Perché non pensare ad una Cittadella della salute?

16 Settembre 2019
[Massimo Dadea]

Quando si parla di diritto alla salute è difficile separare la demagogia, la superficialità, la propaganda, da quelli che sono i veri bisogni dei cittadini. Eppure proprio le disuguaglianze rispetto ad un diritto costituzionalmente garantito, la salute, è motivo di rabbia, di frustrazione e di sofferenza per una parte cospicua di cittadini. In Sardegna sono oramai tanti, troppi, sopratutto giovani ed anziani, che rinunciano alle cure mediche perché non possono pagare il ticket. Anche la nuova giunta regionale dimostra la consueta “coazione a ripetere”: al centro della nuova, l’ennesima,“riforma” della sanità, non vi è la persona umana, il paziente, ma una concezione ragionieristica del diritto alla salute. In cima alle priorità non vi sono i bisogni dei cittadini, ma una scolastica esercitazione di ingegneria organizzativa, non scevra da un allettante moltiplicazione delle poltrone che trova concreta attuazione nel ritorno alle cinque ASL. Al vertice delle preoccupazioni non vi è il sempre più evidente scadimento della qualità dell’assistenza e dei servizi, certificato dalla inaccettabile lunghezza delle liste d’attesa. E’ molto più comodo strombazzare la realizzazione di tre nuovi ospedali, di cui uno nell’area metropolitana di Cagliari. Se poi si ha la pazienza di leggere il contenuto del disegno di legge della giunta regionale, si scoprono delle autentiche perle. All’articolo 10 si propone di scorporare dall’Azienda ospedaliera Brotzu, l’ospedale Microcitemico e l’Oncologico per incorporarli nell’Azienda Mista Ospedaliero-Universitaria di Cagliari. Uno strano destino per dei presidi ospedalieri che rappresentano delle autentiche eccellenze specialistiche in materia di patologia oncologica e pediatrica. Un patrimonio di conoscenza, di ricerca, di professionalità, di qualità assistenziale, delegittimato, in tutti questi anni, da decisioni contraddittorie che hanno finito per creare insicurezza, frustrazione e rabbia tra gli operatori sanitari e gli stessi pazienti. Il primo tentativo di creare un’unica azienda ospedaliera con il Brotzu è sostanzialmente fallito perché l’accorpamento è stato interpretato più come un’annessione tra parti diseguali, senza pari dignità. Eppure l’intuizione era interessante. Un’unica azienda che metteva insieme eccellenze diverse, che avrebbe dovuto consentire delle importanti economie di scala. Ora si vorrebbe mettere di nuovo tutto in discussione. I due ospedali, alla stregua di pacchi postali, verrebbero questa volta “spediti” all’Azienda mista, nella lontana Monserrato. Ed allora perché non provare a fare uno sforzo di concretezza e di buonsenso. Per una volta bisognerebbe cercare di mettere da parte demagogia e propaganda ed impegnarsi nella ricerca di una soluzione credibile e percorribile nell’immediato, che salvaguardi la dignità e la professionalità degli operatori sanitari dei tre presidi e che, nel contempo, si riveli capace di dare risposte positive ai bisogni di salute dei cittadini. Perché non pensare ad una “cittadella della salute” che racchiuda all’interno del suo perimetro i tre presidi ospedalieri e quell’inguardabile scheletro in cemento armato che si interpone tra il Brotzu e il Microcitemico. L’ampia area su cui poggia lo “scheletro” potrebbe diventare la sede di un nuovo e moderno presidio ospedaliero pensato come una struttura integrata funzionalmente con gli altri tre ospedali. La “cittadella della salute” funzionerebbe come un’unico grande presidio ospedaliero. L’Oncologico, il Microcitemico e i Brotzu, non perderebbero la loro individualità assistenziale e scientifica e neanche la loro vocazione originaria, che invece verrebbero messe al servizio di una vera Azienda ospedaliera di alta specializzazione e di rilievo nazionale. Il nuovo ospedale, nato sulle ceneri dello “scheletro”, diventerebbe lo strumento attraverso cui si concretizza l’integrazione funzionale tra i presidi esistenti. La precondizione per la riuscita di un progetto tanto ambizioso quanto difficile è che venga salvaguardata la pari dignità degli operatori, l’assenza di gerarchie precostituite, un concreto potenziamento delle strutture esistenti. E, per una volta, tanto buonsenso.

1 Commento a “Perché non pensare ad una Cittadella della salute?”

  1. Mario Fiumene scrive:

    Interessante argomento. Finché non saranno modificate le idee e non si porrà la persona al centro della salute, nulla cambia. Solo gli addetti

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