lo è, secondo me, voler mangiare dei piatti buoni e sani senza bruciare mezza tredicesima acquistando cibi status-symbol di provenienza ambigua e malata. La liturgia delle feste consumistiche la si può rendere meno triste usandola come pretesto per condividere con le persone che amiamo dei momenti di buona tavola e, con un po’ di attenzione, vincendo la scommessa dello spendere poco facendo cucina di alto profilo.
Ho scelto per voi un menu con piatti semplici ed eleganti allo stesso tempo ma soprattutto che vi consentiranno di stare dentro un budget più che sopportabile anche per i tempi che corrono. Alcuni sono vecchie creazioni alle quali sono rimasto molto affezionato mentre il piatto a base di muggine l’ho pensato apposta per voi.
Auguri sinceri a tutti i lettori del Manifesto Sardo.

MENU DI FINE D’ANNO

(Le ricette sottintendono 4 porzioni circa)
Timballo di broccoli e cipolle rosse caramellate all’olio buono.
Zuppetta di baccalà con patate e mentuccia.
Filetti di muggine leggermente arrostiti e serviti con un carciofo ripieno di olive confettate e un emulsione di limoni verdi.
Millefoglie con crema chantilly profumata al Mojito.

(Per arrivare alla determinazione del valore al costo di questa cena ho preso come campione i prezzi correnti di rivendite al dettaglio della mia città e ho incluso i costi indicativi di gas ed eventuale energia elettrica.)

Timballo di broccoli e cipolle rosse caramellate all’olio buono

Lavo due piante di broccoli e tagliando tengo solo i fiori. Li sbollento in acqua acidulata con mezzo limone. Appena raffreddati li passo al robot con un mezzo spicchio d’aglio, una macinata di pepe nero e qualche cucchiaio di olio extravergine fruttato. Aggiungo un uovo intero e mescolo bene.
Sbuccio due cipolle rosse e le affetto fini. Le metto in una padella antiaderente appena scaldata e copro fino a che non le sento sfrigolare e perdere i loro liquidi. Aggiungo un cucchiaio di zucchero e mescolo. Aggiungo un cucchiaio di aceto di vino bianco e continuo a mescolare a fuoco alto fino a che non saranno evaporati i fondi. Lascio raffreddare e aggiungo un uovo intero mescolando bene.
In uno stampo d’alluminio da creme caramel metto prima l’impasto dei broccoli e chiudo con quello delle cipolle. Metto in forno ventilato caldo a 180° per 15 minuti. Lascio intiepidire e servo con un filo di olio extravergine d’oliva come nella foto. (costo a porzione 2 euro e 10)

Zuppetta di baccalà con patate e mentuccia

Faccio dissalare 500 grammi di baccalà da qualche giorno prima cambiando l’acqua almeno due volte al giorno. Procuro un barattolo di pomodori conservati in casa e li metto in una pentola media a fuoco allegro. Unisco un battuto finissimo di aglio, 2 cipolle medie, un peperoncino e un rametto di menta fresca. Faccio cuocere per 15 minuti. Unisco 3 patate medie tagliate a spicchi e regolo di sale. Appena le patate saranno vicine alla cottura unisco i filetti di baccalà che ho precedentemente sfilettato e deliscato . Faccio ancora cuocere per 15 minuti e aggiungo un trito di prezzemolo e basilico. Consiglio la preparazione di questo piatto al pomeriggio per la notte. Avrà il tempo di riposare e assemblare meglio i sapori. Servo con crostoni di pane raffermo caldo e una foglia di mentuccia. (costo a porzione 3 euro e 40)

Filetti di muggine leggermente arrostiti e serviti con un carciofo ripieno di olive confettate e un emulsione di limoni verdi

Squamo ed eviscero in acqua corrente due muggini da 800 grammi ciascuno. Stacco con un buon coltello i filetti dalla spina centrale. (se non lo sapete fare chiedete aiuto al pescivendolo quando li acquistate).
Taglio e pulisco 4 carciofi fino al cuore. Li sistemo in una pentola larga unta con poco olio, due spicchi d’aglio in camicia e un dito d’acqua, regolo di sale e copro per una quindicina di minuti fino alla cottura al dente dei carciofi.
Tolgo il nocciolo a 200 grammi di olive confettate con l’apposito apparecchio. Le passo al mixer con mezzo spicchio d’aglio, un po’ di prezzemolo e del pepe nero. Ottengo una pasta alla quale do un po’ di consistenza con del pane grattugiato in una ciotola di terracotta.
Con un coltellino svuoto leggermente il centro del carciofo e lo riempio con il ripieno delle olive, completo con una spolverata di pecorino grattugiato e passo in forno caldo a 200° per 5 minuti.
Dai filetti di muggine ottengo 4 pezzi che arrostisco nel modo seguente: in una padella antiaderente larga metto un filo d’olio e faccio scaldare. Appoggio i filetti dalla parte della pelle, gli do sale e pepe e li lascio fino a che non assumono la colorazione di un pesce arrosto. Spengo il fuoco e giro i filetti dalla parte della carne lasciandogli acquisire una cottura perfetta col solo calore della padella.
L’emulsione l’avrò preparata per tempo frullando il succo di un limone verde con metà della sua buccia ripulita dal bianco, sale e mezzo bicchiere d’olio extravergine.
Servo i filetti in un piatto largo con il carciofo ripieno e finisco con l’emulsione. (costo a porzione 3 euro e 80)

Millefoglie con crema chantilly profumata al Mojito

Ovviamente non vi do la ricetta della pasta sfoglia perchè è una preparazione lunga e sono certo che nessuno di voi ne avrebbe tempo e voglia, perciò acquistate una confezione di sfoglia pronta dal vostro pasticcere di fiducia. Appena ce l’avete disponibile stendetela su un ripiano infarinato e con un mattarello fate delle sfoglie da 2 millimetri. Tagliate dei rettangoli da circa 20 centimetrie e metteteli in forno a 180 gradi per 15 minuti cosparsi di zucchero a velo che si caramellerà e farà assumere alla sfoglia un bell’aspetto lucido ambrato.
Per la crema al Mojito: in una terrina lavorate con una frusta 4 rossi d’uovo con 100 grammi di zucchero fino a ottenere un cromatismo biancastro; continuando a lavorare incorporate 75 grammi di farina; aggiungete 400 grammi di latte a temperatura ambiente e incorporate al composto. Aggiungete 40 grammi di ron bianco e una grattata di buccia di lime. Cuocete a fiamma bassa mescolando con mestolo di legno fino a che non prenderà una consistenza liscia e cremosa. Fate raffreddare. Mentre si raffredda mettete a macerare nel composto un ramo di menta fresca che toglierete una volta raggiunta la temperatura ambiente.
Nei singoli piatti di portata sbricciolate grossolanamente un pezzo di pasta sfoglia e poggiateci sopra una bella cucchiaiata di crema, continuate a fare strati fino a quattro. Finite con abbondante spolverata di zucchero a velo come da fotografia. (costo a porzione 2 euro e 40)

Costo complessivo della cena 10 euro e 70 a persona. Possiamo aggiungere una bottiglia di un ottimo vermentino da 7 euro e uno spumante dolce sardo da 8 euro. In questo caso andiamo a caricare altri 4 euro circa a persona chiudendo il budget sotto i 15 euro vini compresi.
Come vedete con un pizzico di passione e di voglia di uscire dai clichet dei crostacei e delle ostriche importate, si può passare un capodanno di ottimo livello senza svenarsi! Buon Anno!

Il nonno del gelo

Marcello Madau

Spesso succede che, sopravvalutandone il ruolo in termini di forza pura, si sottovalutino le strategie comunicative delle multinazionali: così quella che ha composto l’iconografia oggi prevalente di Babbo Natale, scelta dai padroni della bevanda più famosa del mondo con una capacità simbolica che non nasce dal nulla, ma da una complessa e antica tradizione, già nota in immagini americane dell’Ottocento.
Credo che nei simboli e nei mascheramenti sia proprio valida l’intuizione e, assieme, l’elaborazione di Marx quando sostiene che le forme economiche moderne contengono, in forma da individuare e definire volta per volta, parte di quelle passate. E che naturalmente vadano esaminate per i loro significati attuali, tenendo presente che le forme passate ‘annidate’ possono ugualmente svolgere qualche ruolo.
Nel complesso antropologico di Babbo Natale, doni, regime alimentare, alberi e luci sopravvivono forme superate che pure continuano a produrre effetti.
Le figure medievali, quelle paleocristiane, i Saturnali romani, il vestito rosso del re di dicembre, i doni e i cibi, la dialettica fra morti e vivi, fra bambini e vecchi esprimono transiti agrari stagionali, dal riposo invernale alle avvisaglie del futuro risveglio primaverile, che conosciamo ancora più anticamente – e sempre sullo sfondo dei ritmi delle stagioni e dei riti connessi – nelle prime civiltà urbane a sfondo agrario vicino orientali.
I frutti della sussistenza sono sempre stati preziosi. Vigilati, quando venivano prodotti esclusivamente dalla terra, da complessi simbolici potenti, larve mascherate, campane apotropaiche. E doni di cibo.
Questo grande regolatore della sfera del dono ci appartiene. Nei secoli si riempie di sfumature e significati, sino a incrociarsi fra il III ed il IV secolo d.C., con la figura di Nicola di Myra.
E’ vero che oggi, rigenerato dalla letale bottiglietta con le bollicine, Babbo Natale esprime l’esagerazione della società dei consumi, e il dono è mediato dal denaro. Eppure i valori agrari, del dono e dell’accoglienza sopravvivono sia alle globali bottigliette gasate, sia ai tentativi cristiani di inglobare il magnifico nonno del gelo (così il russo Ded Moroz), attivatisi piazzando la nascita di Cristo nel transito solstiziale che altri re esprimeva.
Il dualismo fra bambini e anziani, elaborato nello spazio temporale fra le zucche di Halloween (da noi, su mortu mortu) e Babbo Natale, e poi nelle relazioni fra questo, gli spiriti della terra e i bambini, viene sussunto da un neonato miracoloso, nato già vecchio e per certi versi già morto: ciò che è , in qualche modo, soluzione geniale.
Sino al tentativo estremo, una dichiarazione di impotenza nella sua stessa realizzazione, dell’uccisione di Babbo Natale, impiccato in Francia il 24 dicembre del 1951, e per giunta bruciato, da una comunità bigotta nella pubblica piazza di Digione, come descrive Claude Levi Strauss nel suo splendido “Babbo Natale giustiziato”.
Dentro quindi la struttura agglutinante e le sue esagerazioni consumistiche, penso che non si debba impiccare Babbo Natale, o Ded Moroz, o Santa Klaus; ma che si debba piuttosto valorizzarne la sfera del dono, e casomai mettere in discussione il mondo del quale lui, con slittino, renne e sacco, è regolatore (anche se, in certe versioni fordiste, è a capo di una fabbrica con migliaia di piccoli e magici operai).
Può persino darsi che Babbo Natale, e almeno Ded Moroz, trovi qualcosa da dire sulla manovra di Mario Monti e il capitalismo finanziario. E che il suo antico colore rosso, pur contenendo le precedenti esperienze (da quella antica a quella americana), si possa anch’esso rigenerare nel significato…
In tutto questo, mio figlio si è molto risentito per la rivelazione – che giuro di aver fatto con circospezione e delicatezza – su chi è davvero Babbo Natale nella nostra vita quotidiana.
Il suo perché è stato terso, diretto, senza fronzoli: “mi sarebbe piaciuto crederci ancora”.
Ci pensavo, mentre compivo questa veloce traversata natalizia (spero mi venga perdonata qualche necessaria semplificazione); al fatto che non è il consumismo o le bollicine che lo catturano, e catturano nel fondo del cuore tanti bambini.
Vi è una dimensione del dono e del desiderio che forse ci sfugge. Di una società adulta che – il sacco di carbone non arriva mai – ti riconosce attraverso il dono: e, quando – molto più spesso, se badiamo ai numeri reali – non arrivano né il carbone né i doni ciò succede perché essa non ti riconosce, non trova spazio per te.
Il suo sogno infranto è duro da accettare, come un sogno bellissimo al nostro risveglio.
Mi domando se Babbo Natale in realtà non esista davvero, perché a sua volta lo potrai interpretare, e accogliere con il dono. Ma non sarà facile sottoporsi senza problemi alla realizzazione di un rito di passaggio, quando il passaggio introduce ad un mondo ingiusto, nel quale appare per molti versi ragionevole non voler entrare.
Il nonno del gelo è in crisi non perché è stato disvelato, ma perché è ciò che presuppone che non si tiene, e la sua trasmissione diventa difficile. Ma ci proverò. E sono sicuro che potrebbe essere dalla nostra parte.

2 Commenti a “Due piccoli doni”

  1. Pietrina Chessa scrive:

    Le ricette di Pero Careddu dimostrano che i Comunisti, oltre a saper fare miracoli, non mangiano bambini ma sapienti prelibatezze !

  2. Piera Biancini scrive:

    tanti cari auguri e grazie!
    piera

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